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Incomprensioni linguistiche

– Mamma, lo sai che ho accompagnato papà a prendere la scarpa in garage.
– La scarpa?
– Si, la scarpa per far funzionare la lampada.
– …
– …
– la ciabatta, amore, non la scarpa.

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Il taglio delle unghie

IL TAGLIO DELLE UNGHIE

Lo continuiamo a rimandare.
Dai, facciamolo quando dorme.
Oh no, me ne sono dimenticato.
Va beh, domani ormai.
Poi però la decenza supera l’imbarazzo.
E con la mia signora ci si guarda negli occhi.
“Queste unghie vanno tagliate”
“Si, hai ragione, rischia di farsi male”
“Bravo”
“Grazie”
“Eh…”
“Che..?”
“Chi lo fa?”
“Ah, non lo facevi tu?”

E andiamo avanti così fino al giorno dopo.
Il problema vero è che Selina, come avvicino il tagliaunghie, urla come una disperata, neanche usassi tronchesine per portar via la prima falange.
Quindi ci facciamo forza.
Entriamo in camera, ne troppo presto altrimenti si sveglia, ne troppo tardi altrimenti si sveglia.
Io con la torcia del cellulare.
La mia signora con in mano il tagliaunghie rosa.
Come agenti della CIA strisciamo a terra fino al suo lettino.
Dorme ancora.
Accendo la luce del cellulare e la punto solo sulla sua mano destra.
Prima unghia.
Il rumore del taglio la fa muovere.
Spengo il cellulare.
Ci buttiamo a terra.
Tutto tace.
Il respiro torna normale.
Continuiamo con l’operazione.
La prima mano è fatta, ora manca la seconda.
Solo che Selina è da un lato e quindi l’altra mano è sotto il cuscino.
Quindi alzo il cuscino, punto la luce sulla mano, mentre ci incastriamo con la mia signora per non pestarci i piedi.
Il cellulare mi scivola dalla mano e il fascio di luce colpisce esattamente gli occhi della piccola.
Con il piede copro la luce, con l’altra mano le chiudo gli occhi.
Anche l’ultima unghia cede.
Ce l’abbiamo fatta.
Ci guardiamo soddisfatti, spegniamo la luce e restiamo li a guardarla.
Bella, addormentata e con le unghie corte.
La prossima volta sarà più facile.
Ci diciamo.
La prossima volta.

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Che vuol dire ti amo?

– Papà che vuol dire ti amo?
– Vuol dire che ci tieni a quella persona e che non vuoi che le succeda mai niente di brutto.
– E se fa brutto?
– Allora cerchi di farla stare di nuovo bene.
– Vuoi il mio ciuccio?
– Si amore, ti amo anche io.

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Messaggi subliminali

Stavo sognando.
Ero in una stanza, entra dalla porta una donna bellissima (per capirci, un pelo meno bella della mia signora, quindi stupenda), mezza nuda.
Mi guarda languida e mi sussurra: “Lattuccio”
“Eh?”
“Lattuccio…”
“In che senso?”
Apro gli occhi.
Vedo sdraiata accanto a me Selina con gli occhi aperti che mi guarda e sussurra (giuro, sussurra!): “Lattuccio”.
Quando tua figlia ti ipnotizza nel sonno per farti fare quel che vuole.

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LE BORRACCE

Dall’asilo mi mandano un promemoria con le cose da portare per Selina.
Zainetto, cambi vari, borraccia…
Ok, andiamo a comprare il tutto.
Il primo zainetto, che emozione.
Lo sceglie lei, con le principesse davanti, se ne va in giro tutta contenta e tronfia del suo nuovo regalo, tanto che non riesco a toglierlo dalla sua schiena, ci vuole mangiare, fare pipì e dormire.
Compro una borraccia, la prima che trovo al negozio.
€ 4,50.
Con il disengo di Minnie sopra, rosa, carina, beccuccio che si apre facile.
Torniamo a casa e faccio vedere alla mia signora gli acquisti.
“Sei pazzo?”
“Che ho fatto?”
“Dove l’hai presa questa?”
Indicando la borraccia.
“Al negozio, perchè?”
“Guarda!”
E mi indica una scritta minuscula al lato della borraccia.
“Prodotta in Cina… le parti più piccole potrebbero essere ingerite… non lasciare in mano ai bambini… non mettere dentro liquidi caldi o freddi…”
“E va beh, ma che è un soprammobile?”
“Dobbiamo andare in farmacia!”
Usciamo, andiamo in farmacia e ne prendiamo una spaziale, apertura dall’alto, viola acceso, con la cannuccia a scomparsa, si pulisce praticamente da sola, in materiale ingifugo.
€ 11,50.
Torniamo a casa contenti e felici, sicuri di aver fatto il meglio per la principessa.
Selina la guarda, è felice.
Prova ad aprirla ma non ci riesce.
“Beh? Che succede?”
“E’ dura l’apertura”
“Ma è fatta apposta per i bambini”
Provo ad aprire ed effettivamente è dura.
“E ora?”
“Questa magari la teniamo per la macchina, ma dobbiamo assolutamente trovarne un’altra”
Altra farmacia.
Altra borraccia.
Questa volta con il tappo Easy Up, comodo per i bambini.
€ 10.99.
Metto la borraccia nello zainetto di Selina.
Finalmente mia figlia può bere e dissetarsi.
Mentre stiamo camminando, vedo una macchia formarsi sullo zainetto.
Lo prendo, lo apro e vedo che la borraccia perde acqua.
Controllo.
In pratica questa borraccia ha sopra un buchino che serve per far entrare e uscire l’aria, ma se la borraccia resta piegata da quel buchino esce anche l’acqua.
Non ci posso credere.
“Senti, vado io da Decathlon, ne prendo una buona”
Arrivo li, da solo, sicuro di fare una michiata.
Una voce dentro di me dice <scappa finchè sei in tempo, tanto tornerai a casa e sarà sbagliato quello che hai comprato. Nasconditi in Argentina, li non ti troveranno mai.>
Entro e chiedo: “Borracce ne avete?”
“Certo. Ogni settore ha una borraccia diversa”
Borraccia diversa… borraccia diversa….
Ci sono 16 settori diversi.
Non ho tutto questo tempo.
Ne vedo una, di plastica, mi sembra perfetta.
Il tappo si apre facile, non dovrebbe colare acqua.
La prendo.
€ 3,25.
Arrivo a casa.
“Ma che hai preso?”
Lo sapevo.
“Perchè, non va bene?”
“Certo che va bene, ma l’hai presa da 1 litro! Non entra neanche nello zainetto”
“Ok questa la uso io per la palestra”.
Rientro in macchina, torno da Decathlon.
Nuovo settore, questa volta vedo una borraccia che conosco.
Era una vecchia borraccia della mia signora, era esattamente quella che cercava.
Scocca in alluminio alleggerito, tappo salva goccia, 0,5l di capienza.
Cerco ma non c’è rosa.
Chi se ne frega, la prendo blu.
Questa volta non potrà dirmi nulla.
€ 4,50.
“Guarda”
“Ma è come la mia! Certo è blu”
“Si, ma chi se ne frega, dai!”
“Bravo, finalmente ci siamo.”
Riempio la borraccia, la do a Selina.
Non riesce ad aprirla.
“Dai amore, che succede?”
“Hanno cambiato il tappo. Ora non si tira su, si svita.”
Non ci posso credere.
Non riesco a comprare una borraccia.
Sto per rinunciare quando vediamo l’ultima farmacia.
“Dai, un tentativo e basta”
Aspetto con ansia in macchina.
Il tempo scorre lento.
La vedo uscire.
In mano un sacchetto.
Tira fuori una borraccia, sembra come le altre.
€ 11,50.
Ma questa volta il tappo si chiude bene, non ci sono buchi che fanno colare l’acqua, è facile da aprire, non ci sono parti piccole da ingerire.
La diamo a Selina.
La apre tranquilla.
Beve tranquilla.
La chiude tranquilla.
Ci abbracciamo con la mia signora.
Iniziamo a piangere.
Faccio i conti.
4,50 + 11,50 + 10,99 + 3,25 + 4,50 + 11,50 = 46,24€ di borracce.
Continuo a piangere.
Selina poggia la sua borraccia nuova, mi guarda e dice: “Papà voglio bere dal bicchiere”.

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Chi resta all’asilo?

All’asilo c’è Selina.
Lei non vuole mai entrare e poi non vuole uscire.
Quando la vado a prendere aspetto in un angolo, la guardo che sta già con lo zaino sulle spalle, seduta sulla sedia da sola.
Quando mi vede ride.
Poi piange.
Poi ride di nuovo e mi fa vedere le altre bimbe.

All’asilo c’è Emma.
Emma ride sempre.
È bella, bella, bella.
Ha quelle guance che ti fanno sorridere anche se non ti va.
Selina la abbraccia e dice: papà lei è amica mia.
Emma sorride, poi si gira e se ne va.

All’asilo c’è Aniwa.
Lei è per metà italiana e per metà Sud America.
Per metà pensa in italiano, per metà in inglese.
Però non parla in nessuna delle due lingue.
Selina dice che Aniwa ha la faccia chiusa.
In realtà vuol dire che ha la bocca chiusa perché non parla.
Anche se ha negli occhi una profondità e una sorta di tristezza che ti fanno tappare le orecchie per quanto urlano.
Oggi era seduta da sola sotto un albero.
Selina si è avvicinata e le ha detto: hai visto che è arrivato?

All’asilo ci sono io.
Ho le guance come Emma (ma molto meno bello).
Ho gli occhi tristi come Aniwa (ma molto meno belli).
E ho la solitudine di Selina.
Ho lo zaino sulle spalle, le gambe che penzolano dalla panchina troppo alta.
E mi guardo intorno dicendo: hai visto che è arrivato?
Ma solo rimasto da solo, gli altri sono già tutti andati via.

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Selina de Filippo

Un giorno in un corso all’università con un grande Maestro, lui ci raccontò questo aneddoto:

“Una volta, sono andato a vedere Eduardo de Filippo a teatro. Era ormai vecchio e stanco. Uno degli ultimi Natale in casa Cupiello della sua carriera. A metà del secondo atto lui si ferma perchè ha un vuoto di memoria. Alza la testa, guarda il pubblico e una lacrima scende silenziosa sul suo volto. Tutti si alzano in piedi, iniziano a battere le mani come se fosse arrivato una divinità e lo acclamano a gran voce. Poi dalle quinte un giovane di scena gli passa la battuta e la piece va avanti. Sono tornato a casa con il cuore gonfio di emozioni.

Il giorno dopo, per la bellezza dello spettacolo e la bravura della compagnia sono tornato a vedere lo stesso spettacolo.

Solo che, a metà del secondo atto, alla stessa battuta del giorno prima, lui si ferma perchè ha un vuoto di memoria. Alza la testa, guarda il pubblico e una lacrima scende silenziosa sul suo volto.

Io non ci ho letto cattiveria, ma un grandissimo talento che ha trovato un altro modo per emozionare il pubblico e lo ripropone come se fosse un pezzo da copione” (Ferruccio Di Cori)

Ecco, questo è più o meno quello che succede la mattina portando Selina all’asilo.

Stamattina l’ho portata in macchina.

Per tutto il viaggio abbiamo cantanto, passando da Whisky il ragnetto a il coccodrillo come fa.

Sembrava tutto normale.

Poi siamo arrivati al cancello.

Se ci fosse stato cerbero a tre teste davanti l’ingresso dell’inferno avrebbe avuto senso disperarsi.

Invece il grande giardino e i bambini che giocano divertiti non fa pensare ad attimi di panico.

Selina no.

Per Selina è l’antro dell’abisso, un luogo dove fuggire per tornare tra le braccia paterne.

La lascio al maestro che la prende in braccio mentre lei scalcia e urla.

“Papà!!! Noo… Voglio aspettare papà!!”

Il maestro mi fa cenno di andare.

Mi giro e vado dritto fino alla macchina.

Oggi è più difficile degli altri giorni.

Mi fermo un attimo e giuro, mi scende una lacrima.

Mi si chiude lo stomaco e penso: io la vado a riprendere, la porto a casa e la faccio uscire a 23 anni.

Prendo il telefono e scrivo un messaggio ai maestri chiedendo di farmi sapere se e quando sarebbe stata tranquilla, per poter stare tranquillo anche io.

Non faccio in tempo ad uscire dal parcheggio che mi arriva una foto.

Selina salta e sorride insieme agli altri bambini.

Faccio uno sforzo per capire se è di oggi la foto.

Mi sembra sia vestita uguale.

Capelli legati uguali.

Scrivo ai maestri: ma come è possibile?

Loro mi dicono: fa sempre così, appena te ne vai finisce il pianto.

Io non ci leggo cattiveria.

Al di la di essere figlia di due attori, ci leggo un male per il distacco dai genitori.

Lo spezzare il legame con il padre.

Solo che vaffaxxxlo perchè non ridi e giochi anche quando sto per andare via invece di farmi prendere un infarto ogni mattina?

Ti amo Selina, ma sappi che se domani mattina rifai la stessa scena madre, ti mando a casa a piedi

(scherzo…. forse)