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NIENTE PANICO – Nuova edizione!

E’ con orgoglio e commozione che vi presento la nuova edizione di Niente Panico.

Più storie, più consigli, più papà!

Vuoi fare un regalo ad un amico?

Stai per diventare papà e vuoi saperne di più?

Vuoi fare uno scherzo al tuo lui?

Regala e fai regalare NIENTE PANICO – Come sopravvivere alla paternità

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Mi scappa papà

In macchina con Selina.
– papà!
– eh?
– devo fare la cacca.
– oh no, Selina. Puoi tenerla fino a casa?
– non hai capito che me la sto perdendo?
– Si ho capito, ma tieni stretto il sederino, papà sta correndo.
– corri papà, perché poi sporco tutto
– No per carità. Vuoi che mi fermo?
– Si!

Cerco un posto ma è tutto aperto.
Trovo una siepe.
Butto la macchina in mezzo alla strada con le quattro frecce.

– sbrigati papà.
– un attimo, ste cazzo di cinture
– Che hai detto?
– Niente amore, non ti ci mettere pure tu… Ecco ti ho slegata. Dai corriamo.

Tira giù tutto, posizione strategica.
Sforzo.
Prooot.

– ahahah ho fatto solo la puzzetta. Ho fame, andiamo a casa?

Schiavizzato da una cosa di un metro scarso.

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Lettere per quando crescerai

Sono un appassionato di Baricco.
Sono un inguaribile romantico.
E sono innamorato di mia figlia.
La commistione tra queste tre cose mi ha portato a fare una cosa totalmente folle.
Praticamente da quando è nata, le sto scrivendo delle lettere.
Lettere che le darò un giorno, quando sarà grande.
Una lettera per ogni evento importante.
Quando ha camminato.
Quando ha detto la prima parola (papà, ovviamente).
Quando ha compiuto gli anni.
O semplicemente quando volevo raccontarle una cosa.
Le sto scrivendo a mano, su carta, le imbusto e ci scrivo sopra:
Da aprire solo quando….
E di volta in volta metto un quando diverso.
Quando sarai più grande.
Quando avrai 18 anni.
Quando sarai felice.
Quando avrai la prima delusione d’amore…
Forse è solo un mio gioco inutile, magari non apprezzerà o forse quando lo farò io non ci sarò già più.
Ma mi piace pensare un giorno di aprire un bauletto e rovesciarle addosso tutte le lettere che ho scritto e non le ho ancora dato.
Voglio tornare alla carta, a scrivere a mano.
A imbucare lettere nella cassetta rossa.
A leccare il francobollo e sentire il sapore di colla.
E a vedere il lento ingiallirsi della carta, che segue l’andamento degli anni e ne impreziosisce il ricordo.

Oggi ne ho scritta un’altra, per san valentino.
“Da aprire quando sarai innamorata di qualcuno, e non più del tuo papà.”
Buona lettura amore

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QUANDO SARAI GRANDE

Mi mancherà sentire che mi chiami appena sveglia

che ti affacci dal letto e mi sorridi da dietro al ciuccio.

Che quando ti vesto ci metto due ore

perchè scappi in continuazione

ma quando ti tolgo la maglietta

vuoi stare abbracciata perchè ti piace il contatto.

Mi mancherà lavarti il viso la mattina

mentre ti passo la mano bagnata

e tu fai un suono dalla bocca

e io batto il palmo sulle tue labbra

e facciamo come fanno gli indiani.

Poi prendo il pupazzo di tela

e ti asciugo facendo finta di mangiarti.

Quando sarai grande mi mancherà l’innocenza dei tuoi baci

e del dire: ti sono mancata eh?

Del lattuccio sul divano

e dei calci che mi dai da sotto il tavolo quando mangiamo.

Stai crescendo a vista d’occhio,

e ogni giorno mi sembri sempre più grande.

Mi mancherà averti piccola.

Ma per me lo sarai sempre.

E mi godo ora ogni singolo momento

per ricordarmi che quando sarai grande

io sarò sempre il tuo Papino speciale

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I bambini sono cattivi?

Arrivo all’asilo di Selina e la trovo che gioca sul dindolò (come lo chiamate voi? Quello che ha un perno centrale e due posti per sedersi ai lati… va beh).
E’ da sola e si spinge a velocità incredibile.
Ride.
Mi avvicino e le dico che dobbiamo andare.
“Aspetta papà. Sto finendo. Ancora un minutino”
E continua nella sua corsa sfrenata.
Ad un certo punto arrivano due bambini più grandi.
E per più grandi intendo 5 anni, non di più.
Hanno un secchio a testa pieno di pietre grosse.
Uno ha gli occhi blu intensi e l’altro è magro magro.
Occhi blu si avvicina e dice.
“Scendi, questo gioco è nostro”
E io:
“Ma no, ci giochiamo a turno, che dici?”
“No”
“E perchè no?”
“Perchè l’ho detto io”
“E chi saresti tu?”
Si, ok, mi metto a discutere con un bimbo di 5 anni.
Ma non volevo far credere a lui che questa fosse la strada giusta e tantomeno a Selina che dovesse cedere così.
Si avvicina l’altro magro magro.
“Ho detto vai via, altrimenti”
E prende un sasso in mano,
Mi metto davanti a Selina, che intanto continua a giocare, ma un pò più lentamente.
“Hey, metti giù quel sasso. Mica vuoi fare del male a qualcuno”
“Si, a lei se non scende”
Ecco.
Ora per la sacra scuola di Hokuto ho dovuto chiedere a tutte le stelle del cielo di darmi la forza per non lanciare il bambino al di la della stratosfera.
“Lo sai che non si minacciano le persone con i sassi, e neanche con le parole”
Respira.
“Io faccio come mi pare”
E lancia il sasso non in direzione di Selina (bontà sua) ma da una parte a caso.
Mi avvicino ma prontamente arriva una maestra che dice: “E voi che ci fate con questi sassi? Forza, a metterli subito a posto”.

Non conosco i genitori di questi bambini.
Ma mi chiedo se sappiano di questi atteggiamenti.
Se a 5 anni fanno così e la passano liscia, perchè non farlo a 20 o a 40?
Se un sasso può farti scendere da un gioco, perchè un coltello non può darti i soldi di un altro?
Sto esagerando, lo so, ma è in questo momento che si forma una persona, a questa età si costruisce il carattere del futuro.

E allora mi domando, è questo il futuro che devo aspettarmi?

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Il taglio delle unghie

IL TAGLIO DELLE UNGHIE

Lo continuiamo a rimandare.
Dai, facciamolo quando dorme.
Oh no, me ne sono dimenticato.
Va beh, domani ormai.
Poi però la decenza supera l’imbarazzo.
E con la mia signora ci si guarda negli occhi.
“Queste unghie vanno tagliate”
“Si, hai ragione, rischia di farsi male”
“Bravo”
“Grazie”
“Eh…”
“Che..?”
“Chi lo fa?”
“Ah, non lo facevi tu?”

E andiamo avanti così fino al giorno dopo.
Il problema vero è che Selina, come avvicino il tagliaunghie, urla come una disperata, neanche usassi tronchesine per portar via la prima falange.
Quindi ci facciamo forza.
Entriamo in camera, ne troppo presto altrimenti si sveglia, ne troppo tardi altrimenti si sveglia.
Io con la torcia del cellulare.
La mia signora con in mano il tagliaunghie rosa.
Come agenti della CIA strisciamo a terra fino al suo lettino.
Dorme ancora.
Accendo la luce del cellulare e la punto solo sulla sua mano destra.
Prima unghia.
Il rumore del taglio la fa muovere.
Spengo il cellulare.
Ci buttiamo a terra.
Tutto tace.
Il respiro torna normale.
Continuiamo con l’operazione.
La prima mano è fatta, ora manca la seconda.
Solo che Selina è da un lato e quindi l’altra mano è sotto il cuscino.
Quindi alzo il cuscino, punto la luce sulla mano, mentre ci incastriamo con la mia signora per non pestarci i piedi.
Il cellulare mi scivola dalla mano e il fascio di luce colpisce esattamente gli occhi della piccola.
Con il piede copro la luce, con l’altra mano le chiudo gli occhi.
Anche l’ultima unghia cede.
Ce l’abbiamo fatta.
Ci guardiamo soddisfatti, spegniamo la luce e restiamo li a guardarla.
Bella, addormentata e con le unghie corte.
La prossima volta sarà più facile.
Ci diciamo.
La prossima volta.

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Chi resta all’asilo?

All’asilo c’è Selina.
Lei non vuole mai entrare e poi non vuole uscire.
Quando la vado a prendere aspetto in un angolo, la guardo che sta già con lo zaino sulle spalle, seduta sulla sedia da sola.
Quando mi vede ride.
Poi piange.
Poi ride di nuovo e mi fa vedere le altre bimbe.

All’asilo c’è Emma.
Emma ride sempre.
È bella, bella, bella.
Ha quelle guance che ti fanno sorridere anche se non ti va.
Selina la abbraccia e dice: papà lei è amica mia.
Emma sorride, poi si gira e se ne va.

All’asilo c’è Aniwa.
Lei è per metà italiana e per metà Sud America.
Per metà pensa in italiano, per metà in inglese.
Però non parla in nessuna delle due lingue.
Selina dice che Aniwa ha la faccia chiusa.
In realtà vuol dire che ha la bocca chiusa perché non parla.
Anche se ha negli occhi una profondità e una sorta di tristezza che ti fanno tappare le orecchie per quanto urlano.
Oggi era seduta da sola sotto un albero.
Selina si è avvicinata e le ha detto: hai visto che è arrivato?

All’asilo ci sono io.
Ho le guance come Emma (ma molto meno bello).
Ho gli occhi tristi come Aniwa (ma molto meno belli).
E ho la solitudine di Selina.
Ho lo zaino sulle spalle, le gambe che penzolano dalla panchina troppo alta.
E mi guardo intorno dicendo: hai visto che è arrivato?
Ma solo rimasto da solo, gli altri sono già tutti andati via.

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ANDIAMO AL VASINO, BEPPE!

9 luglio 2006
Finale dei mondiali
Grosso al dischetto per l’ultimo rigore.
Ecco, questa è la tensione che c’è dentro casa nostra, guardando Selina che studia il vasino.
Sono giorni che ci gira intorno, lo guarda, lo analizza e lo disprezza.
Ma la regola in casa è stata tassativa:
“Mi dispiace amore, sono finiti i pannolini. Ovunque.”
“Ecco papà.”
E si presenta con in mano il pacco di pannolini che avevo nascosto.
Non sono mai stato troppo bravo a giocare a nascondino.
“No, amore, questi sono… vecchi. Non vanno più bene.”
“Certo, certo.”
L’arbitro mamma mette il vasino al centro della stanza.
La tensione è palpabile.
Dagli spalti dietro il divano i 4 nonni trattengono il fiato.
Striscioni con scritto “FALLA BENE, FALLA TUTTA” restano sospesi a mezz’aria in attesa del bomber.
Ed eccola che apre la porta.
Selina studia il campo.
Mi guarda e dice: “Papà. Pipì.”
“Amore, lo sai, i pannolini sono finiti. C’è il vasino.”
Il vasino.
Il vasino.
Il vasino.
La parola riecheggia nella stanza, come un mostro antico da sconfiggere e domare.
Selina accenna un pianto.
Nonna 1 è già pronta a scattare con il pannolino il mano, ma Nonno 3 la blocca e le fa cenno di no.
“Deve farcela da sola, è grande ormai.”
Lieve gesto di intesa e la partita riprende.
Selina con uno scatto di reni improvviso prende e si siede sul vasino!
Oh no.
Non abbassato i pantaloni.
Rischio squalifica.
L’arbitro mamma blocca l’azione e repentina chiama il cambio.
Fuori pantaloni e mutande, dentro vasino.
Ci siamo.
Tutto è pronto.
E al suono del “plin plin” un urlo di gioia si spande per casa.
E’ fatta! E’ fatta!
Campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo.
La sua prima pipì ufficiale nel vasino.
Abbracci, baci, pacche sulle spalle.
Io e la mia signora ci guardiamo, distrutti e soddisfatti e dalla distanza accenniamo un piccolo “si” con la testa.
I nonni aprono il portafogli e iniziano a decidere che regalo comprare.
Selina è spiazzata, non capisce ma sorride seguendo l’onda di emozione.
Ha segnato un gol importante, un gol che la fa accedere di diritto nel mondo dei grandi.
E nel tripudio generale, tra foto e risate, si sente solo la voce sussurrata di Selina.
“Papà, cacca….”

To be continued

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NIENTE PANICO – IL LIBRO

E’ un piccolo sogno che si realizza.
Da oggi finalmente è in tutte le librerie il libro NIENTE PANICO – Come sopravvivere alla paternità, edito da Edizioni Ultra.

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Vederlo sullo scaffale è una emozione.
Pensare a quando lei capirà che vuol dire tutto questo, mi fa commuovere.
Se vi va, passate a prenderlo, o ordinatelo su amazon cliccando qui
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ALLA RISCOSSA!

ALLA RISCOSSA!

Premetto che sto dormendo da un po’ perchè Selina la notte si sta assestando.
Quindi di conseguenza ho molto tempo da perdere.

Detto questo, c’è un cartone che vede Selina e che mi diverte molto.
Si chiama Squadra della Giungla.
In realtà lei non lo vede tantissimo, sono io che mi metto li e lo guardo dicendo: “Uh amore, vedi? C’è la giungla. Guardiamolo insieme”.
Poi lei si mette a fare le costruzioni e io resto incollato alla tv.
Comunque c’è questo gruppo improbabile di animali che salva la giungla da una serie infinita di pericoli.
Sembra come Jessica Fletcher, in un paesino minuscolo muoiono miliardi di persone.
Qui in un’isola deserta ogni volta succede qualcosa di catastrofico.
La squadra è composta da un pinguino che si crede una tigre.
Si, un pinguino che si crede una tigre.
Tanto è vero che si tinge di arancione per sembrare una tigre.
Ed è campione di kung fu.
Va beh.
Poi c’è suo figlio adottivo, un pesce dentro una ampolla.
Anche lui si tinge per sembrare una tigre.
Aspe, non è finita.
C’è un gorilla enorme che picchia tutti, un pipistrello donna che ha paura del buio e vive solo di giorno e un coso strano con gli occhi enormi e mille tic che ho scoperto ora essere un tarsio.
Ora non credevo esistessero i tarsi (come sarà il plurale? Tarsii?), ma soprattutto non credevo lo mettessero in un cartone animato.
Riprendendo però la premessa iniziale, volevo sapere dov’era ambientato questo cartone.
Cerco su internet ma nessuno ne parla.
E allora inizio una piccola ricerca.
Scrivo “isole del mondo” ed escono milioni di isole e isolette.
Poi restringo il cerchio e scrivo “isole vulcaniche nel mondo” e qualcosa si muove, anche se continuano ad essere troppe.
Allora provo al contrario.
“Pinguini che possono vivere su un’isola vulcanica”.
E scopro che il capo della squadra della giungla è uno Spheniscus demersus, ossia un pinguino dai piedi neri che può vivere su un’isola vulcanica e che generalmente si trova in sud africa.
Ok, abbiamo un’area un po’ meno vasta del mondo intero.
Mi frega però una cosa: cerco l’habitat del tarsio, ma scopro che vive solo nelle filippine o nel sud est asiatico.
Accidenti.
Crolla tutto.
Ma non demordo.
Cerco isole vulcaniche disabitate sud africa.
Ne esce una, con conformazione identica a quella della sigla del cartone.
Si chiama Tristan da Cunha, (da leggere con musica di super quark, n.d.r.) un remoto arcipelago dell’Oceano Atlantico meridionale che della sua isola principale. È distante 2431 km da Città del Capo e 3415 km da Montevideo.
Appartiene al territorio britannico d’oltremare di Sant’Elena, situata 2172 km più a nord.
L’arcipelago di Tristan da Cunha è composto dall’omonima isola principale (98 km²) e da una serie di isole disabitate: l’Isola Inaccessible, le Isole Nightingale e l’Isola Gough (situata a 395 km a sud est dell’isola principale).
La cosa bella è che sull’isola sono presenti pinguini, scimmie e pipistrelli.
Mi manca sto cavolo di tarsio.
Ma anche in questo caso viene in mio aiuto l’amico Wiki.
Scopro che nel 2011 una nave piena di animali esotici proveniente da oriente è affondata vicino la costa dell’isola, riversando in mare il petrolio del motore e ovviamente gli animali presenti dentro.
Ed ecco qui la squadra della giungla al completo!
Ora, tutto questo non posso raccontarlo a Selina, ma neanche alla mia signora che mi potrebbe dare del pazzo.
Ma non sono pazzo.
Ho solo un po’ di tempo da perdere perchè finalmente sto dormendo.
Ok, sono pazzo, ma ora non ditemi che non vi ha incuriosito questa storia.
No?
Certo, se ve la raccontava Alberto Angela allora si.
Come dite?
Sto parlando da solo?
Ok, allora sono veramente pazzo.