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Un posto sicuro

Molte volte mi chiedo, come sia riuscito ad arrivare a compiere 33 anni.

Come sia possibile essere 7 miliardi nel mondo.

Visto e considerato che ci sono infiniti pericoli che un bambino deve affrontare e che il posto più pericoloso in assoluto è casa propria!

Angoli, spigoli, oggetti piccoli, prodotti per la casa, coltelli, forbici, fobicine, coltelli da prosciutto…donne è arrivato il pericolo!

Noi intanto abbiamo provveduto a bonificare la casa, facendo quello che si fa di solito:

  • Tutti cassetti sono chiusi con delle fettucce fatte apposta, di quelle che non si aprono neanche se lo vuoi tu, di conseguenza quello che c’era dentro è ormai perduto per sempre. Nella confezione ce ne sono 5. Il primo lo butti perchè non capisci il lato giusto e attacchi la colla dalla parte della maniglia, quindi in pratica saldi il mobiletto senza poterlo più riaprire. Il secondo lo attacchi bene, ma è i due pezzi che dovrebbero unirsi sono troppo lontani, quindi lo stacchi e ricominci. Dal terzo in poi credi di averne capito il funzionamento, ma ormai te ne restano solo due e devi ricomprare un’altra scatola.
  • Tutti gli angoli sono coperti da una mano a forma di zampa di topolino (il fumetto non un topo qualunque). Hai casa invasa da impronte di guanto bianco che coprono gli angoli, ma non di certo tutta la superficie del mobile, che diventa un’arma impropria a tutti gli effetti.
  • Non ci sono più oggetti di arredamento a meno di un metro e venti da terra. Tutto è sospeso a mezz’aria, perchè non puoi mettere mensole altrimenti si fa male la piccola con gli angoli, non puoi metterli su un tavolino perchè la piccola sbatte contro le zampe e poi muove il tavolo e cade tutto, non puoi agganciarli dall’alto perchè altrimenti sembrano quarti di bue in una macelleria… quindi o butti tutto o li attacchi uno ad uno con lo scotch direttamente sul muro!
  • Tutti i prodotti per lavare, pulire, disinfettare sono chiusi in un unico armadio OFF LIMITS chiuso a chiave, con una password segreta e lo scan retinico per evitare fughe accidentali. Il problema è che in un metro quadrato c’è un concentrato talmente alto di sostanze tossiche che se fai un colpo di tosse più forte del normale rischi di far saltare casa in aria.

E nonostante tutti questi accorgimenti, dopo aver messo la gommapiuma sugli angoli del muro come nei parcheggi dei supermercati, dopo aver rivestito i mobili con le bolle che servono per imballare gli oggetti durante i traslochi, dopo tutto questo Selina è riuscita a farsi male.

Come?

Dove?

Nell’unico centimetro di casa non coperto.

Come se lo avesse cercato.

Come se il suo intento non fosse stato quello di camminare o di esplorare, ma di cercare disperatamente la falla nel piano di mamma e papà.

E una volta trovato il bug, buttarsi a capofitto fino alla tragedia.

Anche con mille occhi, però, è impossibile riuscire a proteggere completamente un figlio e forse da una parte è anche giusto così.

Deve imparare, crescere e farsi male.

Cadere e rialzarsi.

Sbucciarsi le ginocchia, farsi quel graffietto che diventerà un racconto per quando sarà grande (“lo vedi questo, me lo sono fatto cadendo da…”).

E noi non possiamo farci nulla.

Possiamo cercare di limitare al minimo i danni.

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Quando il papà fa le commissioni

C’è sempre un momento della giornata in cui bisogna comprare qualcosa.

Fare la spesa.

Prendere da bere.

Comprare i pannolini.

Qualunque cosa.

E quando succede, i papà si alzano in piedi e dicono con orgoglio: “vado io”.

Soprattutto se devono prendere la macchina per spostarsi.

Perchè?

Le donne se lo chiedono costantemente e gli uomini non hanno una risposta univoca da dare.

Ma non vi preoccupate donne, non ci sono amanti nell’aria, non vanno a fare telefonate erotiche nè si immischiamo in qualcosa di illegale.

È tutto molto più semplice.

Da una parte ovviamente c’è la voglia di lasciarvi del tempo libero, di non affaticarvi e di fare il maschio di casa.

Dall’altra c’è (finalmente) la possibilità di prendere la macchina da soli e di fare tutto quello che normalmente non si può fare quando si viaggia tutti insieme.

1 – CONDIZIONATORE

Appena in macchina, il papà accende l’aria condizionata (soprattutto d’estate) e la metteal massimo, solo sopra, indirizzandola direttamente sul suo viso. Cosa che è praticamente impossibile in un viaggio con un bambino piccolo: “oddio si ammala, togli l’aria fredda…” e mentre tu sei dentro una sauna svedese, grondando sudore come un orso bruno, lei ti guarda e dice: “dai, oggi non fa neanche così caldo”.

Per questo un secondo dopo aver chiuso la portiera, l’aria invade l’abitacolo e la differenza di temperatura tra dentro e fuori è pari a la differenza tra un freezer e un geyser attivo.

2 – MUSICA

Dopo aver acceso l’aria, la seconda cosa è mettere la musica ad un volume talmente alto che l’arbre magique si frantuma a terra senza nemmeno sprigionare profumo.

Da fuori si percepiscono alcune parole ovattate, da dentro si sente suonare a tutto volume musica anni ’90 e si vede un uomo ballare da solo come Mauro Repetto degli 883.

Va bene qualunque musica, meglio se qualcosa di movimentato o qualcosa che non ascoltereste mai con le altre persone.

3 – CAVALLI

E finalmente il papà dà un senso al 1600 cv che ha comprato per far entrare passeggino, pannolini, seggiolone e valigie ma che non ha mai portato oltre i 50 km/h.

E sgasando parte lasciando a terra una scia di fumo e pneumatici che fa tremare il palazzo accanto.

Fa le curve scalando di marcia, accelera come se dovesse fare la doppietta con la frizione e ad ogni semaforo fa sentire il motore a quelli davanti.

Ma il tempo di andare e tornare è breve e non resta che salire le scale con le commissioni fatte e nelle orecchie ancora l’eco di “sei un mito”.

Mentre la testa ancora dondola a ritmo da una parte e l’escursione termica ha fatto uscire macchie di sudore su tutto il corpo, il papà entra a casa felice per il sorriso del suo piccolo/a.

E la mamma dice: “ma hai dimenticato di prendere il latte biologico”.

E il sorriso fa strada agli angoli della bocca mentre sussurra: “Accidenti, hai ragione. Vado io.

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Nonni santi subito

Risorsa incredibile, per chi può usufruirne, sono i nonni!

Che grande invenzione.

Selina ha la fortuna di averne 4, tutti giovani e virgulti, e soprattutto che vogliono spupazzarsela senza sosta.

Il problema è quando esagerano.

Ho scoperto che praticamente tutto il quartiere dove abitano i miei genitoriconosce mia figlia, persone che per me sono sconosciute mi salutano chiedendo di Selina, dicendo “ma che bella” – “brava, ha iniziato a camminare” – “quanti dentini che ha…”.

Io li guardo in un misto tra il preoccupato e il terrorizzato e un attimo prima di chiamare i carabinieri, telefono a mia madre:

“Mamma, chi è questa signora che parla di Selina?”

“Dai, è XXX quella che abita davanti alla pasticceria, ti ha anche fatto un regalo, non te l’ho portato perchè mi sono dimenticata, ma tu le hai fatto la bomboniera per il battesimo”

“Abbiamo fatto una bomboniera per il battesimo?”

“Ma si, giusto un paio per gli amici stretti”

“Ma da quando?”

“Ora non fare il polemico. Saluta e ringrazia”

E attacca.

Tutti hanno visto le foto e i video di mia figlia, quando ride, quando piange, quando dorme.

Mia madre la porta in giro come la processione del venerdì.

E Selina che fa il miracolo del latte che da solido diventa liquido.

E stringe mani.

E manda baci.

E tocca le persone.

Ecco, forse adesso sono io che sto esagerando.

Però sicuramente i nonni fanno sui nipoti quello che non hanno potuto fare sui figli.

Vedo Selina rotolarsi su mio padre, stare perennemente in braccio a mia madre, dormire nel lettone con loro, comandarli a bacchetta anche se non sa ancora parlare.

Roba che se dicevo una cosa io da piccolo partiva una ciabatta che mi riconcorreva pure dietro gli angoli di casa.

Ma i nonni devono essere santificati per la loro pazienza e per il fatto di poter lasciare per qualche Selina in mani sicure, per poter prendere un po’ di respiro.

Poi arriva la telefonata:

“Ciao, noi andiamo un paio di settimane fuori al paese…”

Gelo.

Panico.

Dolore e sofferenza.

La piccola chiama “nonno… nonna…” e si guarda intorno.

Ok, calma.

Respiriamo.

Decidiamo di andare fuori al paese da loro.

Armi e bagagli e via che si parte.

Appena arrivati, vedo gente che ci saluta, che ci viene incontro.

Molti non li conosco.

Non torno qui in paese da tanti anni.

Eppure è tutto uno sbracciarsi, un avvicinarsi alla macchina, un sorriso costante e continuo.

“Vedi? Si ricordano ancora di me” Dico ingenuamente alla mia signora.

E invece una volta scesi dalla macchina, tutti a buttarsi sulla piccola.

“Questa è la nipote di Anna (mia madre ndr).”

E’ come nelle foto

“Madonna quanto è bella”

“Ma questo barbone chi è?

Mi presento come se fossi l’accompagnatore di mia figlia, e tale sono visto che nessuno mi conosce ma lei è una star.

E riparte anche qui il gioco della processione, del giro del santo per i vicoli e dei baci volanti.

Ma, mentre sono circondato da mani che vogliono toccare Selina e io tento di divincolarmi tipo invasione zombie, sento la sua voce dire: “Nonna”.

Tutti si fermano e mia madre appare per salvare la nipote.

E la gente si disperde.

E la folla torna a casa.

E io e la mia signora possiamo tornare a respirare.

Mentre la piccola si gode i nonni.

E noi il nostro momento di tranquillità.

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GIORNO + 268: I RITUALINI

La vita di un neonato è sostanzialmente monotona.

Si sveglia, colazione, gioca, cacca, pranzo, ninna, gioca, cacca, bagnetto, cena, ninne e si ricomincia  (il numero della cacca può variare, il resto più o meno è così).

Per dargli una routine c’è bisogno però di inserire dei rituali, qualcosa che sia facilmente riconoscibile dal bambino e che gli/le faccia capire a che punto della giornata ci troviamo.

Io ne ho tre che adoro, quello delle ninne, quello della pappa e quello del risveglio.

  • Rituale delle ninne.

Da quando abbiamo introdotto il rituale, Selina è diventata svizzera.

Alla stessa ora (verso le 20.30), inizia a sbadigliare e vuole andare a dormire.

Che da una parte è un bene perchè regolarizza il sonno e i ritmi, dall’altra ovunque stai sai che a quell’ora inizierà a piangere per il sonno.

Allora abbassiamo le luci in soggiorno.

Andiamo in camera.

Mettiamo la musica.

E stiamo tutti e tre sul lettone.

È il nostro momento, quello che aspetti per tutto il giorno, più che un rituale per farla addormentare è un rituale per ritrovarci insieme.

Quando non riusciamo a farlo o io o la mia signora per motivi di lavoro si sente qualcosa che manca, un pezzo della giornata che non è andata come doveva.

Mettiamo l’olio per i bimbi sulle gambe, facciamo un massaggino alla schiena, cambiamo il pannolino e mettiamo il pigiama.

Sembrano cose banali.

Ma sono LE nostre cose banali.

E quando finalmente si addormenta con il ciuccio in bocca, la guardiamo ancora un po’, con quel musetto da mordere e quella pace che solo alla sua età si può avere.

La mettiamo sul lettino ed è come se finisse completamente la giornata.

  • Rituale della pappa.

Verso le 12.30 e verso le 18.30 Selina fa la pappa.

Fortunatamente la stiamo abituando a mangiare di tutto.

Mangia cose che io ho scoperto tipo a 30 anni, la farina di tapioca, i biscotti di farro, le lenticchie rosse….

E mangia tutto di gusto.

Capiamo che è ora non tanto dall’orologio quanto dal lamento della piccola.

Svizzera!

Seggiolone, bavaglino, tovagliolo, acqua e pappa.

Il problema è che si annoia facilmente di tutto, anche di mangiare, quindi i primi bocconi vanno alla grande, poi ha bisogno dell’intrattenimento.

Quindi inizia lo show del babbo che prova di tutto: dalla padella in testa, al tenere in equilibrio i giocattoli sul naso, al fare una soap opera con i peluches.

Fino ad ora sono uscite delle storie meravigliose, un giorno le raccoglierò e ne farò una serie tv.

  • Rituale del risveglio.

Verso le 6.30 Selina inizia a lamentarsi o come diciamo noi tecnicamente: gnagna.

Fa quel verso di “gna…gna..” tipico del pre pianto.

Generalmente la mia signora è già in piedi, quindi io sono solo nel letto e sgattaiolo nell’ombra andando a prendere il tesoro nascosto.

Mi affaccio oltre il lettino e vedo che mi sorride da dietro il ciuccio.

Ormai lo sa cosa sta per succedere.

La prendo e la metto nel lettone con me, e lei si spalma come il Philadelphia sul pane, rotolandosi nel lettone e praticamente buttandomi fuori dal materasso.

Ci riaddormentiamo così per almeno un paio di ore, finchè la fame non ci sveglia e andiamo a fare colazione.

Certo, molti di voi mi potranno dire: ma così prende il vizio. Poi te la ritrovi sempre nel letto con te.

È vero.

C’è questo rischio.

Ed è ne momento in cui penso a questo rischio che mi immagino vecchio nel letto e lei che si butta a 4 di spade accanto a me e ancora vuole giocare con me.

Ci sarà tempo per i vizi, ma questo mi sembra semplicemente un meraviglioso regalo.

Il tempo passa troppo in fretta per perdersi in regole e paure, passerà anche il tempo dei ritualini, ne arriveranno di nuovi, ma per adesso mi godo il respiro di mia figlia buttata sopra di me, mentre mi comprime il fegato.

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GIORNO +251: MADONNA CHE SILENZIO STASERA

Sono passati 9 mesi

E per 9 mesi siamo stati insieme, giorno e notte.

Soprattutto notte.

In tre, in 50mq, con dei crackers al posto dei muri.

Dove ogni lamento è amplificato all’ennesima potenza.

Finchè un giorno ci guardiamo in faccia e diciamo: “perchè stanotte la piccola non dorme dai nonni?

E’ un piccolo passo per l’uomo ma un enorme passo per la coppia.

Finalmente si vede la luce in fondo al tunnel.

Certo, c’è chi lo fa prima, c’è chi lo fa dopo, c’è chi non lo fa mai.

Noi abbiamo aspettato 9 mesi.

Preparo la borsa, metto il pigiama, la merenda, il brodo fatto in casa, un body di ricambio, il suo gioco preferito, la copertina, la tisana per farla dormire, l’olio per il massaggio prima della ninna, 20 euro che non si sa mai, un libro da leggere o da mordere, e una bussola.

Poi mi ricordo che mia madre abita a 200 metri da casa nostra.

Le metto la giacca, la sciarpa e il cappellino.

La prendo in braccio e ci guardo allo specchio.

Sembriamo Totò e Peppino appena scesi a Milano.

Arrivo dai miei, la lascio e sento che piange da dietro la porta.

In realtà ho scoperto che stava urlando dietro alla palla che mia madre le stava lanciando, ma mi piace pensare che stesse piangendo per me.

Torno a casa mi guardo con la mia signora.

Soli.

Ci sediamo sul divano e spegniamo la televisione.

Silenzio.

Guardiamo fisso avanti a noi e ci stringiamo semplicemente la mano.

Sempre in silenzio ci vestiamo e andiamo a cena fuori.

Mangiamo in silenzio.

Sorridiamo.

Poi arriva un messaggio sul cellulare.

Non è il messaggio in se, quanto il fatto che si illumina lo schermo e appare il suo faccione sorridente sullo sfondo del telefonino.

Sorridiamo.

Poi ci assale il magone.

Non credevo potesse mancare così tanto.

Torniamo a casa, ci cambiamo per la notte e ci mettiamo a letto.

“hey”

“hey”

“sei sveglia?”

“si”

“ma non sei stanca?”

“si”

“e perchè non dormi?”

“troppo silenzio”

Ci troviamo a guardare il soffitto, al buio, in attesa di qualcosa che non arriva.

75 centimetri possono veramente spostarti la vita così tanto?

Siamo talmente stanchi che non riusciamo a dormire, finchè il sonno ci crolla addosso, strisciando subdolo tra le pieghe delle lenzuola.

Ma la piccola mi manca talmente tanto che alle 3 di notte sento l’allarme di una macchina suonare in strada e io mi alzo in automatico per preparare il latte caldo nel biberon.

Domani mattina la andrò a prendere presto.

E inizierò ad urlare perchè voglio dormire; ma so che in realtà è solo un gioco che ormai faccio da 9 mesi con lei. ❤

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GIORNO +211: LA PRIMA PAROLA NON SI SCORDA MAI

– A chi vuoi piu bene a mamma o a papá?
– A pippo baudo

Così recitava un pezzo di un famoso film degli anni 80, ma questa frase é un must per tutti i neo genitori.
Quale parola dirà per prima?
Generalmente si fa finta di niente, usando frasi tipo: “ma si, non mi interessa” – “l’importante è che inizi a parlare”.
Ma nel profondo, la nostra speranza é che dica “papà”.

O ancora meglio tipo “papà ti voglio bene”.
E la sottile sfida tra i genitori si gioca sui messaggi subliminali.
Tipo che mentre dorme le sussurri “papà” nell’orecchio.
O continui a dire: dove sta PAPÀ? Ecco PAPÀ!
Mettendo casualmente un fortissimo accento su papà.
E poi scendono in campo anche i nonni che patteggiano per la propria fazione: Dì papà a nonna.
Dì mamma a nonno.
La piccola si trova bombardata da piu fronti e identifica praticamente tutto con queste due parole.
È come se fosse una questione di onore e di casata, chi conquista la prima parola ha diritto a due territori a scelta e quattro carro armati rossi.
Io avrei voluto dicesse “curcuma” come prima parola, cosi giusto per non avere problemi a casa.
Ma sinceramente a me non interessa questa sterile discussione.

E’ più una messa in scena che bisogna fare, un gioco che va avanti dalla notte dei tempi, che prevede alla fine una simpatica presa in giro per quando sarà grande.

L’unica cosa certa è che qualunque cosa dirà, sarà un sogno da ascoltare.
E una notte, mentre siamo nel letto, Selina dorme nel suo lettino beata con il ciuccio in bocca.
Si gira e si lamenta, forse per i denti, forse perchè ha fame o ha fatto un brutto sogno.
La mia signora fa per alzarsi ma le faccio cenno di stare tranquilla.
Anzi le dico di mettersi i tappi, cosi da poter dormire senza doversi svegliare per ogni minimo rumore.
Mi avvicino al lettino e la guado, bellissima nel suo pigiamino rosa.
Lei con quegli occhioni grigi mi guarda fisso.

Smette di piangere.

Mi sorride.

Io sorrido.

E mi dice: “mamma”.


La guardo con amore.
La sua prima parola.
“Mamma”.
Mi guardo intorno.
La mia signora dorme.
Profonda.
Con i tappi.
Nessuno altro in casa.
Guardo Selina, le do un bacio e le dico: “Amore, questo sarà il nostro piccolo segreto, vero a PAPÀ?!”

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GIORNO + 158: THE AMAZING SPIDER DAD

Sotto le mentite spoglie di un giovane neo padre si nasconde in realtà un nuovo tipo di super eroe.

Con la nascita della primogenita, tutto sembrava girare per il verso giusto, e il giovane neopadre ancora ignaro dei suoi cambiamenti, si muoveva tranquillo per la città.

Un giorno però venne morso da sua figlia e questo fu l’inizio della trasformazione.

Iniziò a sentire delle mutazioni nel suo corpo: sveglia all’alba, 3-4 ore di sonno, perdita costante della memoria per gli appuntamenti e per gli oggetti personali.

Ma i veri super poteri arrivarono da li a breve.

 

1 – MOLTIPLICAZIONE DELLE MANI

Divenne una sorta di polipo gigante, la versione genitoriale del dottor Octopus. Riusciva contemporaneamente a tenere in braccio la bambina, prendere il latte, chiudere lo sportello del microonde, impedire che il piedino della figlia butti a terra la cucina, cambiarle il pannolino e buttare quello sporco.

Non è fisicamente possibile avere un figlio con solo due mani.

 

2 – SUPER UDITO

Nel mezzo di una qualunque discussione tra amici, il giovane neopadre si ferma, alza la testa come un cane da caccia che punta la preda e dice solo: “Scusate devo andare”.

Riesce a sentire in mezzo ai cori da stadio il flebile pianto della figlia e a correre in suo soccorso.

Incredibilmente distingue senza nessun problema i pianti dei vari neonati, senza sbagliare mai.

Il super udito però è un potere selettivo, funziona solo con la figlia, con la moglie ancora va tarato bene.

 

3 – IL DONO DELLE LINGUE

Eh guuuuu.

Il giovane neopadre impara facilmente la lingua dei figlio e la interpreta anche con gli accenti giusti. Capisce che “Ngueeee” vuol dire pappa e che “Ngueeee” vuol dire cambiami il pannolino.

Quando la piccola fa versi che per il resto del mondo sembrano richiami per delfini, il super neopadre inizia una amabile conversazione toccando anche argomenti di attualità e di politica estera.

Ma soprattutto crea neologismi che utilizza anche nella vita vera.

La bimba gnagna (si lamenta), è grogi (stanca), bumba (acqua)…

 

4 – ANNULLAMENTO SENSORIALE

Se prima il giovane neopadre aveva dei problemi con gli odori forti, con le consistenze particolari, con la saliva e le secrezioni nasali, ora per lui sono normale routine.

Prima del morso usava una salvietta diversa per cosa da pulire.

Ora le mani sono la salvietta migliore e sempre a portata.

Non sente le puzze, non percepisce i sapori.

Ormai è diventato totalmente distaccato dal suo vecchio mondo.

 

5 – SCIOGLIMENTO DEI SOLIDI

Un grande dono che ha il giovane neopadre è quello della trasformazione della materia. Non prendendo materiali in giro e facendoli diventare oro, ma trasformando se stesse da un uomo tutto d’un pezzo ad un ammasso informe di gelatina.

Come?

Semplicemente ascoltando un complimento fatto alla figlia.

“Ma ha degli occhi bellissimi”

Bram! Giù a terra liquefatto.

“Va beh, è troppo bella”

Svish. Il corpo non ha più consistenza.

“Guardala come ride, ha lo sguardo del papà”

Washhhh! Si perde ogni tipo di controllo sul proprio corpo.

 

Le incredibili avventure di Spiderdad non avranno mai fine.

Finchè ci sarà un figlio da sfamare.

Finchè una bimba piangerà.

Ogni semplice genitore si trasformerà in un incredibile

SUPER PAPA’

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GIORNO +158: FAMMI CRESCERE I DENTI DAVANTI

Passeggiata tranquilla, ma vedo mia figlia smaniare.

Si agita sul passeggino e sbava come un pitbull adulto.

La porto a casa e il dramma si consuma: ha la febbre.

O meglio, è calda ma non abbiamo un termometro da bambini in casa e per la mia signora questa è febbre ad altissimi livelli.

Esco e vado a comprare un termometro.

Mi dicono che ci sono quelli laser che dalla distanza con due secondi ti danno la temperatura perfetta.

Bello, mi piace.

Lo compro e torno a casa.

Arrivo e provo subito questa meraviglia della tecnologia moderna.

34.2.

Oddio, ho congelato mia figlia.

Come 34.2? Che temperatura è?

Riprova.

38.8.

Eccola la, lo sapevo! Corri, chiama l’ambulanza, vestiti che dobbiamo portarla al pronto soccorso.

Aspetta, riproviamo.

36.6.

Ok, c’è qualcosa che non va.

Leggo le istruzioni e c’è scritto che la temperatura della stanza potrebbe influire sulla corretta valutazione della febbre. Bisogna quindi tenere il termometro nella stanza dove c’è il bambino per almeno 15 minuti.

Mentre rimpiango il mercurio, aspetto con ansia 15 minuti.

Mia figlia nel frattempo si agita e piagnucola.

Finalmente si assesta la temperatura della stanza e la congiunzione astrale dei pianeti e il termometro per due volte di fila senga 38.2.

Io con 38.2 normalmente vedo i miei antenati avvolti da un fascio di luce che mi chiamano e vogliono avermi con loro.

Mia figlia era mediamente divertita.

Nel frattempo la cambio e la trovo totalmente rossa.

Eccola la.

È la fine.

Perchè sta così? Che abbiamo fatto di sbagliato? Siamo dei genitori degeneri.

Mentre piango in un angolo con le gambe strette al petto, passa una nostra amica che ha una figlia di un anno e dice: “Febbre e sedere rosso? Hai sentito se è uscito un dentino?”

Ma dai, figurati se ha un dente a 5 mesi, impossibile, e poi me ne sarei accorto.

Lavati la mano e mettile un dito in bocca.

Ahahah… sei la solit… aaaaaaaahhhhhh si sente!!!! Venite, venite, si sente il dentino!

E da quel momento, come alla fiera annuale dei cavalli, tutti hanno iniziato a turno a mettere un dito sulle gengive di mia figlia per sentire questa cresta spuntare piano piano e spingere fuori.

Ho comprato una pomata lenitiva e la situazione è migliorata quasi subito.

E mentre il terrore di qualche malattia debellata il secolo scorso si fa via via più lontano, mi giro e vedo una piccola lucina che lampeggia in un angolo della stanza.

La raccolgo mentre gli altri sono impegnati a fare una ortopanoramica a mia figlia e la guardo attentamente.

Apro di soppiatto la finestra e scaglio il termometro laser il più lontano possibile.

Vado in farmacia e compro quello elettronico da mettere sotto l’ascella.

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GIORNO +148: PER UN PUGNO DI NINNE

Capisci di essere diventato grande quando ti addormenti sul divano e ti svegli sul divano” (web)

Questa frase racchiude tutto il mondo genitoriale in un unico grande evento che è quello delle ninne.

Per far addormentare mia figlia ho sperimentato diversi metodi:passeggiare per casa, metterla in macchina e fare il giro del palazzo, sul divano con il phone acceso, darle da mangiare da sdraiata, con il ciuccio….

Ma fin ora nessuno di questi ha dato continuità.

O meglio, hanno funzionato tutti.

Un paio di volte.

Poi basta.

Quindi ogni volta bisogna inventarsi qualcosa di nuovo.

Quando finalmente si è addormentata, ci sono quei primi minuti in cui il sonno è ancora troppo leggero e ogni minimo rumore può far ripartire la giostra.

In quei minuti io e la mia signora come moderni ninja ci aggiriamo per casa senza neanche toccare il pavimento.

Calati dall’alto con le corde tipo Mission Impossible, ci lanciamo i piatti per apparecchiare senza farli tintinnare tra loro.

Stappiamo il vino bucando direttamente la bottiglia, altrimenti il tappo fa rumore.

Le sedie hanno i feltrini sotto le zampe, anche i bicchieri e le posate ce li hanno.

Poi accade l’imprevisto.

Generalmente è il campanello suonato da un venditore di qualcosa.

Oppure il cifotono con il postino (che per sua natura suona sempre due volte).

E lei si muove.

Un attimo di panico e immobilità generale.

Tutto si ferma.

Il cuore.

Il giornalista alla tv.

L’acqua che scende dal rubinetto.

Lei si gira su se stessa.

Apre gli occhi ma non guarda.

Il sangue si gela nelle vene.

Poi li richiude.

E tutto torna alla normalità.

E così va avanti per tutti i giorni, una lotta per fare qualcosa che invece noi genitori vorremmo disperatamente riuscire a fare.

Non dormo ininterrottamente per più di 6 ore da 5 mesi!

Eppure quando si addormenta, dopo una serie infinita di parolacce, la guardi sorridere nel sonno e capisci che se ti addormenti ti perdi questo spettacolo e allora resti li incantato, a guardarla, con quel respiro calmo, quella bocca semi aperta.

E pensi che stai facendo tutto bene, che lei cresce bene, che è felice, e che anche tu lo sei.

Magari con poco sonno.

Ma sei felice.

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GIORNO +71: CHE LE FACCIAMO ALLA PUPA?

A Roma si dice che quando si va a casa della gente si deve bussare con i piedi.

Tipica metafora per dire che bisogna avere le mani impegnate in presenti da dare al padrone di casa.

Quando nasce un bimbo, amici e parenti vengono in processione a vedere la creatura e a portare un regalino per il pargolo.

Ci sono due tipi di persone che ti portano i regali: “quelli con figli” e “quelli senza figli”.

A quelli senza figli va fatta una sotto divisione tra “quelli che hanno avuto figli da poco” e “quelli che hanno avuto figli tanti anni fa”.

Il problema è che chi ha avuto figli (o li ha avuti tanti anni fa) non si ricorda più la crescita esponenziale che hanno in bambini, soprattutto in questa prima fase della vita.

Nel giro di una settimana aumentando a vista d’occhio, come se fossero liofilizzati e rimessi nell’acqua.

Quando la mia signora era incinta non riuscivo a capire perchè “amici con figli da poco” mi avessero regalato vestitini con ancora la targhetta addosso.

Ora l’ho capito.

Non si fa in tempo a metterli i vestiti, si passa da “è troppo grande” a “non ci entra più” nell’arco di qualche ora.

Quindi in realtà esiste una rete sotterranea di vestiti smerciati che continuano a girare all’infinito, da neogenitori a neogenitori, con ancora addosso la targhetta, ma che nessun bambino riuscirà a mettere mai.

A nostra volta li abbiamo regalati ad una amica che è incinta e che ci ha detto: ma dai, ha ancora l’etichetta, come mai?

Comunque, per la mia esperienza personale, vi dico le 5 cose più utili che, se non avete già, dovete farvi regalare.

1 – Copertine

Di tutti i tipi, dal leggero al pesante. Sembra una cosa inutile, ma le userete costantemente e si sporcheranno con la stessa velocità con cui potete dire “li vuoi quei kiwi?”

2 – Dosatore per latte/termos

La svolta per quando dovete uscire. Ne esistono di tutti i tipi ed è la prima cosa che deve entrare in una casa (dopo la bambina, ovvio). Sono piccole vaschette che contengono la dose di latte in polvere che vi serve per un biberon, in più il termos vi tiene calda l’acqua finchè non dovrete preparare il pasto.

3 – Le api

Mia figlia letteralmente impazzisce per le apine che girano sul suo lettino. Non so esattamente cosa le dica, ma le parla costantemente. Credo le voglia dire “fuggite voi che potete”, ma anche solo “gugugu” va bene. Dimenticate l’idea che le api la facciano dormire, assolutamente no!

4 – Il tappeto gioco

E’ un semplice tappeto con ai lati due pupazzetti, ma è leggero e si lava facilmente e quando non sai dove metterla ti basta stenderlo al volo e metterla li, con tutta la comodità del mondo. Quando non serve, si piega come una coperta e via.

5 – Il fasciatoio portatile

Ok, su questo mi prendo un secondo in più. È un fasciatoio portatile, si piega e si mette in borsa. Ma fidati o neopadre, ogni volta che esci tua figlia deciderà che quello è il momento migliore per fare cacca/pipì e tu non saprai dove metterla.

“Ma ormai tutti hanno il fasciatoio nei locali”

Giusto, ma vuoi poggiare veramente tua figlia in un bagno dove chiunque è entrato? Pensaci bene e poi rileggi il punto 5.

I vestitini sono quindi molto belli, ma rischiano di avere un periodo veramente breve di vita.

Tutti gli altri regali sono perfetti, ma bisogna capire se sono utili o solo scenografici.

Tra quelli ricevuti, però, il regalo più bello che ci hanno fatto fino ad ora è stato uno scatolone enorme (e quando dico enorme, dico ENORME) di prodotti per i bambini: salviette, creme, saponi….

Chi ha avuto figli da poco sa cosa vuol dire dover prendere tutto questo e con quanta velocità possano finire.

Quindi se vuoi fare un regalo utile,regala uno stock di pannolini o una scorta di latte in polvere.

Magari non sarà chic, ma i neogenitori ti ringrazieranno.