Pubblicato in: Pensieri, poesia

Che pensi?

Ero nei miei pensieri.
Stavamo facendo le costruzioni io e Selina.
Ad un certo punto lei mi guarda e dice:
“Papà, che cerchi?”
All’inizio non capivo.
“Niente amore, stiamo giocando”
Mi guarda meglio e ribadisce.
“Che cerchi?
Poi ho capito.
Mi stava chiedendo a che pensi?
Ma non sapendolo dire ha cercato la formula più vicina.
Anche se devo dire che così suona decisamente meglio.
Che cerchi? Cerco pensieri amore mio.
#selina

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Pubblicato in: Consigli, Pensieri

Il cellulare di papà

Ero al parco con #Selina.
Lei sull’altalena.
Io dietro a spingerla.
Una immagine simile a tante altre li intorno a me.
Poi le sento dire: “papà, metti giù telefono”
“Scusa amore?”
“Papà, metti giù telefono”
All’inizio non capisco.
Poi guardo in basso e ho in mano il cellulare.
Cosa stavo facendo?
Non me lo ricordo.
Una mail? Uno status su fb?
Mi guardo intorno e vedo una immagine simile intorno a me.
Tanti figli che giocano, tanti genitori che guardano il cellulare.
Ho avuto un brivido.
Perdiamo un tempo infinito a scorrere le immagini della vita degli altri e ci perdiamo la nostra in un mondo che non esiste.
Dimentico di spingere mia figlia perchè sono intento a farle una foto da postare sul gruppo dei nonni.
E’ veramente più importante sapere cosa ne pensa dei vaccini uno che mi sta anche francamente sulle palle, piuttosto che ascoltare la risata di mia figlia?
Scrivo alla mia signora e ai miei genitori.
Tolgo internet.
Per le emergenze, chiamate.
Ma solo per le emergenze.
Per tutto il resto, ora non ho tempo.
Sono con mia figlia.

Ps: questo post è stato scritto durante il suo pisolino del pomeriggio, quando si sveglierà andremo a fare una passeggiata.

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Ora è un pò?

Alle giostre.
Selina sta giocando con un disco che gira.
Una bambina si avvicina e vuole giocarci lei.
Dico a Selina: “lascia giocare la bimba, si fa un po’ per uno.”
Lei mi guarda e dice: “certo, certo.”
Fa il giro della giostra, torna dalla bimba e dice: “ora è un po’?”
Si amore, si…

Pubblicato in: Pensieri

Papà? È al lavoro.

Io lavoro la sera.

Esco alle 20.00 da casa perché insegno teatro.

E alle 20.00 Selina ha finito la pappa ed  è in fase pre ninne.

È li che gioca con le costruzioni,o guarda peppa pig alla tv e io mi metto la giacca per uscire.

Lei allora si alza, mi corre incontro e dice: “papà?”

“Dimmi amore”

“Ciao”

Che è la sua parola per dire un po’ tutto.

“Papà va a lavorare, ma torna presto.”

E la bocca inizia a scendere formando una piccola U al contrario.

Interviene la mamma.

“Dai amore, andiamo a giocare, papà torna presto” e mi fa segno di andare.

Io esco salutando e mentre la porta si chiude, sento il pianto di chi viene abbandonato in mezzo ad una strada da solo e al freddo.

E lei ripete: “Papà?”

E la mia signora la consola dicendo: “è al lavoro”

E lei tirando su col naso dice: “Ciao” che vuol dire sia ho capito che non ho capito ma mi fido

E io vorrei rientrare e dire: sorpresa,sono qui! Ma non posso e da dietro la porta, l’unica cosa che faccio ogni sera è dire a bassa voce semplicemente “Ciao”.

Che può voler dire ora papà torna o ti voglio un bene dell’anima.

Ciao.

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Quando il papà fa le commissioni

C’è sempre un momento della giornata in cui bisogna comprare qualcosa.

Fare la spesa.

Prendere da bere.

Comprare i pannolini.

Qualunque cosa.

E quando succede, i papà si alzano in piedi e dicono con orgoglio: “vado io”.

Soprattutto se devono prendere la macchina per spostarsi.

Perchè?

Le donne se lo chiedono costantemente e gli uomini non hanno una risposta univoca da dare.

Ma non vi preoccupate donne, non ci sono amanti nell’aria, non vanno a fare telefonate erotiche nè si immischiamo in qualcosa di illegale.

È tutto molto più semplice.

Da una parte ovviamente c’è la voglia di lasciarvi del tempo libero, di non affaticarvi e di fare il maschio di casa.

Dall’altra c’è (finalmente) la possibilità di prendere la macchina da soli e di fare tutto quello che normalmente non si può fare quando si viaggia tutti insieme.

1 – CONDIZIONATORE

Appena in macchina, il papà accende l’aria condizionata (soprattutto d’estate) e la metteal massimo, solo sopra, indirizzandola direttamente sul suo viso. Cosa che è praticamente impossibile in un viaggio con un bambino piccolo: “oddio si ammala, togli l’aria fredda…” e mentre tu sei dentro una sauna svedese, grondando sudore come un orso bruno, lei ti guarda e dice: “dai, oggi non fa neanche così caldo”.

Per questo un secondo dopo aver chiuso la portiera, l’aria invade l’abitacolo e la differenza di temperatura tra dentro e fuori è pari a la differenza tra un freezer e un geyser attivo.

2 – MUSICA

Dopo aver acceso l’aria, la seconda cosa è mettere la musica ad un volume talmente alto che l’arbre magique si frantuma a terra senza nemmeno sprigionare profumo.

Da fuori si percepiscono alcune parole ovattate, da dentro si sente suonare a tutto volume musica anni ’90 e si vede un uomo ballare da solo come Mauro Repetto degli 883.

Va bene qualunque musica, meglio se qualcosa di movimentato o qualcosa che non ascoltereste mai con le altre persone.

3 – CAVALLI

E finalmente il papà dà un senso al 1600 cv che ha comprato per far entrare passeggino, pannolini, seggiolone e valigie ma che non ha mai portato oltre i 50 km/h.

E sgasando parte lasciando a terra una scia di fumo e pneumatici che fa tremare il palazzo accanto.

Fa le curve scalando di marcia, accelera come se dovesse fare la doppietta con la frizione e ad ogni semaforo fa sentire il motore a quelli davanti.

Ma il tempo di andare e tornare è breve e non resta che salire le scale con le commissioni fatte e nelle orecchie ancora l’eco di “sei un mito”.

Mentre la testa ancora dondola a ritmo da una parte e l’escursione termica ha fatto uscire macchie di sudore su tutto il corpo, il papà entra a casa felice per il sorriso del suo piccolo/a.

E la mamma dice: “ma hai dimenticato di prendere il latte biologico”.

E il sorriso fa strada agli angoli della bocca mentre sussurra: “Accidenti, hai ragione. Vado io.

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L’importanza di chiamarsi papà

L’altro giorno stavo portando Selina dai miei genitori.

La lascio in quella che un tempo era camera mia, e le dico: “Ora ti lascio con nonno.”

Poi mi giro e salutando dico: “Ciao papà.”

E penso.

In 33 anni (e per i prossimi 1000 anni) io non ho mai chiamato mio padre per nome.

Non ho mai detto: “Ciao Giovanni (il suo vero nome)” e mai lo dirò, se non consideriamo gravi discussioni.

E penso.

Che mia figlia non mi chiamerà mai per nome.

Io per lei ho cancellato il mio vecchio nome e ne ho preso uno nuovo.

Anche a 90 anni, mi continuerà a chiamare papà.

Patrizio non c’;è più.

O almeno quel Patrizio non c’è più e ce ne è uno nuovo.

Uno per tutti gli altri, e papà per mia figlia.

In questo senso è come dire di essere nato una seconda volta.

Avevo sentito dire da alcuni che si diventa veramente padri quando ti senti chiamare papà.

Ma non ne avevo capito il significato.

Pensavo si riferisse ad una emozione, ad un momento intenso tra voi due.

Invece è molto di più.

C’è una storiella che gira su internet; una maestra chiede ad un bambino:

“quanti anni ha tuo padre?”

e il bambino dice:

“6 anni”

“Ma come è possibile? Sarà molto più grande”

“No, è diventato papà da quando ci sono io”

Al di là della tenerezza infinita, dietro all’ingenuità c’è una verità incredibile.

E’ la nascita di un uomo nuovo.

L’annullamento di quello prima.

Mi viene sempre in mente la storia dell’agave.

La pianta dell’agave ha una particolarità: può vivere anche oltre 50 anni e arrivare a notevolidimensioni, ma produce un solo fiore.

Dopo di che, muore.

Usa tutta la sua forza e tutte le sue risorse per far crescere quell’unico fiore, per poi lasciarsi andare e morire.

Quel fiore è di una bellezza rara e può arrivare anche ai 5 metri di altezza.

Ma mi ha sempre fatto strano pensare ad una pianta che cresce in solitaria per poi annullarsi completamente.

Mi chiedevo perchè, pur sapendo di fare questa fine, l’agave avesse voglia di annullarsi così.

Certo, è una pianta, ma conosco tanta gente che non va molto al di là.

Quello che ho capito ora, è che non muore veramente, muore quella che chiamiamo agave, per farnascere una nuova pianta che darà vita a nuovi fiori.

Un uomo quando fa un figlio non si annulla ma cambia e si trasforma, diventando un’altra persona.

Grazie Selina, per avermi fatto nascere papà.

Pubblicato in: Pensieri

Super Eroe

Ho fatto un sogno.
Ho sognato Selina più grande, che mi sveglia nella notte, spaventata perché dice che c’è un mostro nell’armadio della sua cameretta.
E io da buon improvvisatore accetto la proposta e dico: si amore, andiamo a sconfiggerlo.
E ci mettiamo gli scolapasta in testa, e con il mattarello in mano ristabiliamo la pace nella stanza.
Lei dorme felice e io resto ancora un po’ il suo super eroe.

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Il mio pianto utile

Squilla il telefono.
– pronto?
– salve sono del centro assistenza della lavatrice. Lei ha richiesto un intervento?
– si non funziona più.
– il problema è che i nostri tecnici sono tutti fuori e c’è una lista di attesa

Stappo il ciuccio da Selina.
Lei piange.

– scusi non ho capito, mi deve scusare ma la piccola di 10 mesi sta piangendo. Diceva?
– domani mattina le va bene l’appuntamento?
– grazie mille, a domani.

Brava amore, ora puoi ninnare.