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QUANDO SARAI GRANDE

Mi mancherà sentire che mi chiami appena sveglia

che ti affacci dal letto e mi sorridi da dietro al ciuccio.

Che quando ti vesto ci metto due ore

perchè scappi in continuazione

ma quando ti tolgo la maglietta

vuoi stare abbracciata perchè ti piace il contatto.

Mi mancherà lavarti il viso la mattina

mentre ti passo la mano bagnata

e tu fai un suono dalla bocca

e io batto il palmo sulle tue labbra

e facciamo come fanno gli indiani.

Poi prendo il pupazzo di tela

e ti asciugo facendo finta di mangiarti.

Quando sarai grande mi mancherà l’innocenza dei tuoi baci

e del dire: ti sono mancata eh?

Del lattuccio sul divano

e dei calci che mi dai da sotto il tavolo quando mangiamo.

Stai crescendo a vista d’occhio,

e ogni giorno mi sembri sempre più grande.

Mi mancherà averti piccola.

Ma per me lo sarai sempre.

E mi godo ora ogni singolo momento

per ricordarmi che quando sarai grande

io sarò sempre il tuo Papino speciale

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Pubblicato in: Diario, lettera, Pensieri, poesia, ricordo, ultimo mese

Giorno 270 – Lettera a mia figlia

Ogni tanto mi fermo e penso a come crescerai.
Non sono spaventato, sono curioso, incredibilmente curioso.
Curioso di sapere che faccia avrai, che capelli, che occhi ma, soprattutto, curioso di sapere cosa penserai, quale sarà il tuo colore preferito?
Il tuo piatto preferito?
Cosa preferirai, il mare o la montagna? (spero la montagna, io odio il mare).
Sono curioso di vederti prendere il latte, di cambiarti il pannolino mentre tu ridi perchè non lo so fare.
E poi di vederti gattonare per casa, tirando giù gli oggetti che trovi sul tuo cammino.
Quando dirai la prima parola, cosa dirai? Papà, mamma?
Io vorrei che tu dicessi una parola strana, quindi starò tutto il giorno a sussurrarti all’orecchio: “saggina…”, per poter dire agli amici: “Sai che la prima parola di mia figlia è stata saggina?
Fino a che un giorno, tutta da sola, prenderai la forza e ti alzerai, guardando il mondo da un altro punto di vista, e farai quel primo passo.
E poi un passo e poi un altro, fino a che non girerai da sola.
Poi ci saranno i perchè.
La mia fortuna è che tu sei nata nell’epoca di internet, quindi, quando chiederai, saprò risponderti, connessione permettendo. Anche se alla fine scoprirai che puoi risponderti da sola, che non hai bisogno di un papà, che il tuo uomo è un altro, che ti riempirà il cuore fino a spezzartelo.
E io sarò lì, con la scopa e la colla, per rimettere insieme i pezzi di una vita che ormai sta andando sempre più lontano.
Passo dopo passo.
Fino a vederti un puntino lontano, con un altro uomo che, incredibilmente, assomiglia a me, ma con molti meno anni (e decisamente molto meno bello!), mano nella mano, con un pancione grosso come quello di mamma adesso.
E amerai un figlio, come noi abbiamo amato te, e lì capirai cosa è stato averti e farti percorrere la tua strada.
Così, ti girerai e ci guarderai, specchiandoti in noi, mentre tuo figlio fa il primo passo…
Buona vita, per tutta la vita.
Papà

Pubblicato in: Diario, lettera, Pensieri, ricordo, ultimo mese

Giorno 256 – I’m not superman

Sulle note della sigla di SCRUBS mi fermo a pensare a cosa sia un padre.

O meglio: quando si diventa realmente padre?

Per una donna credo sia più semplice: vive realmente la maternità, ha nove mesi in cui sente crescere dentro di sé una nuova vita che si muove, tira calci e crea cambiamento.

So che può sembrare brutto da dire, ma un uomo vede semplicemente la propria compagna ingrassare.
È una verità scomoda, donne, ma qualcuno doveva pur dirla.

L’uomo si fa una idea della paternità, chi prima, chi dopo, ascoltando gli altri, sentendo il proprio padre, accogliendo i consigli.
Anche se principalmente i consigli puntano a mettere ansia.
Eh, devi dormire ora che puoi. Ti cambierà la vita, non potrai più fare le cose che facevi prima. Tutto sarà diverso…
Ma tu hai figli?
No. Ma si sa.

E invece non si sa nulla (a parte il fatto che il sonno non si accumula in una specie di banca, pronto a essere prelevato all’occorrenza).
Non sappiamo come comportarci, cosa fare o come agire.
E il pensiero fisso è una psicologa, quando lei sarà più grande, che ti fissa e dice “forse c’è un conflitto genitoriale, lei come si considera come padre?”
Ma soprattutto, mi fermo a pensare a mio padre, al fatto che per ogni singola cosa io possa chiamarlo e chiedergli un aiuto.
Dal mobiletto del bagno, a dipingere una parete, dal rubinetto che perde, ai cavi per riavviare la macchina, lui sa cosa fare.
E non ha neanche wikipedia a disposizione.

Quindi mi chiedo: quando si smette di essere figli e si diventa padri?
Quando saprò far tutto in modo che mia figlia possa dire: papà mi aiuti a…?
Tutto sommato, credo che questa gravidanza serva anche a noi, perchè ci mette di fronte al dover fare un po’ di tutto.
Dobbiamo rimettere a posto la casa e fare spazio, costruire mobili nuovi, tinteggiare le pareti di rosa.
Dobbiamo riaggiustare quella perdita del lavandino che era lì da anni, perchè dopo non avremo tempo per farlo.
Ormai sappiamo cucinare, pulire e lavare per terra.
E la paura di restare senza macchina per qualunque emergenza, ci spinge a conoscerne ogni singolo pezzo nell’eventualità di doverlo sostituire da soli.
Quindi, a conti fatti, la gravidanza è come un master di nove mesi su come diventare padre, non solo per la nostra bambina, quanto per noi.

E allora, non resta che goderci questo periodo di formazione, crescere con lei e aspettare il nostro attestato di partecipazione stampato negli occhi di nostra figlia.