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I vicini di casa

Da un mese a questa parte, hanno affittato la casa davanti alla nostra. Abbiamo visto dalla finestra i lavori di ristrutturazione, la pulizia, il trasloco, la nuova pulizia e finalmente i nuovi inquilini.
Ogni tanto dalla finestra li vediamo passare e pensiamo alle loro vite, casa faranno, che lavoro, saranno simpatici?
L’altro giorno mentre stavo passeggiando, li vedo uscire dal portone.
Loro mi guardano, io accenno un sorriso e loro a testa bassa si allontanano di corsa.
Non capisco il comportamento ma penso sia stata solo una mia impressione.
Un paio di giorni dopo succede una scena simile ma dal fornaio.
Ci penso ma non mi do una spiegazione, finché la sera siamo la pappa a Selina.
Lei è sul seggiolone, giorgia le dà da mangiare e io come al solito faccio i numeri per distrarla.
Ho in testa un secchiello, in mano una padella e sto facendo rimbalzare una palla mentre faccio le boccacce.
Ad un certo punto mi fermo, mi giro e vedo i miei vicini di casa guardarmi con gli occhi sgranati e spaventati attraverso la finestra.
Rivedo quindi tutte le scene di me davanti la finestra che ballo come un matto o con un peluches addosso cercando di far ridere Selina, solo che dalla finestra non si vede la piccola, ma solo un pazzo totale.

Ho capito una cosa.
Bisogna guardare tutta la scena prima di dare un giudizio e non fermarsi al pezzetto di quel che si vede.
Ma soprattutto ora monteró una tenda.

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Gli effetti di ‪#‎gomorra‬ su ‪#‎selina‬

Arrivo sotto casa dei miei genitori con Selina e mentre aspetto mia madre entro dal fornaio per prendere un pezzo di pizza.
La commessa sorride, guarda la piccola e dice: “ciao Selina. Il solito? Assaggia questa pizza, è buona?”
Le da un pezzo di pizza, Selina la mangia e sorride.
Io mezzo stupito faccio per pagare ma lei mi fa: “no, no, va bene così.”
E usciamo.
Mi sono immaginato bambini che portano i peluche a far baciare da Selina, mamme che chiedono favori per i passeggini, papà che si ingraziano i figli….
Intanto lei sorride e mi abbraccia, con in mano il suo pizzo…pezzo di pizza.
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GIORNO +220: ALLA RICERCA DEL TEMPO (LIBERO) PERDUTO

Ci sono giorni particolari nella vita di un neo papà.

Quando Giove, Urano e Plutone si allineano una volta ogni 10.000 anni.

Quando la tua squadra del cuore vince il campionato facendo la partita della storia.

O quando tua moglie esce con tua figlia e dice: “la porto da mia madre, ti lascio solo a casa.

Solo a casa.

Solo.

A.

Casa.

Ok hai almeno 3 ore buone per poter fare tutto quello che non sei riuscito a fare in questi nove mesi.

È la prima volta che non hai una urgenza lavorativa, non hai nessuno in casa e puoigoderti tutto il tempo del mondo.

Oddio, troppe cose da fare.

Ragiona.

3 ore non sono poche, anche se mentre chiacchieri e pensi mezz’ora è già passata.

Finalmente il libro che avevi lasciato li da mesi, puoi aprirlo e scoprire come va a finire. Anche se i nomi dei personaggi non te li ricordi, ma non fa niente, finalmente puoi leggere.

Ti metti sulla tua poltrona preferita e ti godo il relax.

Un bel caffè, ecco quello che ci vuole.

Oddio un caffè senza pianti, cambi di pannolini e corse varie.

Si, un bel caffè.

Ti alzi, vai verso la macchinetta e vedi a terra la mensola che ancora non hai montato comprata da ikea 7 mesi fa.

Tua figlia inizia a gattonare, si alza in piedi e prende tutto quello che trova, quindi la mensola va montata e poi chi la sente la tua signora che ancora ti chiede: quando la monti?

Ma si, hai un po’ di tempo, perchè non farlo ora.

Esci e prendi il trapano nel mobile degli attrezzi, gli stop, le viti e tutto quello che potrebbe servirti.

Prendi la prolunga, metti la spina e pensi: certo che sto lavorando anche quando potrei riposare un po’.

Un bel sonno senza risvegli bruschi.

Da quanto tempo ci pensi?

Magari puoi dividere il tempo, una mezz’oretta sul divano e poi fare tutto il resto.

Ti sdrai sul divano e vedi il pc.

L’ultima puntata della tua serie preferita.

Quella che hai lasciato da parte prima di diventare neo padre.

Ma si, sdraiato sul divano con il portatile sulle gambe, una puntata dura 25 minuti e poi ti metti a fare tutto il resto.

E mentre carica, magari puoi andare in bagno.

Ma te lo ricordi l’ultima volta che sei andato in bagno tranquillo senza fretta? Senza dover lasciare la postazione di corsa per una urgenza paterna?

Non ci puoi credere.

Il bagno tutto per te.

Prendi il libro di prima.

Prendi il cellulare.

Lasci la porta aperta!

Appena ti siedi, squilla il telefono.

La tua signora.

Sei andato a prendere Selina?

Come prendere? Perchè?

Sono già le tre, devi andare

Ti sei perso una giornata pensando a cosa avresti potuto fare, senza aver fatto nulla.

E una lacrima scende.

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GIORNO +170: QUELLO CHE MI HA DATO IL 2015

Il 2015 mi ha dato te.
E io ho paura dei cambiamenti. Ho paura di non averti con il nuovo anno, di cancellare quello che è ed entrare in quel che sarà.
E allora faccio la valigia e mi sposto più veloce del sole.
Da meridiano a meridiano sento dietro di me la scia dei tappi che saltano, dei baci rubati, dei messaggi che non dovevi mandare.
E arrivo in una piccola isola, l’ultimo baluardo tra noi e il futuro.
Ti stringo a me e vedo i secondi che si avvicinano allo zero.
Chiudo gli occhi.
Talmente stretti da farmi male.
Li chiudo per trattenere i ricordi, per imprimere nella mente il suono delle tue risate.
E mentre penso a tutto questo, sento rumori di festa e pacche sulle spalle e non ti sento perché non prende bene ma tanti auguri.
Apro gli occhi piano piano.
E tu sei ancora qui tra le mie braccia.
E capisco che il nuovo non spaventa, ma fa solo crescere.
Allora abbracciami ancora un pó, godiamoci questo oggi e aspettiamo insieme il prossimo anno.
E poi il prossimo.
E quello dopo ancora…