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ANDIAMO AL VASINO, BEPPE!

9 luglio 2006
Finale dei mondiali
Grosso al dischetto per l’ultimo rigore.
Ecco, questa è la tensione che c’è dentro casa nostra, guardando Selina che studia il vasino.
Sono giorni che ci gira intorno, lo guarda, lo analizza e lo disprezza.
Ma la regola in casa è stata tassativa:
“Mi dispiace amore, sono finiti i pannolini. Ovunque.”
“Ecco papà.”
E si presenta con in mano il pacco di pannolini che avevo nascosto.
Non sono mai stato troppo bravo a giocare a nascondino.
“No, amore, questi sono… vecchi. Non vanno più bene.”
“Certo, certo.”
L’arbitro mamma mette il vasino al centro della stanza.
La tensione è palpabile.
Dagli spalti dietro il divano i 4 nonni trattengono il fiato.
Striscioni con scritto “FALLA BENE, FALLA TUTTA” restano sospesi a mezz’aria in attesa del bomber.
Ed eccola che apre la porta.
Selina studia il campo.
Mi guarda e dice: “Papà. Pipì.”
“Amore, lo sai, i pannolini sono finiti. C’è il vasino.”
Il vasino.
Il vasino.
Il vasino.
La parola riecheggia nella stanza, come un mostro antico da sconfiggere e domare.
Selina accenna un pianto.
Nonna 1 è già pronta a scattare con il pannolino il mano, ma Nonno 3 la blocca e le fa cenno di no.
“Deve farcela da sola, è grande ormai.”
Lieve gesto di intesa e la partita riprende.
Selina con uno scatto di reni improvviso prende e si siede sul vasino!
Oh no.
Non abbassato i pantaloni.
Rischio squalifica.
L’arbitro mamma blocca l’azione e repentina chiama il cambio.
Fuori pantaloni e mutande, dentro vasino.
Ci siamo.
Tutto è pronto.
E al suono del “plin plin” un urlo di gioia si spande per casa.
E’ fatta! E’ fatta!
Campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo.
La sua prima pipì ufficiale nel vasino.
Abbracci, baci, pacche sulle spalle.
Io e la mia signora ci guardiamo, distrutti e soddisfatti e dalla distanza accenniamo un piccolo “si” con la testa.
I nonni aprono il portafogli e iniziano a decidere che regalo comprare.
Selina è spiazzata, non capisce ma sorride seguendo l’onda di emozione.
Ha segnato un gol importante, un gol che la fa accedere di diritto nel mondo dei grandi.
E nel tripudio generale, tra foto e risate, si sente solo la voce sussurrata di Selina.
“Papà, cacca….”

To be continued

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Il cellulare di papà

Ero al parco con #Selina.
Lei sull’altalena.
Io dietro a spingerla.
Una immagine simile a tante altre li intorno a me.
Poi le sento dire: “papà, metti giù telefono”
“Scusa amore?”
“Papà, metti giù telefono”
All’inizio non capisco.
Poi guardo in basso e ho in mano il cellulare.
Cosa stavo facendo?
Non me lo ricordo.
Una mail? Uno status su fb?
Mi guardo intorno e vedo una immagine simile intorno a me.
Tanti figli che giocano, tanti genitori che guardano il cellulare.
Ho avuto un brivido.
Perdiamo un tempo infinito a scorrere le immagini della vita degli altri e ci perdiamo la nostra in un mondo che non esiste.
Dimentico di spingere mia figlia perchè sono intento a farle una foto da postare sul gruppo dei nonni.
E’ veramente più importante sapere cosa ne pensa dei vaccini uno che mi sta anche francamente sulle palle, piuttosto che ascoltare la risata di mia figlia?
Scrivo alla mia signora e ai miei genitori.
Tolgo internet.
Per le emergenze, chiamate.
Ma solo per le emergenze.
Per tutto il resto, ora non ho tempo.
Sono con mia figlia.

Ps: questo post è stato scritto durante il suo pisolino del pomeriggio, quando si sveglierà andremo a fare una passeggiata.

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Un posto sicuro

Molte volte mi chiedo, come sia riuscito ad arrivare a compiere 33 anni.

Come sia possibile essere 7 miliardi nel mondo.

Visto e considerato che ci sono infiniti pericoli che un bambino deve affrontare e che il posto più pericoloso in assoluto è casa propria!

Angoli, spigoli, oggetti piccoli, prodotti per la casa, coltelli, forbici, fobicine, coltelli da prosciutto…donne è arrivato il pericolo!

Noi intanto abbiamo provveduto a bonificare la casa, facendo quello che si fa di solito:

  • Tutti cassetti sono chiusi con delle fettucce fatte apposta, di quelle che non si aprono neanche se lo vuoi tu, di conseguenza quello che c’era dentro è ormai perduto per sempre. Nella confezione ce ne sono 5. Il primo lo butti perchè non capisci il lato giusto e attacchi la colla dalla parte della maniglia, quindi in pratica saldi il mobiletto senza poterlo più riaprire. Il secondo lo attacchi bene, ma è i due pezzi che dovrebbero unirsi sono troppo lontani, quindi lo stacchi e ricominci. Dal terzo in poi credi di averne capito il funzionamento, ma ormai te ne restano solo due e devi ricomprare un’altra scatola.
  • Tutti gli angoli sono coperti da una mano a forma di zampa di topolino (il fumetto non un topo qualunque). Hai casa invasa da impronte di guanto bianco che coprono gli angoli, ma non di certo tutta la superficie del mobile, che diventa un’arma impropria a tutti gli effetti.
  • Non ci sono più oggetti di arredamento a meno di un metro e venti da terra. Tutto è sospeso a mezz’aria, perchè non puoi mettere mensole altrimenti si fa male la piccola con gli angoli, non puoi metterli su un tavolino perchè la piccola sbatte contro le zampe e poi muove il tavolo e cade tutto, non puoi agganciarli dall’alto perchè altrimenti sembrano quarti di bue in una macelleria… quindi o butti tutto o li attacchi uno ad uno con lo scotch direttamente sul muro!
  • Tutti i prodotti per lavare, pulire, disinfettare sono chiusi in un unico armadio OFF LIMITS chiuso a chiave, con una password segreta e lo scan retinico per evitare fughe accidentali. Il problema è che in un metro quadrato c’è un concentrato talmente alto di sostanze tossiche che se fai un colpo di tosse più forte del normale rischi di far saltare casa in aria.

E nonostante tutti questi accorgimenti, dopo aver messo la gommapiuma sugli angoli del muro come nei parcheggi dei supermercati, dopo aver rivestito i mobili con le bolle che servono per imballare gli oggetti durante i traslochi, dopo tutto questo Selina è riuscita a farsi male.

Come?

Dove?

Nell’unico centimetro di casa non coperto.

Come se lo avesse cercato.

Come se il suo intento non fosse stato quello di camminare o di esplorare, ma di cercare disperatamente la falla nel piano di mamma e papà.

E una volta trovato il bug, buttarsi a capofitto fino alla tragedia.

Anche con mille occhi, però, è impossibile riuscire a proteggere completamente un figlio e forse da una parte è anche giusto così.

Deve imparare, crescere e farsi male.

Cadere e rialzarsi.

Sbucciarsi le ginocchia, farsi quel graffietto che diventerà un racconto per quando sarà grande (“lo vedi questo, me lo sono fatto cadendo da…”).

E noi non possiamo farci nulla.

Possiamo cercare di limitare al minimo i danni.

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GIORNO +220: ALLA RICERCA DEL TEMPO (LIBERO) PERDUTO

Ci sono giorni particolari nella vita di un neo papà.

Quando Giove, Urano e Plutone si allineano una volta ogni 10.000 anni.

Quando la tua squadra del cuore vince il campionato facendo la partita della storia.

O quando tua moglie esce con tua figlia e dice: “la porto da mia madre, ti lascio solo a casa.

Solo a casa.

Solo.

A.

Casa.

Ok hai almeno 3 ore buone per poter fare tutto quello che non sei riuscito a fare in questi nove mesi.

È la prima volta che non hai una urgenza lavorativa, non hai nessuno in casa e puoigoderti tutto il tempo del mondo.

Oddio, troppe cose da fare.

Ragiona.

3 ore non sono poche, anche se mentre chiacchieri e pensi mezz’ora è già passata.

Finalmente il libro che avevi lasciato li da mesi, puoi aprirlo e scoprire come va a finire. Anche se i nomi dei personaggi non te li ricordi, ma non fa niente, finalmente puoi leggere.

Ti metti sulla tua poltrona preferita e ti godo il relax.

Un bel caffè, ecco quello che ci vuole.

Oddio un caffè senza pianti, cambi di pannolini e corse varie.

Si, un bel caffè.

Ti alzi, vai verso la macchinetta e vedi a terra la mensola che ancora non hai montato comprata da ikea 7 mesi fa.

Tua figlia inizia a gattonare, si alza in piedi e prende tutto quello che trova, quindi la mensola va montata e poi chi la sente la tua signora che ancora ti chiede: quando la monti?

Ma si, hai un po’ di tempo, perchè non farlo ora.

Esci e prendi il trapano nel mobile degli attrezzi, gli stop, le viti e tutto quello che potrebbe servirti.

Prendi la prolunga, metti la spina e pensi: certo che sto lavorando anche quando potrei riposare un po’.

Un bel sonno senza risvegli bruschi.

Da quanto tempo ci pensi?

Magari puoi dividere il tempo, una mezz’oretta sul divano e poi fare tutto il resto.

Ti sdrai sul divano e vedi il pc.

L’ultima puntata della tua serie preferita.

Quella che hai lasciato da parte prima di diventare neo padre.

Ma si, sdraiato sul divano con il portatile sulle gambe, una puntata dura 25 minuti e poi ti metti a fare tutto il resto.

E mentre carica, magari puoi andare in bagno.

Ma te lo ricordi l’ultima volta che sei andato in bagno tranquillo senza fretta? Senza dover lasciare la postazione di corsa per una urgenza paterna?

Non ci puoi credere.

Il bagno tutto per te.

Prendi il libro di prima.

Prendi il cellulare.

Lasci la porta aperta!

Appena ti siedi, squilla il telefono.

La tua signora.

Sei andato a prendere Selina?

Come prendere? Perchè?

Sono già le tre, devi andare

Ti sei perso una giornata pensando a cosa avresti potuto fare, senza aver fatto nulla.

E una lacrima scende.

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GIORNO + 79: IO E TE DA SOLI

E’ successo.

Era il momento che aspettavo con gioia e preoccupazione.

La mamma è andata via per lavoro e oggi siamo soli con il papà.

Io e lei.

Da soli.

Panico.

Ok, calmo, tranquillo, sai tutto, sai gestire tutto.

La pappa la dai sempre tu di notte, quindisai come si fa; il pannolino lo cambi sempre quindi non c’è problema; sulla cacca abbiamo ancora delle difficoltà, ma possiamo lavorarci.

Già mi immagino una giornata di sole, io e lei con il passeggino a girare per la città.

O meglio ancora, con il marsupio davanti a girare per le strade.

Con tutti che ci guardano e dicono: ma che bella bambina, ma che bravo papà.

E io a gongolare perchè tutti ti guardano e ti dicono che sei bella.

E io prima ancora di sentirti piangere, mi fermo, prendo il latte e ti do da mangiare su una panchina in mezzo al verde, e tutti ci guardano e dicono: ma che bella bambina, ma che bravo papà.

E faremo la spesa, e guarderemo film in tv e giocheremo sul tappeto, rideremo e farai tante ninne.

….

Il rumore della porta che si chiude alle spalle di mia moglie e il pianto sincronizzato di mia figlia mi riportano alla realtà.

Lei piange, io le do il latte, lei piange ancora, allora le cambio il pannolino ed è piena di pupù e preparo l’acqua calda ma non troppo e la lavo ma ho dimenticato l’asciugamano e lei starnutisce perchè ha freddo e il fasciatoio è chiuso e con una mano è difficile da aprire ma non sai dove poggiarla, la cambi ma ha i pantaloni sporchi quindi devi prendere un altro completino ma non sai dove sta e non vuoi chiamare aiuti esterni quindi prendi il primo che trovi e la rivesti, ma continua a piangere e finalmente con il latte si calma.

E non sono passati neanche 10 minuti.

Decido che forse una passeggiata può distendere un attimo il clima di tensione che si respira dentro casa.

Prendo il marsupio e inizio a guardare le 615 pagine di istruzioni.

Ok, forse è meglio la fascia.

Invece delle istruzioni, la fascia ha addirittura un dvd per capire come si mette.

Bene, direi che la metto direttamente nel passeggino.

Appena messa sul passeggino, inizia a lamentarsi, si muove, si agita e non capisco cosa può volere.

La porto in strada e il sole ci accoglie con i suoi raggi.

Forse anche troppi raggi.

Ho appena scoperto che mia figlia in realtà è l’ultima reincarnazione di Dracula, visto che odia perdutamente il sole.

Abbasso completamente il tettuccio del passeggino e provo a camminare un po’. Lei sembra tranquilla, ma così blindata nel passeggino tutto chiuso sembra di portare a spasso uno scaldabagno.

Provo ad alzare un po’ il tettuccio e un urlo da dentro mi fa capire che forse è meglio stare fermo.

Entro per fare la spesa ma non mi accorgo che il tempo di preparare la borsa, metterla sul passeggino e scendere con lei è stato troppo lungo, quindi ora lei ha fame.

Cerca di corsa una panchina, o anche un muretto, mi accontento di un angolo pulito, una sedia di un bar, vi prego qualcosa….

Ti siedi su una sedia di fortuna, la prendi in braccio, prendi il latte ma dimentichi il freno del passeggino che come nella Corazzata Potemkin sta per investire una serie di passanti.

Fortunatamente il tuo piede è più reattivo della tua testa e riesce a frenare la ruota mentre continui a dar da mangiare a tua figlia.

Mentre le dai da mangiare, evidentemente passano davanti a te tutte puericultrici che hanno l’esigenza di doverti spiegare come tenere tua figlia, come darle il biberon, l’angolazione giusta… ma soprattutto vedendo un padre da solo ti trattano come l’ultimo dodo ancora in vita e ti guardano come a dire: povera bambina…

Decidi di tornare su anche perchè ha il pannolino bagnato, ha rimesso sulla tua camicia e ha evidentemente sonno ma non riesce a dormire.

Entri nell’ascensore ed è esattamente della grandezza del passeggino, ma senza le ruote.

Quindi devi smontarle, entrare e rimontarle fuori.

Il tutto con lei dentro.

Entri in casa, la metti sul letto e squilla il telefono.

Tua moglie ti chiede come va.

Tu guardi l’orologio e vedi che sono passate appena 3 ore.

Da uomo fai finta di niente e dici: tutto a posto, fai pure con comodo.

In realtà vorresti solo piangere chiedendole di tornare.

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GIORNO +91: ALL NIGHT LONG

ALL NIGHT LONG

(Morire, dormire, sognare forse… – W. Shakespeare)

La poppata delle 3.00 è un problema.

Perchè arriva nell’esatto momento in cui tu sei in piena fase rem e tutto vorresti meno che alzarti, contare quanti cucchiaini di latte in polvere usare, scaldare l’acqua metterla nel biberon, agitare il tutto e darle da mangiare.

In più quello che sistematicamente accade è che lei si addormenta dopo il pasto, tu resti sveglio perchè ormai il cervello si è attivato.

E quando finalmente Morfeo richiama il tuo corpo a se, sono già passate tre ore e devi di nuovo ricominciare da capo con il latte.

Ma c’è una notte, una in particolare, in cui tutto cambia.

Ed è la notte in cui salta la poppata delle 3.00.

Il bioritmo di un uomo si tara facilmente su degli orari prestabiliti, quindi alle 3.00 ero già in allerta nel sentire i classici rumori del risveglio.

Niente.

3.30.

Niente.

Mi alzo per andare a controllare.

Il primo pensiero, quello più ovvio, è che si sia soffocata con qualcosa.

Invece la vedo beata che dorme, russa anche un pochino.

Ah, si è mossa. Ecco, lo sapevo, vado a preparare il latte.

Esco, torno in camera convinto di trovarmi due occhi sbarrati e le lacrime pronte a scendere.

Niente.

4.05.

Sveglio la mia signora, e insieme ci ritroviamo davanti al lettino, con in mano il latte ormai freddo e lei che dorme beata con le braccia alzate.

5.01.

Niente.

“Chiama il pediatra, ha fatto il giuramento di Ippocrate, deve rispondere a qualunque orario.”

“Ma perchè? Dorme.”

“Eh, ma non ha fatto la poppata delle 3.00”

“Va bene, ma sta dormendo, non mi sembra denutrita”

“Svegliamola”

E mentre mia moglie tenta di bloccarmi perchè voglio destare mia figlia, ecco che lei apre gli occhi dolcemente, ci guarda e ci sorride beata.

Ore 6.25.

Il sorriso dura circa mezzo secondo. Poi il pianto da fame cancella una notte insonne.

Questa volta però non è colpa sua, siamo noi che non ci abituiamo ai cambiamenti, anche se sono cambiamenti positivi.

Ah, per la cronaca, il giorno dopo ha rifatto la poppata delle 3.00.

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GIORNO +57: LA PRIMA VACANZA (IN TRE) – Prima parte

Agosto.

Non un agosto qualunque.

L’agosto più caldo degli ultimi 200 anni.

Non so come combattevano il caldo 200 anni fa, so che io, la mia signora e la piccolina ci siamo murati in casa sotto l’unica fonte di refrigerio che è il condizionatore.

N.B.: ricordarsi di santificare chi ha creato il condizionatore.

Non potendo però vivere di sola aria (seppur condizionata), ogni tanto dovevamo uscire per la spesa e il posto perfetto era il centro commerciale.

Ogni volta che entro in un centro commerciale, mia figlia crolla dal sonno.

Ma non potevamo continuare a fare su e giù per un grande magazzino, quindi ci armiamo di pazienza e coraggio e cerchiamo una settimana da qualche parte.

Certo, cercarla ad agosto è come cercare una zona d’ombra nel deserto a mezzogiorno, ma la speranza è l’ultima a morire.

Mare non piace a me.

Montagna non piace a lei.

Collina è noiosa.

Pianura fa caldo.

Lago… lago!

Abbiamo trovato lago nel pagliaio. (scusate.)

Un buon compromesso tra mare e montagna, tra caldo e fresco; si scegliamo il lago di Garda, dove siamo stati anche l’anno precedente (ma in due).

CONSIGLIO PER I PADRI: Quando si deve partire, si deve calcolare un periodo di ritardo standard da collegare alla propria signora. Una volta capito il tempo di attesa, lo si deve moltiplicare per 3 per capire quanto ci metterete ad uscire una volta che avrete un figlio/a.

La regola del 3 può sembrare esagerata, ma per qualunque cosa vogliate fare, sappiate che il tempo che ci mettete sarà triplicato, è matematico.

Partiamo all’alba, prima poppata delle 6.

Io do il latte, la signora finisce le valigie.

Io finisco il latte, la signora non finisce le valigie.

Le do una mano, perchè in più c’è da fare anche la valigia della bambina.

VALIGIA MIA:

  • n° mutande a seconda del numero dei giorni
  • stesso per i calzini
  • 1 pantalone lungo (con l’altro ci parto)
  • 1 pantaloni corti (ma tanto farà freddo)
  • 4 magliette corte
  • 2 magliette lughe
  • un maglioncino
  • sacchetto con spazzolino, deodorante, sapone…
  • un libro + caricabatterie cellulare.

VALIGIA DI LEI:

  • 2 gonne
  • 3 pantaloni lunghi
  • 2 short
  • 3 paia di scarpe
  • 5 camicie
  • 4 maglie
  • un costume da bagno
  • un maglione di lana
  • una coperta di cotone
  • mutandine e calze in numero superiore ad infinito
  • reggiseni q.b.
  • Un prosciutto (per il viaggio)
  • Sciarpa e giacca a vento
  • Un libro
  • Un’altra borsa per trucchi e struccanti

LA BORSA DELLA BAMBINA:

  • Termos con l’acqua calda
  • Dosi del latte in polvere.
  • Pannolini.
  • Fasciatoio portatile.
  • Pezzetta per eventuale ruttino
  • 2 biberon (meglio 3)
  • Tisana in polvere
  • Altra busta di latte in polvere
  • Vestitini corti
  • Vestitini lunghi
  • Acqua per lei
  • Ciucci
  • Pulisci ciuccio
  • Copertina leggera e pesante
  • Cambio delle lenzuola della culletta

IMPORTANTE: RICORDARSI DI PORTARE IL CUCCHIAIO DOSATORE PER IL LATTE IN POLVERE

Ok, abbiamo preso tutto.

La domanda spontanea è: ma non potevamo farle ieri le valigie? Non trovo risposta nella mia signora.

“Devo però almeno pulire la cucina, altrimenti quando torniamo è sporca”

Intanto il tempo scorre.

“Ok, ci sono. Partiamo?”

E la piccola piange.

“Oddio, perchè piange?”

“Perchè sono già passate tre ore. Ha fame.”

E così l’idea di partire all’alba sfuma inesorabilmente.

CONTINUA….

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GIORNO +63: RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI ( Ovvero consigli per chi si fosse messo in contatto solo ora)

Dall’alto dei miei due mesi e mezzo di paternità ho capito alcune cose che prima ovviamente non sapevo.

Ho sempre odiato le frasi tipo: “non sei genitore, non puoi capire”.

Ora che lo sono capisco.

Ma non per questo infierisco su chi non ne ha.

Prima della nascita di mia figlia ho studiato praticamente di tutto.

Avrei potuto prendere una laurea in puericultura o perlomeno organizzare un corso per la regione su come si cresce un figlio.

Poi lei è nata veramente.

E ho buttato tutti i libri e il sapere che avevo.

Ecco di seguito le 10 cose che ho capito fino ad ora (e che sicuramente saranno sbagliate tra qualche mese)

1 – Non sottovalutare i giorni del parto.

Nel giorno più bello della vostra vita, la tua signora sarà in ospedale a fare il lavoro più duro, mentre noi saremo senza far niente in attesa.

Sbagliato! GODITI QUESTI GIORNI. Passeranno molti anni prima di riavere casa completamente per te senza nessuno. Dormi, mangia, ubriacati, (ri)guarda tutta la saga di Guerre Stellari. Fai qualunque cosa, ma falla. Fidati.

2 – Non siamo così inutili.

Appena nata, tutti corrono in ospedale a complimentarsi.

Tutti baciano la tua signora.

E tutti ti dicono: va beh, ma tu non hai fatto niente, il grosso lo ha fatto lei.

E tu sei relegato al ruolo di parente lontano, che viene a trovare la nascitura.

Addirittura alcuni ospedali non ti fanno neanche rimanere dentro in quanto padre, ma hai gli stessi orari di Zia Elide che viene dall’umbria.

Ma non disperare.

Il ruolo del padre è quello del filtro. Siamo muri contro il mondo che vuole allungare le dita e dar fastidio al sonno di tua figlia, siamo il supporto per i primi giorni della nostra signora che è ancora bombardata dagli ormoni, siamo i risponditori di telefono mentre lei allatta…

3 – Un figlio non avvicina.
Lo so che questo che sto per dirti distrugge ogni tua idea di romanticismo e sicuramente mi creerà mille commenti feroci di tante mamme, ma in realtà un figlio non avvicina la coppia, ma la allontana.

Un figlio trasforma l’equilibrio che avete creato mentre eravate in due, lo distrugge e ne crea uno nuovo. Ma per crearlo, bisogna essere realmente forti e sapere che questo tempo passerà.
Se riuscite a superare questa prima fase, poi non ce ne sarà per nessuno.

Un figlio non avvicina, ma cementifica la coppia se è forte di partenza.

4 – Non serve dormire prima.

La frase classica mentre si è in attesa di un figlio è: Hai dormito tanto? Tra poco non lo farai più.

Il problema è che non siamo un accumulatore di sonno, non abbiamo (purtroppo) una batteria di riserva che intanto possiamo mettere a caricare mentre facciamo altro.

Quando nascerà, ti terrà sveglio la notte.

Ma se siete in due potete organizzarvi con i turni (se non allatta al seno), puoi dare una mano a fare tutto il resto mentre lei allatta, potete dividervi il peso e dormire mentre l’altro cura la bambina.

E’ un gioco di squadra, solo che adesso la squadra è a 3.

5 – Lui/Lei lo sa quando mangi.

L’orologio biologico di un figlio non è tarato su un suo bisogno fisiologico.

Questo è quello che vogliono farvi credere.

In realtà lui/lei sa quando mangi.

Ed è esattamente in quel momento che avrà fame!

Vedo mia figlia dormire serenamente.
Allora cucino, preparo qualcosa, compro roba già pronta…

Appena porto la forchetta alla bocca sento: “waaaaa”

E’ così per tutti.

Non prendo un caffè caldo da oltre due mesi.

6 – Aspetta prima di toglierlo (il pannolino)

C’è un simpatico gioco che fanno praticamente tutti i bambini: appena li cambi, nel passaggio dal vecchio al nuovo pannolino, decidono che quello è il segnale per fare pipi.

E’ matematico, non si sbaglia.
E allora ricorda: una volta aperto il pannolino, prima di mettere il nuovo, aspetta.

Aprilo, ma lascialo li.

Ah, lo avessero detto a me….

7 – White noises

E infine arrivò la prima colica.

Un pianto disperato, senza sosta.

Non c’era niente al mondo che potesse calmarla o lenire questo dolore devastante.

Poi la mia signora decide di accendere il phon, perchè lei si calma così quando le fa male qualcosa.

E magicamente il pianto sparisce.

Si chiamano White noises e sono tecnicamente dei rumori continui tipo l’aspirapolvere, il ventilatore, il phon… e servono ad annullare gli altri suoni intorno e a tranquillizzare il bambino.

Esistono anche delle applicazioni sul cellulare, dove si possono mettere questi suoni vicino la culletta.

Con la mia funzionano.

8 – La cacca NON è santa

Non so chi abbia messo in giro questa voce, ma sicuramente era uno senza figli.

I bambini fanno la cacca non ancora con regolarità e molte volte hanno dei fastidi e problemi.

Il punto è che quando la fanno, l’ONU viene a bussare per chiedere se abbiamo armi di distruzione di massa.

A volte non credo sia concepibile che un essere così piccolo possa produrre qualcosa di così grande. Ma soprattutto lei aspetta me, quando siamo soli e quando sa che sono più vulnerabile.

Allora colpisce.

E di santo c’è veramente ben poco…

9 – Se piangi, se ridi…

Fortunatamente mia figlia ha iniziato a ridere da subito.

Forse perchè ancora non sa cosa le riserverà il futuro.

O forse perchè mi sta prendendo in giro su come mi comporto con lei.

Sta di fatto che quando piange ha dei codici ben precisi e ogni pianto ha un significato diverso.

Mano in bocca = Pappa

Mano sull’orecchi = Ninna

Gambe in alto = Puzzetta

E così via fino a creare un vocabolario Italiano-Selina, Selina-Italiano

Fondamentale: Tutti i bambini hanno il singhiozzo e il rigurgito.
La prima volta è devastante. Ti senti impotente e pensi che non ci sia più niente da fare. Dopo la quarta volta hai già capito che si tratta solo di doverla cambiare di nuovo.
Non ti agitare, è normale.

Il singhiozzo passa da solo, oppure basta un goccio di latte/tisana da farle bere per riassestare il diaframma.

10 – Stai qui, ora.

Non andare troppo a pensare a cosa farà all’università.

Non pensare a come potrebbe essere quando sarai tu vecchio e lei ti accudirà.

O anche solo a quando camminerà e sarà autonoma.

Pensa ad ora.

Al primo sorriso.

A quando ti guarda e ti riconosce.

Al suono dei suoi versetti.

Stai qui e goditi tutto, ogni giorno c’è qualcosa di nuovo.

E ogni giorno scopri qualcosa di te che non sapevi.

Goditela.

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GIORNO +20: TANTO PE MAGNA’

L’allattamento al seno è una immagine idilliaca di vita e di gioia.

Con il latte artificiale anche noi uomini possiamo dar da mangiare ai nostri figli e diventare parte integrante della loro crescita.

La prima volta che dai il biberon a tua figlia è un momento magico, la guardi e pensi: che meraviglia.

La prima volta.

Già dalla seconda la magia inizia a scemare.

Calcolando che un neonato mangia in media 8 volte al giorno (ossia circa una volta ogni tre ore), la magia si perde completamente già dopo la prima settimana.

Ad un certo punto diventa un vero e proprio lavoro, con ritmi precisi e prassi da seguire.

Mia figlia credo sia nata a Greenwich perchè ci si può regolare l’orologio sulle sue poppate.

Apre gli occhi e piange come se non mangiasse da sei mesi, anche se ne ha soltanto due.

Un pianto disperato, che sembra implacabile.
Ma che immediatamente smette con l’arrivo del latte, come se fosse la bambina più buona della storia delle bambine.

La prima volta non sai come tenerla, sei attento alla posizione, usi un cuscino per spostarla, inclini il biberon in modo che non si formi aria nella tettarella.

Dopo una settimana sei una macchina da guerra, allatti con una mano e con l’altra stai scrivendo al cellulare mentre guardi la tv. Tua figlia si trova in posizioni talmente innaturale che ogni tanto ti stupisci di come un corpo possa essere così flessibile.

E anche se la tieni nel modo corretto, arriverà sempre qualcuno a dirti che stai sbagliando.

Tua madre, tua moglie, tua suocera, il vicino di casa: la testa è troppo alta, troppo bassa, attento al biberon, ma come la tieni?….

Un uomo che allatta è una scena che sicuramente risulta dolce vista da fuori.

Non alle tre di notte.

Alle tre di notte non c’è niente di dolce.

La poppata delle tre è devastante. Tua figlia riesce a prendere il momento esatto in cui la fase REM è al suo apice e nel tuo sogno stai per salvare la principessa.

Ti alzi impaurito pensando che ti stiano bombardando e che la civiltà ormai non abbia più scampo, mentre invece è solo lei che ha fame.

Metti l’acqua nel biberon.

E lei piange.

Metti il latte in polvere.

E lei piange.

Ti ricordi di non aver scaldato l’acqua, quindi butti tutto.

E lei piange.

Metti l’acqua riscaldata nel biberon.

E lei piange.

Metti il latte in polvere.

E lei piange.

Agiti.

E lei piange.

La prendi in braccio, le dai il biberon.

E lei sorride al mondo.

Finita la poppata, scatta il momento ruttino.

Ognuno ha la sua tecnica, io la metto sulla spalla e cammino per la stanza.

CONSIGLIO PER I PADRI: Qualunque sia la vostra tecnica, non vi annoiate troppo in fretta. Se non fa uno o meglio ancora due ruttini, nel momento in cui la mettete giù, avrà un rigurgito stile film dell’orrore e non solo dovrete lavarla e cambiarla, ma dovrete di nuovo darle da mangiare.

Quando lei dorme, beata e angelica, voi ormai avete irrimediabilmente perso il sonno.

C’è chi guarda la tv, chi legge, chi passeggia.

E chi scrive un blog.

Ore 3.53, provo a dormire, va.

Buonanotte.

Pubblicato in: Alimentazione, Consigli, Diario, Primo Trimestre

GIORNO +30: IT’S A WAR, BABY!

Tralasciate le convenzioni tipo: “un figlio ti cambia la vita” – “ti innamori appena lo vedi” – “e’ una cosa meravigliosa”, c’è un’unica frase che unisce tutti i neopadri: “E’ una guerra”.

Come in tutte le guerre, impari subito a riconoscere gli alleati da quelli che non sono ancora stati toccati dalla battaglia.

Torni a casa e tutto ti sembra diverso.

Non è il mondo come lo conoscevi, non c’è nulla che ti ricorda la tua casa del passato.

Riconosci subito una casa abitata da un neonato perchè ha:

  • ovunque fogli scottex per asciugare, pulire e poggiare gli oggetti
  • un pentolino con dell’acqua sui fornelli per sterilizzare
  • diversi set di biberon su vari mobiletti
  • il tavolo del salone adibito a fasciatoio
  • carrozzina, ovetto, passeggino messi in un angolo

Un neo padre lo riconosci subito.

Ha le occhiaie marcate, non da feste notturne ma dalla poppata delle 3.

Ha l’inconfondibile odore di bambino, un misto tra caccasanta e latte.

E’ vestito uguale all’ultima volta che l’hai incontrato.

Ma soprattutto quando ti vede, ti riconosce e ti fa un impercettibile gesto di intesa, che solo noi neopadri possiamo capire.

E’ una guerra, e siamo tutti dalla stessa parte.

Il vantaggio è che se un neopadre incontra una neomamma, questa sarà la sua consigliera per tutto. Dovevo comprare un ciuccio e non sapevo la dimensione esatta.

Ho chiesto ad una farmacista da poco mamma, per poco non regalava metà dei prodotti del banco ed era disposta a fare da baby sitter a mia figlia.

Un amico (già padre) mi ha detto: “Come va? Di che va male, mi raccomando!”

“Perchè?” – ho risposto io

“Perchè se dici che va bene, ti tiri dietro tutte le sfighe di quelli che hanno i figli che piangono sempre!”

Ed è vero.

Quando all’inizio mi dicevano: Eh, non dormi la notte, vero?

Io rispondevo: In realtà si fa anche 4/5 ore di fila

La risposta nei loro visi era un misto di delusione, invidia e odio puro.

Ora dico sempre: “lascia stare, non chiudo occhi da un mese!”

Questo rasserena gli animi e fa vivere in serenità la famiglia.

Ma soprattutto riconosci i neopadri da i nonpadri (o dai padri che hanno figli molto grandi) dalla reazione di quando vedono tua figlia dormire.

I nonpadri allungano le mani, la toccano e cercano di svegliarla per vedere cosa fa.

I neopadri ti stringono la mano, sgozzano un capretto in onore di una divinità pagana e se ne vanno in silenzio senza svegliarla.

Perchè quando un bimbo dorme è tutto merito suo.

Quando si sveglia è solo colpa tua.

Come si dice in tutte le guerre, bisogna solo pensare che stiamo lottando per la pace, per un futuro migliore, in cui lei sarà grande e vorrà dormire e voi la sveglierete di notte solo per il gusto della vendetta…