Pubblicato in: Diario

Chi resta all’asilo?

All’asilo c’è Selina.
Lei non vuole mai entrare e poi non vuole uscire.
Quando la vado a prendere aspetto in un angolo, la guardo che sta già con lo zaino sulle spalle, seduta sulla sedia da sola.
Quando mi vede ride.
Poi piange.
Poi ride di nuovo e mi fa vedere le altre bimbe.

All’asilo c’è Emma.
Emma ride sempre.
È bella, bella, bella.
Ha quelle guance che ti fanno sorridere anche se non ti va.
Selina la abbraccia e dice: papà lei è amica mia.
Emma sorride, poi si gira e se ne va.

All’asilo c’è Aniwa.
Lei è per metà italiana e per metà Sud America.
Per metà pensa in italiano, per metà in inglese.
Però non parla in nessuna delle due lingue.
Selina dice che Aniwa ha la faccia chiusa.
In realtà vuol dire che ha la bocca chiusa perché non parla.
Anche se ha negli occhi una profondità e una sorta di tristezza che ti fanno tappare le orecchie per quanto urlano.
Oggi era seduta da sola sotto un albero.
Selina si è avvicinata e le ha detto: hai visto che è arrivato?

All’asilo ci sono io.
Ho le guance come Emma (ma molto meno bello).
Ho gli occhi tristi come Aniwa (ma molto meno belli).
E ho la solitudine di Selina.
Ho lo zaino sulle spalle, le gambe che penzolano dalla panchina troppo alta.
E mi guardo intorno dicendo: hai visto che è arrivato?
Ma solo rimasto da solo, gli altri sono già tutti andati via.

Pubblicato in: Diario

Selina de Filippo

Un giorno in un corso all’università con un grande Maestro, lui ci raccontò questo aneddoto:

“Una volta, sono andato a vedere Eduardo de Filippo a teatro. Era ormai vecchio e stanco. Uno degli ultimi Natale in casa Cupiello della sua carriera. A metà del secondo atto lui si ferma perchè ha un vuoto di memoria. Alza la testa, guarda il pubblico e una lacrima scende silenziosa sul suo volto. Tutti si alzano in piedi, iniziano a battere le mani come se fosse arrivato una divinità e lo acclamano a gran voce. Poi dalle quinte un giovane di scena gli passa la battuta e la piece va avanti. Sono tornato a casa con il cuore gonfio di emozioni.

Il giorno dopo, per la bellezza dello spettacolo e la bravura della compagnia sono tornato a vedere lo stesso spettacolo.

Solo che, a metà del secondo atto, alla stessa battuta del giorno prima, lui si ferma perchè ha un vuoto di memoria. Alza la testa, guarda il pubblico e una lacrima scende silenziosa sul suo volto.

Io non ci ho letto cattiveria, ma un grandissimo talento che ha trovato un altro modo per emozionare il pubblico e lo ripropone come se fosse un pezzo da copione” (Ferruccio Di Cori)

Ecco, questo è più o meno quello che succede la mattina portando Selina all’asilo.

Stamattina l’ho portata in macchina.

Per tutto il viaggio abbiamo cantanto, passando da Whisky il ragnetto a il coccodrillo come fa.

Sembrava tutto normale.

Poi siamo arrivati al cancello.

Se ci fosse stato cerbero a tre teste davanti l’ingresso dell’inferno avrebbe avuto senso disperarsi.

Invece il grande giardino e i bambini che giocano divertiti non fa pensare ad attimi di panico.

Selina no.

Per Selina è l’antro dell’abisso, un luogo dove fuggire per tornare tra le braccia paterne.

La lascio al maestro che la prende in braccio mentre lei scalcia e urla.

“Papà!!! Noo… Voglio aspettare papà!!”

Il maestro mi fa cenno di andare.

Mi giro e vado dritto fino alla macchina.

Oggi è più difficile degli altri giorni.

Mi fermo un attimo e giuro, mi scende una lacrima.

Mi si chiude lo stomaco e penso: io la vado a riprendere, la porto a casa e la faccio uscire a 23 anni.

Prendo il telefono e scrivo un messaggio ai maestri chiedendo di farmi sapere se e quando sarebbe stata tranquilla, per poter stare tranquillo anche io.

Non faccio in tempo ad uscire dal parcheggio che mi arriva una foto.

Selina salta e sorride insieme agli altri bambini.

Faccio uno sforzo per capire se è di oggi la foto.

Mi sembra sia vestita uguale.

Capelli legati uguali.

Scrivo ai maestri: ma come è possibile?

Loro mi dicono: fa sempre così, appena te ne vai finisce il pianto.

Io non ci leggo cattiveria.

Al di la di essere figlia di due attori, ci leggo un male per il distacco dai genitori.

Lo spezzare il legame con il padre.

Solo che vaffaxxxlo perchè non ridi e giochi anche quando sto per andare via invece di farmi prendere un infarto ogni mattina?

Ti amo Selina, ma sappi che se domani mattina rifai la stessa scena madre, ti mando a casa a piedi

(scherzo…. forse)

Pubblicato in: Diario, Pensieri

Il mio pianto utile

Squilla il telefono.
– pronto?
– salve sono del centro assistenza della lavatrice. Lei ha richiesto un intervento?
– si non funziona più.
– il problema è che i nostri tecnici sono tutti fuori e c’è una lista di attesa

Stappo il ciuccio da Selina.
Lei piange.

– scusi non ho capito, mi deve scusare ma la piccola di 10 mesi sta piangendo. Diceva?
– domani mattina le va bene l’appuntamento?
– grazie mille, a domani.

Brava amore, ora puoi ninnare.

Pubblicato in: In pratica, Pensieri, Primo Trimestre

GIORNO +40: I MIEI PRIMI 40 GIORNI

Finalmente sono passati.

Dicono che siano i più duri.

La chiamano la quarantena.

Dicono che i successivi siano peggio.

Gli amici ti dicono: eh, questa è la fase migliore, poi sarà peggio…

Il problema è che lo dicono per tutte le fasi!

Se non cammina, quando gattona sarà un dramma.

Quando gattona, appena cammina bene sarà un dramma.

Quando cammina, aspetta che inizi a chiederti i perchè…

E’ una vera e propria quarantena, in cui sei bombardato da mille informazioni diverse.

Intanto i tuoi ritmi sono completamente cambiati, in 40 giorni non sono riuscito a bere un caffè caldo appena fatto: ogni volta che lo verso mia figlia reclama attenzioni.

40 giorni ti servono per capire se sei pronto alla fuga o al fatto di avere per tutta la vita con te un essere che cresce e che per buona parte del tempo dipenderà da te.

Ma ti serve anche per guardarti allo specchio e capire che sei cresciuto tutto insieme, che ora hai una responsabilità in più e che non c’è solo la parte bella dei regali, del far vedere la piccola agli amici, dei giochi…. ma ci sono anche le poppate notturne, i pianti, le coliche, i pannolini….

I bambini sono meravigliosi quando sei lo zio.

Se sei il padre è un po’ più tosta.

Vedi i capelli bianchi (per chi li ha ancora) e vedi quella ruga che prima non c’era.

Ma se guardi bene, quella ruga è di espressione, di un sorriso che ti spunta quando la vedi e quando ti guarda.

Dopo 40 giorni inizia a seguirti con gli occhi, sorride senza denti e stringe con quelle ditine che sembrano sempre sul punto di spezzarsi.

In 40 giorni cresce in una maniera spaventosa, i vestiti che prima non le entravano ora le stanno piccoli. Capisci adesso perchè ti hanno regalato un quantitativo di vestitini con ancora l’etichetta. Tu farai lo stesso per il prossimo bimbo che nasce.

In 40 giorni impari a:

  • cambiare un pannolino in meno di 1’30”
  • preparare la pappa anche con gli occhi chiusi
  • ottimizzare i tempi di sonno, ossia addormentarsi subito in ogni angolo e in qualsiasi situazione
  • tagliare le unghie di un neonato mentre è distratto dal biberon
  • riconoscere quando un pianto è fame, uno è sonno, uno è caccapipìcolichette

Credo che nessuno stage ti dia tanto in così poco tempo.

Ma allo scadere dei 40 giorni, tutto prende finalmente un ritmo.

Anche la tua signora cambia, i livelli di ormoni nel corpo si regolarizzano e lei torna finalmente ad essere una donna normale e non una figura mitologica metà donna e metà incazzatura.

Se superi i primi 40 giorni, puoi finalmente dire: questa è la fase migliore.

Ora arriva il peggio…