Pubblicato in: Consigli, Diario, In pratica, ricordo

GIORNO +63: RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI ( Ovvero consigli per chi si fosse messo in contatto solo ora)

Dall’alto dei miei due mesi e mezzo di paternità ho capito alcune cose che prima ovviamente non sapevo.

Ho sempre odiato le frasi tipo: “non sei genitore, non puoi capire”.

Ora che lo sono capisco.

Ma non per questo infierisco su chi non ne ha.

Prima della nascita di mia figlia ho studiato praticamente di tutto.

Avrei potuto prendere una laurea in puericultura o perlomeno organizzare un corso per la regione su come si cresce un figlio.

Poi lei è nata veramente.

E ho buttato tutti i libri e il sapere che avevo.

Ecco di seguito le 10 cose che ho capito fino ad ora (e che sicuramente saranno sbagliate tra qualche mese)

1 – Non sottovalutare i giorni del parto.

Nel giorno più bello della vostra vita, la tua signora sarà in ospedale a fare il lavoro più duro, mentre noi saremo senza far niente in attesa.

Sbagliato! GODITI QUESTI GIORNI. Passeranno molti anni prima di riavere casa completamente per te senza nessuno. Dormi, mangia, ubriacati, (ri)guarda tutta la saga di Guerre Stellari. Fai qualunque cosa, ma falla. Fidati.

2 – Non siamo così inutili.

Appena nata, tutti corrono in ospedale a complimentarsi.

Tutti baciano la tua signora.

E tutti ti dicono: va beh, ma tu non hai fatto niente, il grosso lo ha fatto lei.

E tu sei relegato al ruolo di parente lontano, che viene a trovare la nascitura.

Addirittura alcuni ospedali non ti fanno neanche rimanere dentro in quanto padre, ma hai gli stessi orari di Zia Elide che viene dall’umbria.

Ma non disperare.

Il ruolo del padre è quello del filtro. Siamo muri contro il mondo che vuole allungare le dita e dar fastidio al sonno di tua figlia, siamo il supporto per i primi giorni della nostra signora che è ancora bombardata dagli ormoni, siamo i risponditori di telefono mentre lei allatta…

3 – Un figlio non avvicina.
Lo so che questo che sto per dirti distrugge ogni tua idea di romanticismo e sicuramente mi creerà mille commenti feroci di tante mamme, ma in realtà un figlio non avvicina la coppia, ma la allontana.

Un figlio trasforma l’equilibrio che avete creato mentre eravate in due, lo distrugge e ne crea uno nuovo. Ma per crearlo, bisogna essere realmente forti e sapere che questo tempo passerà.
Se riuscite a superare questa prima fase, poi non ce ne sarà per nessuno.

Un figlio non avvicina, ma cementifica la coppia se è forte di partenza.

4 – Non serve dormire prima.

La frase classica mentre si è in attesa di un figlio è: Hai dormito tanto? Tra poco non lo farai più.

Il problema è che non siamo un accumulatore di sonno, non abbiamo (purtroppo) una batteria di riserva che intanto possiamo mettere a caricare mentre facciamo altro.

Quando nascerà, ti terrà sveglio la notte.

Ma se siete in due potete organizzarvi con i turni (se non allatta al seno), puoi dare una mano a fare tutto il resto mentre lei allatta, potete dividervi il peso e dormire mentre l’altro cura la bambina.

E’ un gioco di squadra, solo che adesso la squadra è a 3.

5 – Lui/Lei lo sa quando mangi.

L’orologio biologico di un figlio non è tarato su un suo bisogno fisiologico.

Questo è quello che vogliono farvi credere.

In realtà lui/lei sa quando mangi.

Ed è esattamente in quel momento che avrà fame!

Vedo mia figlia dormire serenamente.
Allora cucino, preparo qualcosa, compro roba già pronta…

Appena porto la forchetta alla bocca sento: “waaaaa”

E’ così per tutti.

Non prendo un caffè caldo da oltre due mesi.

6 – Aspetta prima di toglierlo (il pannolino)

C’è un simpatico gioco che fanno praticamente tutti i bambini: appena li cambi, nel passaggio dal vecchio al nuovo pannolino, decidono che quello è il segnale per fare pipi.

E’ matematico, non si sbaglia.
E allora ricorda: una volta aperto il pannolino, prima di mettere il nuovo, aspetta.

Aprilo, ma lascialo li.

Ah, lo avessero detto a me….

7 – White noises

E infine arrivò la prima colica.

Un pianto disperato, senza sosta.

Non c’era niente al mondo che potesse calmarla o lenire questo dolore devastante.

Poi la mia signora decide di accendere il phon, perchè lei si calma così quando le fa male qualcosa.

E magicamente il pianto sparisce.

Si chiamano White noises e sono tecnicamente dei rumori continui tipo l’aspirapolvere, il ventilatore, il phon… e servono ad annullare gli altri suoni intorno e a tranquillizzare il bambino.

Esistono anche delle applicazioni sul cellulare, dove si possono mettere questi suoni vicino la culletta.

Con la mia funzionano.

8 – La cacca NON è santa

Non so chi abbia messo in giro questa voce, ma sicuramente era uno senza figli.

I bambini fanno la cacca non ancora con regolarità e molte volte hanno dei fastidi e problemi.

Il punto è che quando la fanno, l’ONU viene a bussare per chiedere se abbiamo armi di distruzione di massa.

A volte non credo sia concepibile che un essere così piccolo possa produrre qualcosa di così grande. Ma soprattutto lei aspetta me, quando siamo soli e quando sa che sono più vulnerabile.

Allora colpisce.

E di santo c’è veramente ben poco…

9 – Se piangi, se ridi…

Fortunatamente mia figlia ha iniziato a ridere da subito.

Forse perchè ancora non sa cosa le riserverà il futuro.

O forse perchè mi sta prendendo in giro su come mi comporto con lei.

Sta di fatto che quando piange ha dei codici ben precisi e ogni pianto ha un significato diverso.

Mano in bocca = Pappa

Mano sull’orecchi = Ninna

Gambe in alto = Puzzetta

E così via fino a creare un vocabolario Italiano-Selina, Selina-Italiano

Fondamentale: Tutti i bambini hanno il singhiozzo e il rigurgito.
La prima volta è devastante. Ti senti impotente e pensi che non ci sia più niente da fare. Dopo la quarta volta hai già capito che si tratta solo di doverla cambiare di nuovo.
Non ti agitare, è normale.

Il singhiozzo passa da solo, oppure basta un goccio di latte/tisana da farle bere per riassestare il diaframma.

10 – Stai qui, ora.

Non andare troppo a pensare a cosa farà all’università.

Non pensare a come potrebbe essere quando sarai tu vecchio e lei ti accudirà.

O anche solo a quando camminerà e sarà autonoma.

Pensa ad ora.

Al primo sorriso.

A quando ti guarda e ti riconosce.

Al suono dei suoi versetti.

Stai qui e goditi tutto, ogni giorno c’è qualcosa di nuovo.

E ogni giorno scopri qualcosa di te che non sapevi.

Goditela.

Annunci
Pubblicato in: In pratica, Pensieri, Primo Trimestre

GIORNO +40: I MIEI PRIMI 40 GIORNI

Finalmente sono passati.

Dicono che siano i più duri.

La chiamano la quarantena.

Dicono che i successivi siano peggio.

Gli amici ti dicono: eh, questa è la fase migliore, poi sarà peggio…

Il problema è che lo dicono per tutte le fasi!

Se non cammina, quando gattona sarà un dramma.

Quando gattona, appena cammina bene sarà un dramma.

Quando cammina, aspetta che inizi a chiederti i perchè…

E’ una vera e propria quarantena, in cui sei bombardato da mille informazioni diverse.

Intanto i tuoi ritmi sono completamente cambiati, in 40 giorni non sono riuscito a bere un caffè caldo appena fatto: ogni volta che lo verso mia figlia reclama attenzioni.

40 giorni ti servono per capire se sei pronto alla fuga o al fatto di avere per tutta la vita con te un essere che cresce e che per buona parte del tempo dipenderà da te.

Ma ti serve anche per guardarti allo specchio e capire che sei cresciuto tutto insieme, che ora hai una responsabilità in più e che non c’è solo la parte bella dei regali, del far vedere la piccola agli amici, dei giochi…. ma ci sono anche le poppate notturne, i pianti, le coliche, i pannolini….

I bambini sono meravigliosi quando sei lo zio.

Se sei il padre è un po’ più tosta.

Vedi i capelli bianchi (per chi li ha ancora) e vedi quella ruga che prima non c’era.

Ma se guardi bene, quella ruga è di espressione, di un sorriso che ti spunta quando la vedi e quando ti guarda.

Dopo 40 giorni inizia a seguirti con gli occhi, sorride senza denti e stringe con quelle ditine che sembrano sempre sul punto di spezzarsi.

In 40 giorni cresce in una maniera spaventosa, i vestiti che prima non le entravano ora le stanno piccoli. Capisci adesso perchè ti hanno regalato un quantitativo di vestitini con ancora l’etichetta. Tu farai lo stesso per il prossimo bimbo che nasce.

In 40 giorni impari a:

  • cambiare un pannolino in meno di 1’30”
  • preparare la pappa anche con gli occhi chiusi
  • ottimizzare i tempi di sonno, ossia addormentarsi subito in ogni angolo e in qualsiasi situazione
  • tagliare le unghie di un neonato mentre è distratto dal biberon
  • riconoscere quando un pianto è fame, uno è sonno, uno è caccapipìcolichette

Credo che nessuno stage ti dia tanto in così poco tempo.

Ma allo scadere dei 40 giorni, tutto prende finalmente un ritmo.

Anche la tua signora cambia, i livelli di ormoni nel corpo si regolarizzano e lei torna finalmente ad essere una donna normale e non una figura mitologica metà donna e metà incazzatura.

Se superi i primi 40 giorni, puoi finalmente dire: questa è la fase migliore.

Ora arriva il peggio…

Pubblicato in: Consigli, Diario, E' Nata, In pratica

Giorno + 11: Pit-Stop (Guida per padri al cambio del pannolino)

Dopo il primo momento di panico, dovuto al ritorno a casa e al nuovo ritmo imposto dalla nascitura, c’è un altro istante in cui tutto sembra perduto e il mondo perde completamente senso.
Quando lei dice:

Amore, io esco un attimo, ci sei tu con la bimba, ok? Tanto ora riposa
Tranquilla, ci penso io.”

Quando lo fa lei, sembra tutto tranquillo, per quale motivo dovrebbe essere difficile senza di lei?


Illuso.

Nell’esatto istante in cui lei esce, la bambina si sveglia e inizia a piangere.
Ma non è il latte che vuole, vuole essere cambiata.
Al mondo può sembrare una bimba innocente, con occhioni grandi e manine piccole.
Si tratta invece di 56 cm che producono un quantitativo di materiale organico inconcepibile per un essere umano normale.
E di tutto questo, ti devi occupare da solo.
Fai un bel respiro, calmati e ascolta questi consigli.

1 – PREPARA LA LOCATION
Sul fasciatoio, metti un asciugamano pulito. Non coprire tutto il fasciatoio con l’asciugamano, per l’ultima parte usa della carta assorbente. Perchè? Fidati. Non vuoi cambiare ogni volta l’asciugamano, vero?

2 – TUTTO A PORTATA DI MANO
Il seguente materiale deve essere alla lunghezza massima del tuo braccio.

  • pannolino
  • fogli di scottex (tanti)
  • salviettine umidificate
  • vestitino
  • busta di plastica per buttare tutto

Se sbagli ora, non avrai occasione per riprenderti.

3 – PRENDILA E DISTRAILA
Il trucco è non farle capire che la stai per cambiare, e soprattutto non farle capire che non sai minimamente come fare.
Se vede la paura nei tuoi occhi, è la fine.
Menti.
Fortissimamente menti.

4 – VELOCE!
Rapidità. Questa è la parola chiave.
Mettiti la tuta rossa e sentiti un uomo del Team Ferrari.
Hai solo pochi decimi di secondo, non puoi sbagliare.
Fai un bel respiro e parti.

5 – LA SEQUENZA PERFETTA

  • sbottona il vestitino
  • apri il pannolino
  • toglilo alzando leggermente le gambine
  • pulisci tuo/a figlio/figlia con la salviettina umidificata
  • cambia il pannolino (sempre alzando le gambine piano)
  • chiudi il vestitino (se non devi cambiarlo)
  • butta tutto nella busta di plastica

Fai attenzione, generalmente si divertono a fare la pipì appena tolto il pannolino, per questo aspetta un secondo prima di toglierlo completamente e usa lo scottex per proteggere tutto quello che hai intorno (anche te stesso).

Una volta eseguiti i cinque punti de “la sequenza perfetta”, potete riportarla nel suo lettino/carrozzina e guardarla mentre chiude gli occhi tutta contenta, aspettando trionfanti la vostra signora.

Un ultima cosa: appena vi girerete, la vostra bambina avrà gli occhi aperti a mezz’asta e un sorriso malvagio che prevede un nuovo cambio, ora però, siete degli esperti!

Pubblicato in: Consigli, Diario, E' Nata, In pratica

Giorno + 1: Tornando a casa

E’ il giorno dell’uscita dall’ospedale.

Finalmente la dimettono e possiamo tornare a casa.
Arrivi lì, mentre lei si sta preparando e vedi altri quasipadri come eri tu e ti senti forte e saggio, di quella saggezza dettata dall’esperienza.
Li guardi e con lo sguardo dici: coraggio, ci siamo passati tutti.
E loro ti guardano come a rispondere: ma chi è questo?
Ripensi a quando a essere in quella situazione eri tu, con la tua signora e il suo pancione, mano nella mano, in attesa della vostra stanza.
Il tutto: solo 72 ore prima.
Incredibilmente ti ritrovi, dopo soli tre giorni, a conoscere tutti i padri che hanno iniziato questo percorso come te, anche se per così poco tempo, accomunati da quel senso cameratesco tipico maschile.
Vi salutate, come vecchi compagni di avventure, sicuri di rincontrarvi sulla via della crescita.
Prendi tua figlia e la tua signora e t’incammini verso la macchina.

Ecco alcune cose pratiche da fare e da ricordare:

1 – Porta la carrozzina e la culletta, poi una volta in macchina trasferisci la bimba sull’ovetto opportunamente pre-installato.
“Perchè non portarla direttamente nell’ovetto, dirai tu quasipadre?
Questa è una domanda molto intelligente, per uno che non ha in mano una bambina appena nata che piange, una donna incinta che non ha, in sostanza, dormito per tre giorni di fila, con il senso già distrutto dal dolore, la macchina parcheggiata in verticale perché non c’era altro posto e gli altri automobilisti che suonano come se foste tutti nel mezzo del capodanno cinese.

2 – Prima di uscire devi registrare tua figlia.

Come? Ti daranno un foglio appena nata, dove l’ostetrica avrà registrato l’orario in cui è nata con i dati della madre (se noti, i dati del padre si riducono a nome e cognome. Stop.).
Alcune strutture ospedaliere, il Fatebenefratelli di Roma, dove sono andato io, è una di queste, hanno al loro interno un servizio per registrare i neonati, altrimenti puoi andare direttamente all’anagrafe con il foglio entro dieci giorni dal parto.

3 – Dopo il parto guidare con la tua signora non sarà più semplice.

Come ho scritto sopra, devi calcolare che non ha dormito per tre giorni e che sogna soltanto un letto morbido e una doccia rinfrescante. Devi comunque fare piano, molto piano, perchè ogni buca è una sofferenza e se il bambino dovesse mai svegliarsi…

4 – Prepara a casa tutto. Non avrai tempo una volta arrivato.

Sterilizza il biberon e mettilo in bella vista, compra il latte anche se lei allatterà tutto il tempo al seno, magari per far dormire tua figlia puoi darle una aggiunta di latte, lei non se ne accorgerà. Prepara anche dei panini o della pasta fredda (questi per te e per la tua signora, non per la piccola, che comunque potrebbe gradire) da poter mangiare appena arrivati; avrete una fame incredibile e non ci sarà tutto questo tempo per cucinare.

L’imprevisto è dietro l’angolo, anche preparandoti tutto non puoi calcolare cosa avrà riservato per te il fato.
Quando meno te lo aspetti, qualcosa potrebbe andare storto, tua figlia se ne accorgerebbe e inizierebbe a piangere… Togli potrebbe.

Pubblicato in: Consigli, Diario, In pratica, Pensieri, Terzo Trimestre, ultimo mese

Giorno 270: Last, but not least 

L’ultima notte.

Domani, a quest’ora, avrò dentro le orecchie il suono di mia figlia che urla perché ha fame/sonno/pannolinodacambiare.
E io imparerò a riconoscerla tra mille urla di altri figli che hanno fame/sonno/pannolinodacambiare.
Rpienso a quando nove mesi fa tutto è iniziato, e non ci sembrava vero.
A quando quella barretta è apparsa e abbiamo fatto finta di niente, perché non ci credevamo davvero.
A dirla tutta non ci credo davvero nemmeno adesso, e, forse, non ci crederò finché non la vedrò, o forse finché non avrà 18 anni o un figlio tutto suo.
Mi volto indietro e provo a ripercorrere questi nove mesi, che sembrano una infinità mentre invece sono arrivati in un lampo.
Rivedo la mia signora che dorme sul divano per i primi tre mesi, che non riesce a mangiare niente perché le viene la nausea; l’accenno di pancia, che piano piano fa capolino e che alla fine non riesci più a nascondere.
Gli abbracci degli amici che lo scoprono solo ora.
La schiena che fa male, la macchina che fa male, le scale che fanno male, i pesi che fanno male…
Le risate, i sogni, i pensieri, le paure e le prospettive.
Speriamo sia bella come te ma abbia il mio carattere, perché al contrario sarebbe un mostro!

Soprattutto, ripenso alle 5 cose che mi hanno salvato la vita durante l’incintitudine:

1 – IL CUSCINO A FAGIOLO

La prima cosa da comprare, assolutamente. Il costo è irrisorio ma la resa è fantastica.
E’ un cuscino a forma di fagiolo (ne esiste anche una versione più lunga che arriva fin dietro la testa); si infila tra le gambe e sotto la pancia, per sostenerla. Diventerà l’amante ufficiale della vostra compagna.
Ora, non siate gelosi, non strappate la federa, è solo un cuscino.

2 – INTERNET

Per un ansioso come me, avere a portata di mano tutto lo scibile umano sulla puericultura ha in parte sedato la scimmia urlatrice che c’è nel mio cervello e che urla: SCAPPAAAA!
Il problema è che sappiamo la conformazione chimica di plutone, ma non abbiamo un’idea precisa di come crescere un figlio.
Ogni parere è diametralmente opposto all’altro, senza possibili incontri al centro.
Chi da loro l’acqua, chi assolutamente no.
Chi “deve dormire da solo”, chi assolutamente no.
Chi “deve piangere”, chi…
In questo marasma, più leggo, più sento in lontananza un urlo di scimmia che si avvicina…

3 – AMAZON.IT

Ho scoperto un mondo inesplorato, in cui tutto è possibile.
Comprare online prodotti per i bambini fa risparmiare tempo, soldi e fatica e regala la sicurezza di ottenere ogni acquisto dentro casa “entro 3-5 giorni”.
Ho comprato il trittico passeggino e culla, i vari tipi di biberon, volevo comprare anche i vestiti, poi ho riflettuto bene.
Per molte cose c’è Amazon, per tutto il resto ci sono…

4 – I PARENTI

Il 90% di noi ha amici o parenti che hanno partorito da poco e che non vedono l’ora di regalarti tutto il guardaroba e l’attrezzistica comprata inutilmente quando aspettavano il loro primo figlio.
Anche se i vestiti sono da uomo e tua figlia è una femminuccia, tenteranno di metterti giù la cosa come una comoda alternativa alla schiavitù della moda moderna.
Unico rischio: ritrovarsi con 3 culle, 20 completi di tulle rosa uguali e nessun ciuccio.

5 – GLI AMICI

Sono quelli che ti salvano dal crollo psicologico, dandoti tutti i consigli del mondo, senza ovviamente avere neanche l’ombra di un figlio.
Sanno tutte le leggende metropolitane sui figli, ogni storia o fatto è narrato come verità imprescindibile.
Il tutto, però, accompagnato da una bella birra, che aiuta a raccontare le storie.

Ora, non ci resta altro che aspettare, e capire cosa succederà dopo.

Pubblicato in: Diario, In pratica, Pensieri, Terzo Trimestre, ultimo mese

Giorno 268 – Guida in stato di Gravidanza

Io sono di Roma.

Non so esattamente come funzioni nelle altre città ma, a Roma, guidare non è semplicissimo.
Per prendere la patente a Roma devi fare degli esami diversi perchè guidare per le strade di Roma ti rende un uomo diverso.
Ho visto monaci tibetani trasformarsi in orribili orchi mentre cercavano parcheggio nelle vie della capitale.
Se si va a meno di una certa velocità si rischia il pubblico linciaggio.
Se si supera a destra, si viene ricoperti di insulti.
Per non parlare di sanpietrini, buche e dossi che si trovano ogni dieci metri.
Poi ovviamente ci sono le doppie e terze file, ognuna con il suo parcheggiatore che smista la folla.

Non tutti, per esempio, hanno in dotazione le frecce, questo crea un po’ di disordine nel capire dove quello davanti a te stia andando.

Ma soprattutto, a Roma, l’originalità delle risposte è il punto forte:

  • “Mo che hai sonato, canta.” (Ora che hai premuto sul clacson, prova a cantare sulla stessa tonalità).
  • .”..e de tu nonno!” (Tipica risposta ad una imprecazione romana che prevede il richiamo degli avi del guidatore di fronte)
  • “Nun t’accollà, tanto nun te la do!” (Non avvicinarti così tanto al retro della mia autovettura, potremmo farci del male.)

Ora, con queste premesse, pensatemi su una punto blu con accanto una donna incintissima che soffre ad ogni minimo sobbalzo.
Ho ricevuto più minacce di morte negli ultimi mesi che in trentun anni di vita.
E siamo sotto doppio attacco!
Dietro c’è chi vorrebbe lapidarti se non acceleri, accanto, hai una donna incinta che minaccia di staccare parti del tuo corpo se non vai piano.

Così, con le quattro frecce e una media di 10 km/h mi incammino verso casa, pieno di calma, pazienza, e tanta speranza.

Un signore con il bastone mi supera in velocità e mi saluta sorridendo.

L’unica, magra, consolazione sta negli occhi di quei padri che ti superano, che alzano il braccio per indicarti la via per quel paese ma poi vedono lei, con il suo pancione e ti guardano, con quel misto di comprensione e compassione, come a dire: vai fratello, sei tutti noi.

Pubblicato in: Alimentazione, Consigli, Cosa Mangiare, In pratica, Ricette

Ricette per futuri papà: Pane senza Lievito (Chapati)

Visto che di suo, Lei, sta lievitando, ho deciso di provare qualche ricetta veloce, pratica e senza l’utilizzo del lievito.
Anche perchè, non ho sempre il tempo di uscire di casa all’ultimo momento per fare la spesa, mi serve quindi qualcosa di immediato e che si possa facilmente farcire.

Ho trovato una ricetta incredibilmente semplice per fare i Chapati, un tipo di pane tipico della cucina indiana, diffuso in gran parte dell’Asia meridionale, in alcune aree del Medio Oriente, e in diversi paesi dell’Africa orientale, inclusi Kenya eTanzania (non è tutta farina del mio sacco, viene da wikipedia!)

Ingredienti per 5 o 6 Chapati

250 gr farina
100 gr acqua tiepida
sale q.b.
olio q.b.

Basta.
No, dico, basta.
Niente sale verde preso da una montagna incantata sotto l’occhio di Sauron o cose del genere.

Preparazione

Mettete l’acqua sul fornello, non deve bollire, solo scaldarsi.
Intanto, mettete in una ciotola capiente la farina e una manciata di sale.
Piano, piano aggiungete l’acqua e iniziate a girare con un mestolo di legno.
Girate finchè non si stacca dalle pareti della ciotola la farina, poi trasportate tutto su un ripiano infarinato.
Impastate bene per qualche minuto, in modo da far inglobare molta aria.
Fate delle palline della grandezza di una palla da tennis e cospargetele di farina.
Stendete le palline con un mattarello fino a renderle sottili.
Mettete sul fuoco una padella e, quando sarà ben calda, metteteci sopra il vostro Chapati.

Se avete fatto tutto bene, lo vedrete gonfiarsi.

Giratela una volta dopo un paio di minuti, basta comunque controllare il colore: quando diventa dorato è pronto.

NOTA PER I PADRI: Veloce, rapido, comodo.
E’ come una piadina, potete riempirla con qualunque cosa avete in frigo, sia dolce che salato.
Vi risolverà tante situazioni, credetemi…

Pubblicato in: Consigli, Diario, In pratica, Pensieri, Terzo Trimestre, ultimo mese

Giorno 241: La Valigia

La valigia sul letto è quella di un lungo viaggio

Normalmente, quando dobbiamo andare fuori per un week end, io esco con uno zainetto piccolo contenente tutto il necessario per due giorni fuori.
Mentre lei….
Mi giro verso la porta e vedo quattro valige accatastate una sull’altra, un borsone termico, due zaini da campeggio e un trolley.

Perchè ti sei messa ora a fare il cambio di stagione?
Ma no, sono due cose per il viaggio…

Ecco, con questa premessa, parte la mia battaglia personale per la creazione della valigia per il parto.
La valigia, a parer mio, dovrebbe essere una cosa pratica, con la quale portare solo lo stretto necessario, lasciando il resto a casa, da prendere, nel caso, in un secondo momento.

Invece no.
Deve esserci tutto dentro.
TUTTO.

Per mia figlia, pur nascendo in giugno, devo portare una copertina di lana, non sia mai ci sia l’aria condizionata troppo fredda nell’ospedale, ma anche una di cotone, perchè in ogni caso fa caldo ma non ci sono più le mezze stagioni…

E poi pannolini, vestitino a mezze maniche, a maniche lunghe, a bottoni aperti, il cappellino, le ghettine, i calzini, le salviettine, l’accappatoietto….
Senza ovviamente considerare tutto il necessario per la mamma.

CONSIGLIO PER I PADRI: Generalmente sul sito dell’ospedale dove andrete a partorire, ci sono delle indicazioni sulla borsa per il parto. Noi andremo al Fatebenefratelli e vi riporto qui cosa consigliano direttamente dal sito:

Per la mamma:

  • 2-3 camicie da notte di cotone aperte,
  • vestaglia
  • 2 reggiseni per l’allattamento
  • tutto per l’igiene personale
  • pantofole comode
  • (il phon è nel bagno, portare una valigia piccola)

Per il bambino:

  • 3 cambi composti da: un body mezza manica di cotone, una tutina o ghettina con maglietta
  • 1 copertina di lana o cotone a seconda della stagione

Per il papà (se assiste al parto):

  • kit camice di carta e sovrascarpe (si compra presso l’ospedale al distributore di bevande)

Inoltre un sacchetto per la sala parto con:

  • assorbenti del post parto
  • mutandine a rete usa e getta
  • cartellina con tutte le analisi in cui deve essere messo in evidenza il gruppo sanguigno, HbSAg, HCV, tamponi, elettrocardiogramma, visita anestesiologica, le analisi dell’ultimo mese di gravidanza e le ecografie
  • primo cambio del bambino composto da: un body di mezza manica di cotone, una tutina o una ghettina con maglietta a maniche lunghe e una copertina.

Ultime notizie dal fatebenefratelli di Roma, segnalazione di una lettrice: sembra che, per motivi di budget, non forniscano più i pannolini. Quindi nella busta del bambino da consegnare in sala parto inserite un pannolino new born e portatene un pacco in ospedale.

P.S. la ma borsa è pronta dal 4 ottobre, ossia da quando mi ha detto che aspettavamo un bambino.
Dentro ci sono una maglietta, un paio di mutande, dei calzini e uno spazzolino. Ma solo perchè non so se mi faranno dormire lì o meno.
Altrimenti la maglietta non l’avrei presa.

Pubblicato in: Consigli, Diario, In pratica, Pensieri, Terzo Trimestre, ultimo mese

Giorno 189: Che contrazioni, sarà perchè ti amo.  

Ore 8:00 del mattino.
L’ordine è attaccare appena vedete il bianco degli occhi del nemico.
Tu sei appena uscito dalla fase REM, stai cercando ancora di capire a chi appartiene il corpo nel quale ti trovi.

Senti da lontano un rumore.
Ripetitivo.
Secco.

Socchiudi gli occhi e nell’immagine appannata del mondo, appare Lei.
Un suo ultimo colpo di tosse, palesemente finto, ti fa capire che vuole la tua attenzione:
Oh, scusa, ti ho svegliato?
Non fai in tempo a rispondere che lei ha già spalancato la finestra, facendo passare la temperatura della stanza da un gradevole +20° C ad un terrificante -4° C, acceso la musica e fatto partire l’aspirapolvere.

Nel mentre, continua a parlare, tu provi a muovere gli arti inferiori, giusto per capire di essere ancora vivo e vedi questo pancione, che si aggira spolverando casa, canticchiando e spostando cose, ti chiedi come sia possibile che questa persona sia la stessa che la sera prima era spiaggiata sul divano con un cuscino a forma di fagiolo tra le gambe.
Poi in un attimo tutto si ferma.
Lei ti guarda, stanca come se avesse spostato a mano il palazzo da un quartiere all’altro, e ti dice:
Oddio, ho la pancia dura. Devo fermarmi.

CONSIGLIO PER I PADRI: Quando si indurisce il pancione non è niente di preoccupante, sono quelle che vengono chiamate contrazioni di Braxton Hicks.
Solitamente le contrazioni di Braxton Hicks non sono dolorose, la maggior parte delle donne avverte solo sintomi lievi come indurimento del pancione e doloretti lombari.
Nonostante aumentino di frequenza e di intensità nell’ultimo trimestre, e in particolare nell’imminenza del travaglio, sono totalmente innocue e rimangono sempre irregolari.
Saperlo è importante per riconoscerle e distinguerle dalle contrazioni vere e proprie.
Non sono pericolose a meno che non siano accompagnate da forti dolori addominali e perdite di sangue, in questi casi, bisogna contattare immediatamente il proprio medico.  

Pubblicato in: Consigli, Diario, In pratica, Terzo Trimestre, ultimo mese

Giorno 179: Il corso Pre Parto

Ne avevo solo sentito parlare.
Credevo fosse una cosa tipicamente americana, invece, è seguitissimo e molto utile.
Di corsi pre parto ne esistono di tutti i tipi, per quelli che vogliono partorire in acqua, a casa, da soli, in gruppo…
Ce ne sono sia a pagamento che gratuiti, noi ne abbiamo trovato uno presso la ASL, qui a Roma, un servizio decisamente puntuale con gente preparata e qualificata. C’è che dice che si debba fare dal sesto mese, chi dal settimo, chi oltre il nono. Provate a informarvi nella vostra zona.
A me, è’ andata più o meno così: chiamo la ASL per fissare un appuntamento, mi danno una data per la prima lezione e ci presentiamo puntuali nella sala d’aspetto. Pensavo sarebbe stato un momento di incontro tra le future mamme e i futuri papà, anche per poter parlare di cose tecniche come ad esempio:
– “Come si cambia un pannolino?
– “E soprattutto dopo che ne devo fare?
– “La testa del bambino la devo sempre tenere?
Nella sala d’aspetto, però, c’erano tante future mamme ma solo un futuro papà: me.
Magari arriveranno dopo… (penso)
Ci fanno accomodare in un’altra stanza e appena entrati scopro l’amara verità: un cerchio di sedie rosa con tutte donne sedute che si tengono il pancione e io da solo su una nera.
Volevo sparire.
Scene così le avevo viste solo nei film, e proprio in quel momento:
Ciao a tutte, io sono Carolina e sono la vostra consulente per il parto
e tutte in coro
Ciao Carolina
Fatemi uscire!
Mentre mia moglie continua a ridere per la situazione, io penso ad un piano di fuga, senza dare troppo nell’occhio.

CONSIGLIO PER I PADRI: Se vi trovate in una stanza con tutte donne incinta, evitate qualunque battuta, QUALUNQUE, anche quelle che possono sembrare più innocue e immaginiate siano del tutto innocue. Non sono innocue.
Fidatevi.
Potreste urtare la sensibilità di una qualunque delle madri presenti in sala.

Imbarazzo per i papà a parte, il corso pre parto è un servizio molto interessante, stiamo andando avanti e ad ogni lezione abbiamo nuove informazioni utili per quanto riguarda il parto ma, soprattutto, per le cose pratiche di tutti i giorni. Nei prossimi post ve le racconterò mano a mano.
L’unica differenza è che adesso lo segue mia moglie e poi mi racconta, io resto a casa e preparo la stanzetta per nostra figlia.