Pubblicato in: Consigli, Diario, In pratica, Pensieri, Terzo Trimestre, ultimo mese

Giorno 270: Last, but not least 

L’ultima notte.

Domani, a quest’ora, avrò dentro le orecchie il suono di mia figlia che urla perché ha fame/sonno/pannolinodacambiare.
E io imparerò a riconoscerla tra mille urla di altri figli che hanno fame/sonno/pannolinodacambiare.
Rpienso a quando nove mesi fa tutto è iniziato, e non ci sembrava vero.
A quando quella barretta è apparsa e abbiamo fatto finta di niente, perché non ci credevamo davvero.
A dirla tutta non ci credo davvero nemmeno adesso, e, forse, non ci crederò finché non la vedrò, o forse finché non avrà 18 anni o un figlio tutto suo.
Mi volto indietro e provo a ripercorrere questi nove mesi, che sembrano una infinità mentre invece sono arrivati in un lampo.
Rivedo la mia signora che dorme sul divano per i primi tre mesi, che non riesce a mangiare niente perché le viene la nausea; l’accenno di pancia, che piano piano fa capolino e che alla fine non riesci più a nascondere.
Gli abbracci degli amici che lo scoprono solo ora.
La schiena che fa male, la macchina che fa male, le scale che fanno male, i pesi che fanno male…
Le risate, i sogni, i pensieri, le paure e le prospettive.
Speriamo sia bella come te ma abbia il mio carattere, perché al contrario sarebbe un mostro!

Soprattutto, ripenso alle 5 cose che mi hanno salvato la vita durante l’incintitudine:

1 – IL CUSCINO A FAGIOLO

La prima cosa da comprare, assolutamente. Il costo è irrisorio ma la resa è fantastica.
E’ un cuscino a forma di fagiolo (ne esiste anche una versione più lunga che arriva fin dietro la testa); si infila tra le gambe e sotto la pancia, per sostenerla. Diventerà l’amante ufficiale della vostra compagna.
Ora, non siate gelosi, non strappate la federa, è solo un cuscino.

2 – INTERNET

Per un ansioso come me, avere a portata di mano tutto lo scibile umano sulla puericultura ha in parte sedato la scimmia urlatrice che c’è nel mio cervello e che urla: SCAPPAAAA!
Il problema è che sappiamo la conformazione chimica di plutone, ma non abbiamo un’idea precisa di come crescere un figlio.
Ogni parere è diametralmente opposto all’altro, senza possibili incontri al centro.
Chi da loro l’acqua, chi assolutamente no.
Chi “deve dormire da solo”, chi assolutamente no.
Chi “deve piangere”, chi…
In questo marasma, più leggo, più sento in lontananza un urlo di scimmia che si avvicina…

3 – AMAZON.IT

Ho scoperto un mondo inesplorato, in cui tutto è possibile.
Comprare online prodotti per i bambini fa risparmiare tempo, soldi e fatica e regala la sicurezza di ottenere ogni acquisto dentro casa “entro 3-5 giorni”.
Ho comprato il trittico passeggino e culla, i vari tipi di biberon, volevo comprare anche i vestiti, poi ho riflettuto bene.
Per molte cose c’è Amazon, per tutto il resto ci sono…

4 – I PARENTI

Il 90% di noi ha amici o parenti che hanno partorito da poco e che non vedono l’ora di regalarti tutto il guardaroba e l’attrezzistica comprata inutilmente quando aspettavano il loro primo figlio.
Anche se i vestiti sono da uomo e tua figlia è una femminuccia, tenteranno di metterti giù la cosa come una comoda alternativa alla schiavitù della moda moderna.
Unico rischio: ritrovarsi con 3 culle, 20 completi di tulle rosa uguali e nessun ciuccio.

5 – GLI AMICI

Sono quelli che ti salvano dal crollo psicologico, dandoti tutti i consigli del mondo, senza ovviamente avere neanche l’ombra di un figlio.
Sanno tutte le leggende metropolitane sui figli, ogni storia o fatto è narrato come verità imprescindibile.
Il tutto, però, accompagnato da una bella birra, che aiuta a raccontare le storie.

Ora, non ci resta altro che aspettare, e capire cosa succederà dopo.

Annunci
Pubblicato in: Diario, lettera, Pensieri, poesia, ricordo, ultimo mese

Giorno 270 – Lettera a mia figlia

Ogni tanto mi fermo e penso a come crescerai.
Non sono spaventato, sono curioso, incredibilmente curioso.
Curioso di sapere che faccia avrai, che capelli, che occhi ma, soprattutto, curioso di sapere cosa penserai, quale sarà il tuo colore preferito?
Il tuo piatto preferito?
Cosa preferirai, il mare o la montagna? (spero la montagna, io odio il mare).
Sono curioso di vederti prendere il latte, di cambiarti il pannolino mentre tu ridi perchè non lo so fare.
E poi di vederti gattonare per casa, tirando giù gli oggetti che trovi sul tuo cammino.
Quando dirai la prima parola, cosa dirai? Papà, mamma?
Io vorrei che tu dicessi una parola strana, quindi starò tutto il giorno a sussurrarti all’orecchio: “saggina…”, per poter dire agli amici: “Sai che la prima parola di mia figlia è stata saggina?
Fino a che un giorno, tutta da sola, prenderai la forza e ti alzerai, guardando il mondo da un altro punto di vista, e farai quel primo passo.
E poi un passo e poi un altro, fino a che non girerai da sola.
Poi ci saranno i perchè.
La mia fortuna è che tu sei nata nell’epoca di internet, quindi, quando chiederai, saprò risponderti, connessione permettendo. Anche se alla fine scoprirai che puoi risponderti da sola, che non hai bisogno di un papà, che il tuo uomo è un altro, che ti riempirà il cuore fino a spezzartelo.
E io sarò lì, con la scopa e la colla, per rimettere insieme i pezzi di una vita che ormai sta andando sempre più lontano.
Passo dopo passo.
Fino a vederti un puntino lontano, con un altro uomo che, incredibilmente, assomiglia a me, ma con molti meno anni (e decisamente molto meno bello!), mano nella mano, con un pancione grosso come quello di mamma adesso.
E amerai un figlio, come noi abbiamo amato te, e lì capirai cosa è stato averti e farti percorrere la tua strada.
Così, ti girerai e ci guarderai, specchiandoti in noi, mentre tuo figlio fa il primo passo…
Buona vita, per tutta la vita.
Papà

Pubblicato in: Diario, In pratica, Pensieri, Terzo Trimestre, ultimo mese

Giorno 268 – Guida in stato di Gravidanza

Io sono di Roma.

Non so esattamente come funzioni nelle altre città ma, a Roma, guidare non è semplicissimo.
Per prendere la patente a Roma devi fare degli esami diversi perchè guidare per le strade di Roma ti rende un uomo diverso.
Ho visto monaci tibetani trasformarsi in orribili orchi mentre cercavano parcheggio nelle vie della capitale.
Se si va a meno di una certa velocità si rischia il pubblico linciaggio.
Se si supera a destra, si viene ricoperti di insulti.
Per non parlare di sanpietrini, buche e dossi che si trovano ogni dieci metri.
Poi ovviamente ci sono le doppie e terze file, ognuna con il suo parcheggiatore che smista la folla.

Non tutti, per esempio, hanno in dotazione le frecce, questo crea un po’ di disordine nel capire dove quello davanti a te stia andando.

Ma soprattutto, a Roma, l’originalità delle risposte è il punto forte:

  • “Mo che hai sonato, canta.” (Ora che hai premuto sul clacson, prova a cantare sulla stessa tonalità).
  • .”..e de tu nonno!” (Tipica risposta ad una imprecazione romana che prevede il richiamo degli avi del guidatore di fronte)
  • “Nun t’accollà, tanto nun te la do!” (Non avvicinarti così tanto al retro della mia autovettura, potremmo farci del male.)

Ora, con queste premesse, pensatemi su una punto blu con accanto una donna incintissima che soffre ad ogni minimo sobbalzo.
Ho ricevuto più minacce di morte negli ultimi mesi che in trentun anni di vita.
E siamo sotto doppio attacco!
Dietro c’è chi vorrebbe lapidarti se non acceleri, accanto, hai una donna incinta che minaccia di staccare parti del tuo corpo se non vai piano.

Così, con le quattro frecce e una media di 10 km/h mi incammino verso casa, pieno di calma, pazienza, e tanta speranza.

Un signore con il bastone mi supera in velocità e mi saluta sorridendo.

L’unica, magra, consolazione sta negli occhi di quei padri che ti superano, che alzano il braccio per indicarti la via per quel paese ma poi vedono lei, con il suo pancione e ti guardano, con quel misto di comprensione e compassione, come a dire: vai fratello, sei tutti noi.

Pubblicato in: Consigli, Diario, Pensieri, Terzo Trimestre, ultimo mese

Giorno 264: I consigli degli amici

Ad una settimana dal grande evento, parte il conto alla rovescia e si ingigantiscono anche paure e ansie.
Sei li che mangi un panino, quando arriva tua madre e ti dice:
“Beh, ci pensi che questo è l’ultimo Week End in due? Poi sarete in tre.


Panico

Ok, respira. Respira.

Non avevi calcolato la cosa da questo punto di vista.

Ringrazi tua madre cercando di ricordare che i suoi avi sono anche i tuoi, quindi non puoi prendertela con loro, e ricominci a prendere colore.
E questa settimana sarà l’ultima di tante cose.

L’ultimo lunedì, l’ultimo pranzo del martedì, l’ultimo cinema del mercoledì.. in due.
Pensi che possa esser una buona idea incontrare qualche amico raccontargli i tuoi pensieri.

Ecco le 5 tipologie di amico che ti danno consigli sui figli

Il catastrofico

E’ quel tuo amico, sui quaranta, non vuole ancora sentir parlare di famiglia, affetti, storia, relazione… Parole come “convivenza”, “fidanzata”, “amore” sono tabù per lui.
Quelle che ti dirà, saranno solo parole di puro terrore:
Ma che sei pazzo? Perchè lo hai fatto? Ti hanno minacciato? Dimmelo che ti salvo io!”.
Non è possibile intavolare un discorso costruttivo con lui ma il lato positivo è che è sempre disponibile per una birra e due chiacchiere (che non prevedano la parola figli).

L’esaltato

E’ quel tuo amico che non vede l’ora di diventare padre e tutto per lui potrebbe essere meraviglioso, se solo avesse una piccola creatura da amare.
Il mondo è il posto giusto dove far crescere un figlio, un piccolo batuffolo profumato che vuole solo amore.
Ogni tuo dubbio verrà immediatamente sedato dai suoi discorsi e, se non bastasse, ti mostrerà le foto di bambini sorridenti (presi da internet, perchè lui non è ancora padre)

L’ansiogeno

E’ quello che ti crea solo ed esclusivamente ansia, dandoti consigli generici tipo il TG4 d’estate.
Dormi ora che puoi.” – “Piangerà tutto il tempo, come farai con i vicini?” – “Oddio, hai comprato tutto quello che c’era da comprare?
Per lui non sarai MAI pronto alla paternità, sarai sempre venti passi indietro e ti mancherà quella cosa essenziale per la buona crescita di un figlio.

Il poeta

E’ quello che vede il rosa in tutto. Diventare padre è come far sbocciare una rosa in un campo in cui tu sei il giardiniere e per farla crescere devi curarla e innaffiarla ogni singolo istante, con sole e amore.
Non aiuta molto a districare i tuoi dubbi ma sicuramente scatta l’applauso ogni volta che finisce una frase.

Il saggio

E’ l’unico che ha figli e che può dirti realmente quello che c’è da fare.
Si esprime, però, in maniera criptica, come se non volesse fare spoiler di ciò che succederà nella prossima puntata.
Finisce le sue frasi con: “Beh, questo poi lo vedrai… Capirai più avanti quelli che ti sto dicendo… Non ti rovino la sorpresa…

Forse è la rivincita che hanno tutti i neo-padri rispetto ai consigli che gli hanno dato prima.
Vedremo se tra qualche tempo, toccherà a me.

Pubblicato in: Diario, lettera, Pensieri, ricordo, ultimo mese

Giorno 256 – I’m not superman

Sulle note della sigla di SCRUBS mi fermo a pensare a cosa sia un padre.

O meglio: quando si diventa realmente padre?

Per una donna credo sia più semplice: vive realmente la maternità, ha nove mesi in cui sente crescere dentro di sé una nuova vita che si muove, tira calci e crea cambiamento.

So che può sembrare brutto da dire, ma un uomo vede semplicemente la propria compagna ingrassare.
È una verità scomoda, donne, ma qualcuno doveva pur dirla.

L’uomo si fa una idea della paternità, chi prima, chi dopo, ascoltando gli altri, sentendo il proprio padre, accogliendo i consigli.
Anche se principalmente i consigli puntano a mettere ansia.
Eh, devi dormire ora che puoi. Ti cambierà la vita, non potrai più fare le cose che facevi prima. Tutto sarà diverso…
Ma tu hai figli?
No. Ma si sa.

E invece non si sa nulla (a parte il fatto che il sonno non si accumula in una specie di banca, pronto a essere prelevato all’occorrenza).
Non sappiamo come comportarci, cosa fare o come agire.
E il pensiero fisso è una psicologa, quando lei sarà più grande, che ti fissa e dice “forse c’è un conflitto genitoriale, lei come si considera come padre?”
Ma soprattutto, mi fermo a pensare a mio padre, al fatto che per ogni singola cosa io possa chiamarlo e chiedergli un aiuto.
Dal mobiletto del bagno, a dipingere una parete, dal rubinetto che perde, ai cavi per riavviare la macchina, lui sa cosa fare.
E non ha neanche wikipedia a disposizione.

Quindi mi chiedo: quando si smette di essere figli e si diventa padri?
Quando saprò far tutto in modo che mia figlia possa dire: papà mi aiuti a…?
Tutto sommato, credo che questa gravidanza serva anche a noi, perchè ci mette di fronte al dover fare un po’ di tutto.
Dobbiamo rimettere a posto la casa e fare spazio, costruire mobili nuovi, tinteggiare le pareti di rosa.
Dobbiamo riaggiustare quella perdita del lavandino che era lì da anni, perchè dopo non avremo tempo per farlo.
Ormai sappiamo cucinare, pulire e lavare per terra.
E la paura di restare senza macchina per qualunque emergenza, ci spinge a conoscerne ogni singolo pezzo nell’eventualità di doverlo sostituire da soli.
Quindi, a conti fatti, la gravidanza è come un master di nove mesi su come diventare padre, non solo per la nostra bambina, quanto per noi.

E allora, non resta che goderci questo periodo di formazione, crescere con lei e aspettare il nostro attestato di partecipazione stampato negli occhi di nostra figlia.

Pubblicato in: Alimentazione, Consigli, Cosa Mangiare, In pratica, Ricette

Ricette per futuri papà: Pane senza Lievito (Chapati)

Visto che di suo, Lei, sta lievitando, ho deciso di provare qualche ricetta veloce, pratica e senza l’utilizzo del lievito.
Anche perchè, non ho sempre il tempo di uscire di casa all’ultimo momento per fare la spesa, mi serve quindi qualcosa di immediato e che si possa facilmente farcire.

Ho trovato una ricetta incredibilmente semplice per fare i Chapati, un tipo di pane tipico della cucina indiana, diffuso in gran parte dell’Asia meridionale, in alcune aree del Medio Oriente, e in diversi paesi dell’Africa orientale, inclusi Kenya eTanzania (non è tutta farina del mio sacco, viene da wikipedia!)

Ingredienti per 5 o 6 Chapati

250 gr farina
100 gr acqua tiepida
sale q.b.
olio q.b.

Basta.
No, dico, basta.
Niente sale verde preso da una montagna incantata sotto l’occhio di Sauron o cose del genere.

Preparazione

Mettete l’acqua sul fornello, non deve bollire, solo scaldarsi.
Intanto, mettete in una ciotola capiente la farina e una manciata di sale.
Piano, piano aggiungete l’acqua e iniziate a girare con un mestolo di legno.
Girate finchè non si stacca dalle pareti della ciotola la farina, poi trasportate tutto su un ripiano infarinato.
Impastate bene per qualche minuto, in modo da far inglobare molta aria.
Fate delle palline della grandezza di una palla da tennis e cospargetele di farina.
Stendete le palline con un mattarello fino a renderle sottili.
Mettete sul fuoco una padella e, quando sarà ben calda, metteteci sopra il vostro Chapati.

Se avete fatto tutto bene, lo vedrete gonfiarsi.

Giratela una volta dopo un paio di minuti, basta comunque controllare il colore: quando diventa dorato è pronto.

NOTA PER I PADRI: Veloce, rapido, comodo.
E’ come una piadina, potete riempirla con qualunque cosa avete in frigo, sia dolce che salato.
Vi risolverà tante situazioni, credetemi…

Pubblicato in: Diario, Pensieri, poesia, ricordo

Giorno 148 – La legge del contrappasso

– Tanto in vita hai amato le donne, tanto avrai una figlia femmina – 

Non credo ci sia una correlazione studiata scientificamente, ma se una delle tante università americane perdesse un po’ di tempo ad analizzare questa cosa, sicuramente ci sarebbe un riscontro preciso.
Appena saputo che era femmina, ho fatto i salti di gioia, ho visto tutto rosa e il mondo mi è sembrato subito un posto migliore.
L’ho vista che mi abbracciava e mi amava come nessun’altra, chiamarmi “papino” con i suoi occhioni e ho visto me cedere a ogni sua richiesta, sciolto sotto i colpi bassi dei suoi capricci.
E poi, l’ho vista crescere, allontanarsi da me e iniziare a vivere la sua vita, in un mondo pieno di uomini maiali che vogliono tutti la stessa cosa.
Uomini che la fanno soffrire, che non vogliono rapporti seri perchè “esco ora da una storia importante”, uomini che in discoteca si avvicinano con gli occhiali scuri (dentro il locale) e dicono: “hey bimba, vuoi uscire con me?“, e questo lo so, figlia mia, perchè li conosco gli uomini così. Ne sono circondato!
Sono tutti così.
Tranne papà.
E poi, ho visto la prima cotta, che sarà il vero amore della sua vita, che durerà una settimana, per lasciare il posto al pianto disperato di una eternità distrutta, almeno fino al prossimo amore.
E poi l’ho vista entrare in casa nostra, con lui per la prima volta, mano nella mano:
Papà, lui è X
Chi sei tu? Fuori da questa casa! ho pensato, ma poi ho detto
Ciao, entra…
Avranno già fatto l’amore? Oddio, la mia piccolina!

CONSIGLIO PER I PADRI:
Ok, calmi. Tranquilli.
Ci sono ancora molti anni prima che succeda tutto questo e sicuramente la clausura non può essere una alternativa valida ad una vita socialmente normale (forse, anche io ci sto seriamente pensando).
Tutti abbiamo fatto le stesse cose, siamo sette miliardi al mondo, ogni generazione da spazio alle altre e così via fin dalla notte dei tempi.
E allora l’unica cosa che ci resta da fare è godersi totalmente questi anni in cui saremo noi gli uomini da amare e da presentare a casa, fino a che arriverà il vero amore e noi lo prenderemo da una parte, mentre le nostre figlie non sentono, e mentre continueremo a sorridere diremo loro: “Se le fai del male, giuro che ti uccido. E ora sorridi che ci sta guardando”.

Pubblicato in: Consigli, Diario, In pratica, Pensieri, Terzo Trimestre, ultimo mese

Giorno 241: La Valigia

La valigia sul letto è quella di un lungo viaggio

Normalmente, quando dobbiamo andare fuori per un week end, io esco con uno zainetto piccolo contenente tutto il necessario per due giorni fuori.
Mentre lei….
Mi giro verso la porta e vedo quattro valige accatastate una sull’altra, un borsone termico, due zaini da campeggio e un trolley.

Perchè ti sei messa ora a fare il cambio di stagione?
Ma no, sono due cose per il viaggio…

Ecco, con questa premessa, parte la mia battaglia personale per la creazione della valigia per il parto.
La valigia, a parer mio, dovrebbe essere una cosa pratica, con la quale portare solo lo stretto necessario, lasciando il resto a casa, da prendere, nel caso, in un secondo momento.

Invece no.
Deve esserci tutto dentro.
TUTTO.

Per mia figlia, pur nascendo in giugno, devo portare una copertina di lana, non sia mai ci sia l’aria condizionata troppo fredda nell’ospedale, ma anche una di cotone, perchè in ogni caso fa caldo ma non ci sono più le mezze stagioni…

E poi pannolini, vestitino a mezze maniche, a maniche lunghe, a bottoni aperti, il cappellino, le ghettine, i calzini, le salviettine, l’accappatoietto….
Senza ovviamente considerare tutto il necessario per la mamma.

CONSIGLIO PER I PADRI: Generalmente sul sito dell’ospedale dove andrete a partorire, ci sono delle indicazioni sulla borsa per il parto. Noi andremo al Fatebenefratelli e vi riporto qui cosa consigliano direttamente dal sito:

Per la mamma:

  • 2-3 camicie da notte di cotone aperte,
  • vestaglia
  • 2 reggiseni per l’allattamento
  • tutto per l’igiene personale
  • pantofole comode
  • (il phon è nel bagno, portare una valigia piccola)

Per il bambino:

  • 3 cambi composti da: un body mezza manica di cotone, una tutina o ghettina con maglietta
  • 1 copertina di lana o cotone a seconda della stagione

Per il papà (se assiste al parto):

  • kit camice di carta e sovrascarpe (si compra presso l’ospedale al distributore di bevande)

Inoltre un sacchetto per la sala parto con:

  • assorbenti del post parto
  • mutandine a rete usa e getta
  • cartellina con tutte le analisi in cui deve essere messo in evidenza il gruppo sanguigno, HbSAg, HCV, tamponi, elettrocardiogramma, visita anestesiologica, le analisi dell’ultimo mese di gravidanza e le ecografie
  • primo cambio del bambino composto da: un body di mezza manica di cotone, una tutina o una ghettina con maglietta a maniche lunghe e una copertina.

Ultime notizie dal fatebenefratelli di Roma, segnalazione di una lettrice: sembra che, per motivi di budget, non forniscano più i pannolini. Quindi nella busta del bambino da consegnare in sala parto inserite un pannolino new born e portatene un pacco in ospedale.

P.S. la ma borsa è pronta dal 4 ottobre, ossia da quando mi ha detto che aspettavamo un bambino.
Dentro ci sono una maglietta, un paio di mutande, dei calzini e uno spazzolino. Ma solo perchè non so se mi faranno dormire lì o meno.
Altrimenti la maglietta non l’avrei presa.

Pubblicato in: Consigli, Diario, In pratica, Pensieri, Terzo Trimestre, ultimo mese

Giorno 189: Che contrazioni, sarà perchè ti amo.  

Ore 8:00 del mattino.
L’ordine è attaccare appena vedete il bianco degli occhi del nemico.
Tu sei appena uscito dalla fase REM, stai cercando ancora di capire a chi appartiene il corpo nel quale ti trovi.

Senti da lontano un rumore.
Ripetitivo.
Secco.

Socchiudi gli occhi e nell’immagine appannata del mondo, appare Lei.
Un suo ultimo colpo di tosse, palesemente finto, ti fa capire che vuole la tua attenzione:
Oh, scusa, ti ho svegliato?
Non fai in tempo a rispondere che lei ha già spalancato la finestra, facendo passare la temperatura della stanza da un gradevole +20° C ad un terrificante -4° C, acceso la musica e fatto partire l’aspirapolvere.

Nel mentre, continua a parlare, tu provi a muovere gli arti inferiori, giusto per capire di essere ancora vivo e vedi questo pancione, che si aggira spolverando casa, canticchiando e spostando cose, ti chiedi come sia possibile che questa persona sia la stessa che la sera prima era spiaggiata sul divano con un cuscino a forma di fagiolo tra le gambe.
Poi in un attimo tutto si ferma.
Lei ti guarda, stanca come se avesse spostato a mano il palazzo da un quartiere all’altro, e ti dice:
Oddio, ho la pancia dura. Devo fermarmi.

CONSIGLIO PER I PADRI: Quando si indurisce il pancione non è niente di preoccupante, sono quelle che vengono chiamate contrazioni di Braxton Hicks.
Solitamente le contrazioni di Braxton Hicks non sono dolorose, la maggior parte delle donne avverte solo sintomi lievi come indurimento del pancione e doloretti lombari.
Nonostante aumentino di frequenza e di intensità nell’ultimo trimestre, e in particolare nell’imminenza del travaglio, sono totalmente innocue e rimangono sempre irregolari.
Saperlo è importante per riconoscerle e distinguerle dalle contrazioni vere e proprie.
Non sono pericolose a meno che non siano accompagnate da forti dolori addominali e perdite di sangue, in questi casi, bisogna contattare immediatamente il proprio medico.  

Pubblicato in: Diario, Esami, Secondo Trimestre, Sorprese, Terzo Trimestre

Giorno 154 – Tutti pazzi per la morfologica

Mia figlia non è ancora nata e ha già più foto di me.
Ormai ad ogni visita gli fanno un’ ecografia per vedere come sta e ci stampano le foto del feto in ogni posizione: quanto è lungo il piede, il cuore, le vene, il pancino…

Io, come ogni padre, voglio mostrare in giro le foto di mia figlia e, visto che non ne ho, faccio vedere le ecografie. Devo dire, però, che solo i padri riescono ad apprezzare queste immagini, anche perchè quello che si vede è praticamente un fagiolo racchiuso su sé stesso, in tutte le varianti del caso.
A capa sotto.
A capa sopra.
Dai piedi.
Dalle mani.
Ma se vi fermate bene, vedrete sempre e soltanto la stessa identica foto!
C’è però un esame in particolare che scalda gli animi e fa subito famiglia: la morfologica.

Con il termine ecografia morfologica di 2° livello, si intende un esame eseguito da un operatore molto esperto, con una strumentazione di elevata tecnologia, finalizzato soprattutto alla diagnosi delle malformazioni fetali. L’esame viene eseguito solitamente tra la 20a e la 22a settimana per mezzo di una sonda adatta poggiata sull’addome.  

Al di là della questione pratica e del suo indubbio utilizzo nello scoprire le maggiori malformazioni genetiche, quello che fa impazzire tutti è l’immagine 3D.
Finalmente si può vedere l’immagine in tre dimensioni del feto, vedere il faccino, come sarà, che naso avrà… Questa cosa, confesso, mi ha un po’ spaventato e un po’ emozionato, avrei visto in faccia il mio futuro.
Una volta entrati nella clinica ci hanno fatto aspettare in una saletta.
Da una porta laterale continuavano ad uscire coppie di quasi genitori accompagnati da uno stuolo di parenti che, festeggiando, si complimentavano ora con il quasipadre, ora con la quasimadre.
Noi non abbiamo voluto nessuno intorno, anche perchè se ci fosse stato qualcosa di interessante da vedere, lo avrebbero visto successivamente in foto.
Incuriositi da questo viavai, siamo entrati nella saletta con la sicura speranza di uscirne ormai genitori fatti e finiti.
Il risultato?

(Senza nulla togliere all’importanza della morfologica, sia ben chiaro, è un esame estremamente utile per tutti i motivi di cui sopra.)

CONSIGLIO PER I PADRI: Attenzione, non pensate di vedere perfettamente vostra figlia fatta e finita.
In realtà si tratta praticamente di una ecografia come le altre, solo che, in più, ti mostrano La Cosa dei Fantastici 4 e ti dicono che è tua figlia.
Vedi un impasto di qualcosa che esce dall’immagine e che si gira a guardarti, come un pezzo di magma che esce dal vulcano.
La nostra aveva il faccino schiacciato verso la placenta, quindi il nasino sembrava quello di un pugile professionista.
Ora, spero che questa immagine 3D non sia veritiera al 100%.
Sicuramente, quando siamo usciti di lì, ci siamo guardati e abbiamo gioito per l’esito di perfetta salute del feto, risultato dall’esame, e non per il primo selfie di Selina.