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LE BORRACCE

Dall’asilo mi mandano un promemoria con le cose da portare per Selina.
Zainetto, cambi vari, borraccia…
Ok, andiamo a comprare il tutto.
Il primo zainetto, che emozione.
Lo sceglie lei, con le principesse davanti, se ne va in giro tutta contenta e tronfia del suo nuovo regalo, tanto che non riesco a toglierlo dalla sua schiena, ci vuole mangiare, fare pipì e dormire.
Compro una borraccia, la prima che trovo al negozio.
€ 4,50.
Con il disengo di Minnie sopra, rosa, carina, beccuccio che si apre facile.
Torniamo a casa e faccio vedere alla mia signora gli acquisti.
“Sei pazzo?”
“Che ho fatto?”
“Dove l’hai presa questa?”
Indicando la borraccia.
“Al negozio, perchè?”
“Guarda!”
E mi indica una scritta minuscula al lato della borraccia.
“Prodotta in Cina… le parti più piccole potrebbero essere ingerite… non lasciare in mano ai bambini… non mettere dentro liquidi caldi o freddi…”
“E va beh, ma che è un soprammobile?”
“Dobbiamo andare in farmacia!”
Usciamo, andiamo in farmacia e ne prendiamo una spaziale, apertura dall’alto, viola acceso, con la cannuccia a scomparsa, si pulisce praticamente da sola, in materiale ingifugo.
€ 11,50.
Torniamo a casa contenti e felici, sicuri di aver fatto il meglio per la principessa.
Selina la guarda, è felice.
Prova ad aprirla ma non ci riesce.
“Beh? Che succede?”
“E’ dura l’apertura”
“Ma è fatta apposta per i bambini”
Provo ad aprire ed effettivamente è dura.
“E ora?”
“Questa magari la teniamo per la macchina, ma dobbiamo assolutamente trovarne un’altra”
Altra farmacia.
Altra borraccia.
Questa volta con il tappo Easy Up, comodo per i bambini.
€ 10.99.
Metto la borraccia nello zainetto di Selina.
Finalmente mia figlia può bere e dissetarsi.
Mentre stiamo camminando, vedo una macchia formarsi sullo zainetto.
Lo prendo, lo apro e vedo che la borraccia perde acqua.
Controllo.
In pratica questa borraccia ha sopra un buchino che serve per far entrare e uscire l’aria, ma se la borraccia resta piegata da quel buchino esce anche l’acqua.
Non ci posso credere.
“Senti, vado io da Decathlon, ne prendo una buona”
Arrivo li, da solo, sicuro di fare una michiata.
Una voce dentro di me dice <scappa finchè sei in tempo, tanto tornerai a casa e sarà sbagliato quello che hai comprato. Nasconditi in Argentina, li non ti troveranno mai.>
Entro e chiedo: “Borracce ne avete?”
“Certo. Ogni settore ha una borraccia diversa”
Borraccia diversa… borraccia diversa….
Ci sono 16 settori diversi.
Non ho tutto questo tempo.
Ne vedo una, di plastica, mi sembra perfetta.
Il tappo si apre facile, non dovrebbe colare acqua.
La prendo.
€ 3,25.
Arrivo a casa.
“Ma che hai preso?”
Lo sapevo.
“Perchè, non va bene?”
“Certo che va bene, ma l’hai presa da 1 litro! Non entra neanche nello zainetto”
“Ok questa la uso io per la palestra”.
Rientro in macchina, torno da Decathlon.
Nuovo settore, questa volta vedo una borraccia che conosco.
Era una vecchia borraccia della mia signora, era esattamente quella che cercava.
Scocca in alluminio alleggerito, tappo salva goccia, 0,5l di capienza.
Cerco ma non c’è rosa.
Chi se ne frega, la prendo blu.
Questa volta non potrà dirmi nulla.
€ 4,50.
“Guarda”
“Ma è come la mia! Certo è blu”
“Si, ma chi se ne frega, dai!”
“Bravo, finalmente ci siamo.”
Riempio la borraccia, la do a Selina.
Non riesce ad aprirla.
“Dai amore, che succede?”
“Hanno cambiato il tappo. Ora non si tira su, si svita.”
Non ci posso credere.
Non riesco a comprare una borraccia.
Sto per rinunciare quando vediamo l’ultima farmacia.
“Dai, un tentativo e basta”
Aspetto con ansia in macchina.
Il tempo scorre lento.
La vedo uscire.
In mano un sacchetto.
Tira fuori una borraccia, sembra come le altre.
€ 11,50.
Ma questa volta il tappo si chiude bene, non ci sono buchi che fanno colare l’acqua, è facile da aprire, non ci sono parti piccole da ingerire.
La diamo a Selina.
La apre tranquilla.
Beve tranquilla.
La chiude tranquilla.
Ci abbracciamo con la mia signora.
Iniziamo a piangere.
Faccio i conti.
4,50 + 11,50 + 10,99 + 3,25 + 4,50 + 11,50 = 46,24€ di borracce.
Continuo a piangere.
Selina poggia la sua borraccia nuova, mi guarda e dice: “Papà voglio bere dal bicchiere”.

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Chi resta all’asilo?

All’asilo c’è Selina.
Lei non vuole mai entrare e poi non vuole uscire.
Quando la vado a prendere aspetto in un angolo, la guardo che sta già con lo zaino sulle spalle, seduta sulla sedia da sola.
Quando mi vede ride.
Poi piange.
Poi ride di nuovo e mi fa vedere le altre bimbe.

All’asilo c’è Emma.
Emma ride sempre.
È bella, bella, bella.
Ha quelle guance che ti fanno sorridere anche se non ti va.
Selina la abbraccia e dice: papà lei è amica mia.
Emma sorride, poi si gira e se ne va.

All’asilo c’è Aniwa.
Lei è per metà italiana e per metà Sud America.
Per metà pensa in italiano, per metà in inglese.
Però non parla in nessuna delle due lingue.
Selina dice che Aniwa ha la faccia chiusa.
In realtà vuol dire che ha la bocca chiusa perché non parla.
Anche se ha negli occhi una profondità e una sorta di tristezza che ti fanno tappare le orecchie per quanto urlano.
Oggi era seduta da sola sotto un albero.
Selina si è avvicinata e le ha detto: hai visto che è arrivato?

All’asilo ci sono io.
Ho le guance come Emma (ma molto meno bello).
Ho gli occhi tristi come Aniwa (ma molto meno belli).
E ho la solitudine di Selina.
Ho lo zaino sulle spalle, le gambe che penzolano dalla panchina troppo alta.
E mi guardo intorno dicendo: hai visto che è arrivato?
Ma solo rimasto da solo, gli altri sono già tutti andati via.

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Selina de Filippo

Un giorno in un corso all’università con un grande Maestro, lui ci raccontò questo aneddoto:

“Una volta, sono andato a vedere Eduardo de Filippo a teatro. Era ormai vecchio e stanco. Uno degli ultimi Natale in casa Cupiello della sua carriera. A metà del secondo atto lui si ferma perchè ha un vuoto di memoria. Alza la testa, guarda il pubblico e una lacrima scende silenziosa sul suo volto. Tutti si alzano in piedi, iniziano a battere le mani come se fosse arrivato una divinità e lo acclamano a gran voce. Poi dalle quinte un giovane di scena gli passa la battuta e la piece va avanti. Sono tornato a casa con il cuore gonfio di emozioni.

Il giorno dopo, per la bellezza dello spettacolo e la bravura della compagnia sono tornato a vedere lo stesso spettacolo.

Solo che, a metà del secondo atto, alla stessa battuta del giorno prima, lui si ferma perchè ha un vuoto di memoria. Alza la testa, guarda il pubblico e una lacrima scende silenziosa sul suo volto.

Io non ci ho letto cattiveria, ma un grandissimo talento che ha trovato un altro modo per emozionare il pubblico e lo ripropone come se fosse un pezzo da copione” (Ferruccio Di Cori)

Ecco, questo è più o meno quello che succede la mattina portando Selina all’asilo.

Stamattina l’ho portata in macchina.

Per tutto il viaggio abbiamo cantanto, passando da Whisky il ragnetto a il coccodrillo come fa.

Sembrava tutto normale.

Poi siamo arrivati al cancello.

Se ci fosse stato cerbero a tre teste davanti l’ingresso dell’inferno avrebbe avuto senso disperarsi.

Invece il grande giardino e i bambini che giocano divertiti non fa pensare ad attimi di panico.

Selina no.

Per Selina è l’antro dell’abisso, un luogo dove fuggire per tornare tra le braccia paterne.

La lascio al maestro che la prende in braccio mentre lei scalcia e urla.

“Papà!!! Noo… Voglio aspettare papà!!”

Il maestro mi fa cenno di andare.

Mi giro e vado dritto fino alla macchina.

Oggi è più difficile degli altri giorni.

Mi fermo un attimo e giuro, mi scende una lacrima.

Mi si chiude lo stomaco e penso: io la vado a riprendere, la porto a casa e la faccio uscire a 23 anni.

Prendo il telefono e scrivo un messaggio ai maestri chiedendo di farmi sapere se e quando sarebbe stata tranquilla, per poter stare tranquillo anche io.

Non faccio in tempo ad uscire dal parcheggio che mi arriva una foto.

Selina salta e sorride insieme agli altri bambini.

Faccio uno sforzo per capire se è di oggi la foto.

Mi sembra sia vestita uguale.

Capelli legati uguali.

Scrivo ai maestri: ma come è possibile?

Loro mi dicono: fa sempre così, appena te ne vai finisce il pianto.

Io non ci leggo cattiveria.

Al di la di essere figlia di due attori, ci leggo un male per il distacco dai genitori.

Lo spezzare il legame con il padre.

Solo che vaffaxxxlo perchè non ridi e giochi anche quando sto per andare via invece di farmi prendere un infarto ogni mattina?

Ti amo Selina, ma sappi che se domani mattina rifai la stessa scena madre, ti mando a casa a piedi

(scherzo…. forse)

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NIENTE PANICO – IL LIBRO

E’ un piccolo sogno che si realizza.
Da oggi finalmente è in tutte le librerie il libro NIENTE PANICO – Come sopravvivere alla paternità, edito da Edizioni Ultra.

http://www.ultraedizioni.it/prodotto/niente-panico-come-sopravvivere-alla-paternita/

Vederlo sullo scaffale è una emozione.
Pensare a quando lei capirà che vuol dire tutto questo, mi fa commuovere.
Se vi va, passate a prenderlo, o ordinatelo su amazon cliccando qui
http://amzn.to/2tKqaum

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TOGLIERE IL PANNOLINO – PROVE SU STRADA

Stiamo cercando di togliere il pannolino a Selina.
Abbiamo deciso di sfruttare l’estate, visto che in questo periodo indossa vestitini leggeri e facilmente sfilabili.
Per ora, quando siamo a casa, riesce a stare senza fino a che non dice: “Papà, pipì”.
E io ingenuo le dico: “Vuoi farla nel vasino?”
“Nooooo….. pallolino”
Che sarebbe pannolino, ma ogni tanto qui ci si confonde con le lettere.
Quindi mentre lei si contorce e dice pallolino, pallolino, io corro a prenderlo e ad apporlo prima del danno.
Appena messo la vedo fermarsi.
Sguardo fisso.
Mano poggiata sul divano.
In piedi.
Poi, come da un momento di trance si riprende, mi guarda, mi sorride e se ne va.
Lasciando dietro se una scia inconfondibile.
Si, lo so che aveva detto pipì, ma qui ci si confonde anche con alcune parole.
Ieri abbiamo fatto una prova in esterna, siamo andati al supermercato con la mia signora e la piccola priva del suo supporto contenitivo.
Giriamo per gli scaffali, guardiamo dei giocattoli, scegliamo una macchinina, guardiamo uno scaffale.
Poi il gioco le cade dalle mani.
Come in una scena al rallentatore, vedo rimbalzare la macchinina a terra.
Una volta.
Lei mi cerca.
Due volte.
Lei mi guarda.
Tre volte.
Lei mi dice: “Papà. Pipì.”
Terrorizzato, cerco l’appoggio della mia signora.
Lei resta senza parole.
Bocca aperta.
Vedo muovere le labbra, ma non esce suono.
Poi tutto torna alla velocità normale e sento solo:
“Corri!!”
Prendo Selina sotto il braccio e come nella finale del SuperBowl mi faccio strada tra i commessi e i clienti.
Colpisco una signora che stava prendendo il latte.
Atterro un ragazzino con in mano una pistola giocattolo.
Schivo un commesso che non sa da che parte andare per farmi passare.
Intanto Selina ride e dice: “Papà, pipì”
“Amore, trattieniti, resisti”.
Non credevo esistesse un supermercato così grande.
Il corridoio infinito, e in fondo la tenue luce del giorno oltre la porta scorrevole.
Arrivo alla cassa, supero la fila e tento di uscire.
Suona l’allarme.
Selina ha ancora in mano la macchinina di prima.
Tento di strappargliela ma come un geco stringe le dita sul giocattolo e non lo molla, iniziando a piangere per protesta.
La cassiera mi guarda sconcertata, come se stessi rubando la Gioconda.
Poi con gli occhi da gatto con gli stivali le dico: “E’ senza pannolino”
Lei si scoglie e accenna un sorriso, indicando la via con la mano tipo Mosè.
Le persone intorno si aprono e tutti mi guardano come se fossi a metà tra un santo e un super eroe.
Arriviamo alla macchina, parcheggiata ovviamente in fondo a tutto.
Con il fiatone, sudato, appiccicoso.
Cerco le chiavi, apro la macchina, Selina stai ferma, non fare la pipì, certo papà, dove caxxo sta il pannolino, aspetta Selina, perchè tua madre mette le cose a caso?, subito amore, eccolo trovato!
Riesco a mettere il pannolino e finalmente la vedo col suo sguardo fisso, immobile, alla ricerca della pace.
Dura poco, mi guarda, sorride e dice:
“Ecco fatto”
E si avvia di nuovo verso il supermercato.
Sarà una lunga estate.

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ALLA RISCOSSA!

ALLA RISCOSSA!

Premetto che sto dormendo da un po’ perchè Selina la notte si sta assestando.
Quindi di conseguenza ho molto tempo da perdere.

Detto questo, c’è un cartone che vede Selina e che mi diverte molto.
Si chiama Squadra della Giungla.
In realtà lei non lo vede tantissimo, sono io che mi metto li e lo guardo dicendo: “Uh amore, vedi? C’è la giungla. Guardiamolo insieme”.
Poi lei si mette a fare le costruzioni e io resto incollato alla tv.
Comunque c’è questo gruppo improbabile di animali che salva la giungla da una serie infinita di pericoli.
Sembra come Jessica Fletcher, in un paesino minuscolo muoiono miliardi di persone.
Qui in un’isola deserta ogni volta succede qualcosa di catastrofico.
La squadra è composta da un pinguino che si crede una tigre.
Si, un pinguino che si crede una tigre.
Tanto è vero che si tinge di arancione per sembrare una tigre.
Ed è campione di kung fu.
Va beh.
Poi c’è suo figlio adottivo, un pesce dentro una ampolla.
Anche lui si tinge per sembrare una tigre.
Aspe, non è finita.
C’è un gorilla enorme che picchia tutti, un pipistrello donna che ha paura del buio e vive solo di giorno e un coso strano con gli occhi enormi e mille tic che ho scoperto ora essere un tarsio.
Ora non credevo esistessero i tarsi (come sarà il plurale? Tarsii?), ma soprattutto non credevo lo mettessero in un cartone animato.
Riprendendo però la premessa iniziale, volevo sapere dov’era ambientato questo cartone.
Cerco su internet ma nessuno ne parla.
E allora inizio una piccola ricerca.
Scrivo “isole del mondo” ed escono milioni di isole e isolette.
Poi restringo il cerchio e scrivo “isole vulcaniche nel mondo” e qualcosa si muove, anche se continuano ad essere troppe.
Allora provo al contrario.
“Pinguini che possono vivere su un’isola vulcanica”.
E scopro che il capo della squadra della giungla è uno Spheniscus demersus, ossia un pinguino dai piedi neri che può vivere su un’isola vulcanica e che generalmente si trova in sud africa.
Ok, abbiamo un’area un po’ meno vasta del mondo intero.
Mi frega però una cosa: cerco l’habitat del tarsio, ma scopro che vive solo nelle filippine o nel sud est asiatico.
Accidenti.
Crolla tutto.
Ma non demordo.
Cerco isole vulcaniche disabitate sud africa.
Ne esce una, con conformazione identica a quella della sigla del cartone.
Si chiama Tristan da Cunha, (da leggere con musica di super quark, n.d.r.) un remoto arcipelago dell’Oceano Atlantico meridionale che della sua isola principale. È distante 2431 km da Città del Capo e 3415 km da Montevideo.
Appartiene al territorio britannico d’oltremare di Sant’Elena, situata 2172 km più a nord.
L’arcipelago di Tristan da Cunha è composto dall’omonima isola principale (98 km²) e da una serie di isole disabitate: l’Isola Inaccessible, le Isole Nightingale e l’Isola Gough (situata a 395 km a sud est dell’isola principale).
La cosa bella è che sull’isola sono presenti pinguini, scimmie e pipistrelli.
Mi manca sto cavolo di tarsio.
Ma anche in questo caso viene in mio aiuto l’amico Wiki.
Scopro che nel 2011 una nave piena di animali esotici proveniente da oriente è affondata vicino la costa dell’isola, riversando in mare il petrolio del motore e ovviamente gli animali presenti dentro.
Ed ecco qui la squadra della giungla al completo!
Ora, tutto questo non posso raccontarlo a Selina, ma neanche alla mia signora che mi potrebbe dare del pazzo.
Ma non sono pazzo.
Ho solo un po’ di tempo da perdere perchè finalmente sto dormendo.
Ok, sono pazzo, ma ora non ditemi che non vi ha incuriosito questa storia.
No?
Certo, se ve la raccontava Alberto Angela allora si.
Come dite?
Sto parlando da solo?
Ok, allora sono veramente pazzo.