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Lettere per quando crescerai

Sono un appassionato di Baricco.
Sono un inguaribile romantico.
E sono innamorato di mia figlia.
La commistione tra queste tre cose mi ha portato a fare una cosa totalmente folle.
Praticamente da quando è nata, le sto scrivendo delle lettere.
Lettere che le darò un giorno, quando sarà grande.
Una lettera per ogni evento importante.
Quando ha camminato.
Quando ha detto la prima parola (papà, ovviamente).
Quando ha compiuto gli anni.
O semplicemente quando volevo raccontarle una cosa.
Le sto scrivendo a mano, su carta, le imbusto e ci scrivo sopra:
Da aprire solo quando….
E di volta in volta metto un quando diverso.
Quando sarai più grande.
Quando avrai 18 anni.
Quando sarai felice.
Quando avrai la prima delusione d’amore…
Forse è solo un mio gioco inutile, magari non apprezzerà o forse quando lo farò io non ci sarò già più.
Ma mi piace pensare un giorno di aprire un bauletto e rovesciarle addosso tutte le lettere che ho scritto e non le ho ancora dato.
Voglio tornare alla carta, a scrivere a mano.
A imbucare lettere nella cassetta rossa.
A leccare il francobollo e sentire il sapore di colla.
E a vedere il lento ingiallirsi della carta, che segue l’andamento degli anni e ne impreziosisce il ricordo.

Oggi ne ho scritta un’altra, per san valentino.
“Da aprire quando sarai innamorata di qualcuno, e non più del tuo papà.”
Buona lettura amore

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Incomprensioni linguistiche

– Mamma, lo sai che ho accompagnato papà a prendere la scarpa in garage.
– La scarpa?
– Si, la scarpa per far funzionare la lampada.
– …
– …
– la ciabatta, amore, non la scarpa.

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Che vuol dire ti amo?

– Papà che vuol dire ti amo?
– Vuol dire che ci tieni a quella persona e che non vuoi che le succeda mai niente di brutto.
– E se fa brutto?
– Allora cerchi di farla stare di nuovo bene.
– Vuoi il mio ciuccio?
– Si amore, ti amo anche io.

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Questo glielo ho insegnato io

In questa fase, Selina è una spugna e apprende ogni parola che sente in giro.

E ognuno vuol prendersi il merito di aver insegnato questo o quel concetto.

Un giorno Selina si gira, mi guarda e mi dice: “Ciao amore.”

E niente.

Io sono morto e rinato in quel momento.

Distrutto.

Annientato.

Vado verso la mia signora e le dico tutto felice: “Mi ha detto ciao amore!”

E lei, con aria di sufficienza e di superiorità mi dice: “Oh, si, glielo ho insegnato io.”

Smontato e un pò abbattuto, chiamo mia madre e ripropongo la scena di prima.

Mamma, tua nipote ha detto Ciao Amore.

E lei: “Ah si, glilo ho insegnato io l’altro giorno.”

Non capisco, ma soprattutto non capisco perche’ tutti si vogliano prendere il merito senza esaltare il fatto che la bambina a 18 mesi abbia detto una frase del genere.

Allora triste e solitario vado da Selina, la prendo in braccio e le dico: ciao amore, sei bravissima a dire tutte queste cose.

Lei mi guarda come solo una figlia innamorata del padre puo’ guardarti e mi dice: “cazzo.”

“Scusa amore?”

E lei, tronfia della sua nuova parola, ribadisce il concetto di cui sopra: “cazzo!”

E io invece di sconvolgermi, inizio a ridere e gongolare, non tanto per il concetto in se, ma perche’ pregusto lo scambio di accuse che voleranno a casa per chi NON vorrà prendersi la responsabilita’ di dire: questo non glielo ho insegnato io!!!

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GIORNO +211: LA PRIMA PAROLA NON SI SCORDA MAI

– A chi vuoi piu bene a mamma o a papá?
– A pippo baudo

Così recitava un pezzo di un famoso film degli anni 80, ma questa frase é un must per tutti i neo genitori.
Quale parola dirà per prima?
Generalmente si fa finta di niente, usando frasi tipo: “ma si, non mi interessa” – “l’importante è che inizi a parlare”.
Ma nel profondo, la nostra speranza é che dica “papà”.

O ancora meglio tipo “papà ti voglio bene”.
E la sottile sfida tra i genitori si gioca sui messaggi subliminali.
Tipo che mentre dorme le sussurri “papà” nell’orecchio.
O continui a dire: dove sta PAPÀ? Ecco PAPÀ!
Mettendo casualmente un fortissimo accento su papà.
E poi scendono in campo anche i nonni che patteggiano per la propria fazione: Dì papà a nonna.
Dì mamma a nonno.
La piccola si trova bombardata da piu fronti e identifica praticamente tutto con queste due parole.
È come se fosse una questione di onore e di casata, chi conquista la prima parola ha diritto a due territori a scelta e quattro carro armati rossi.
Io avrei voluto dicesse “curcuma” come prima parola, cosi giusto per non avere problemi a casa.
Ma sinceramente a me non interessa questa sterile discussione.

E’ più una messa in scena che bisogna fare, un gioco che va avanti dalla notte dei tempi, che prevede alla fine una simpatica presa in giro per quando sarà grande.

L’unica cosa certa è che qualunque cosa dirà, sarà un sogno da ascoltare.
E una notte, mentre siamo nel letto, Selina dorme nel suo lettino beata con il ciuccio in bocca.
Si gira e si lamenta, forse per i denti, forse perchè ha fame o ha fatto un brutto sogno.
La mia signora fa per alzarsi ma le faccio cenno di stare tranquilla.
Anzi le dico di mettersi i tappi, cosi da poter dormire senza doversi svegliare per ogni minimo rumore.
Mi avvicino al lettino e la guado, bellissima nel suo pigiamino rosa.
Lei con quegli occhioni grigi mi guarda fisso.

Smette di piangere.

Mi sorride.

Io sorrido.

E mi dice: “mamma”.


La guardo con amore.
La sua prima parola.
“Mamma”.
Mi guardo intorno.
La mia signora dorme.
Profonda.
Con i tappi.
Nessuno altro in casa.
Guardo Selina, le do un bacio e le dico: “Amore, questo sarà il nostro piccolo segreto, vero a PAPÀ?!”

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GIORNO + 63: LA BIMBA DELLE STELLE

Mia figlia ha tre mesi e inizia ad emettere piccoli suoni gutturali e a fare dei versi strani.

Ha degli occhi incredibilmente espressivi e sono quasi convinto che voglia dirmi qualcosa con quello sguardo e con quelle semi parole.

Ma non so cosa.

O forse si.

DIARIO DEL CAPITANO, GIORNO I

La missione per salvare il pianeta terra è cominciata.

Io, capitano Selina C. sono stata mandata indietro nel tempo per avvisare il genere umano che l’estinzione è vicina e che se non costruiremo un laser adatto, un asteroide colpirà la terra e la mia missione sarà fallita per sempre.

Sono tornata nel 2015, ma qualcosa è andato storto.

Sono stata impiantata nel corpo sbagliato, ho tre mesi e questi umani ancora non capiscono il mio linguaggio.

“gu..gu…gu…guuu”

“Amore, guarda, nostra figlia sta tentando di parlare. Ora le faccio anche io il verso: gu..gu..gu..”

“Idiota di un umano, non sto giocando. Il mondo sta per esplodere e io sono l’unica salvezza”

“Gugu… si, ancora… gugugu…”

“Ma perchè non mi capisci? Ascolta”

“Forse vuole il latte”

“Ma quale latte, voglio salv….”

“Ecco, così, bevi!”

Finito il pasto, la stanchezza del viaggio mi ha sopraffatta e mi sono addormentata. Ci proverò di nuovo domani.

DIARIO DEL CAPITANO, GIORNO VI

Ancora non riesco a farmi comprendere da questi umani.

Ho provato in tutti i modi, anche quelli più basilari, ma continuano a scambiare i miei versi per una sorta di gioco.

Ho deciso di provare con il linguaggio basilare per eccellenza, il codice morse.

“Punto, punto, punto, linea, linea, linea, punto, punto, punto”

Anche un cretino capirebbe.

“Amore, credo che nostra figlia abbia il singhiozzo!”

“Aaaaahhhhhh….. fuggite, sciocchi!”

“Povera, lo vedi come si agita? Questo singhiozzo deve essere fastidioso. Prepara la tisana”

“Non voglio quella maledetta tisana, è una sciacquatura di piatti. Voglio avvisare il mondo che il tempo a disposizione sta per fin…”

“Ecco, bevi, brava… lo vedi che è passato?”

Credo ci sia stato del sonnifero in quella che loro chiamano tisana, anche perchè alla fine sono nuovamente precipitata in uno stato catatonico che non mi ha permesso di portare a termine la missione.

DIARIO DEL CAPITANO, GIORNO XXI

Ormai sono allo stremo delle forze.

Ogni mio tentativo di farmi capire è servito solo a rimpinzarmi di latte e a farmi dormire.

Quelle che erano erano urla disperate sono state scambiate per coliche.

Ho cercato di imitare il suono dell’impatto di un asteroide ma mi hanno solo detto: “Brava, hai fatto il ruttino”

La missione è ufficialmente fallita.

La terra è destinata ad esplodere, per colpa mia e di questi due dementi che continuano a farmi gugugu.

Fortunatamente ero preparata a tutto questo e con onore ho escogitato un piano di fuga prima di farmi mandare indietro nel tempo.

Ho impiantato una capsula di cianuro nei denti, basterà aprirla e la farò finita con dignità.

Ora devo solo… o no… non ho ancora i denti… nooooooooooo

“Amore, la bambina piange disperata, credo abbia fatto la cacca!”

Si, credo sia più o meno questo quello che mia figlia mi vuole dire.

Ma solo il tempo ce lo dimostrerà.