Pubblicato in: Diario

Quanto sei bono

Da quando è nata, con Selina abbiamo un rapporto molto pomicioso.
Ci baciamo sempre ed ogni occasione è buona per farci le coccole.
Credo che il contatto sia fondamentale per la crescita di un bambino e che il pudore arriverà, ma fino a quel momento mi godo la naturalezza e la purezza di tutti i nostri piccoli gesti.
L’altro giorno ero a passeggio con lei mano nella mano.
Ad un certo punto mi sussurra:
“Papà, devo dirti una cosa”
E si mette un dito davanti la bocca.
Io mi inginocchio e la guardo negli occhi.
“Quanto sei bono!”
E mi stampa un bacio infinito sulla bocca!
Per me la vita poteva finire qui, avevo raggiunto l’infinito e oltre.
Ci stacchiamo e lei sorride e a me si scioglie il cuore.
Solo che sento una presenza dietro di me.
Mi giro e ci sono due signore sulla panchina che ci guardano.
Parlottano tra di loro e fanno evidenti cenni di no con la testa.
Mi guardo intorno per capire se sono io l’oggetto della discussione.
Siamo soli.
Direi di si.
Mi avvicino e chiedo: “Scusi, c’è qualche problema?”
Le signore avvampano, come succede sempre a chi è forte quando gli altri non vedono.
Faccio per andarmene.
“Non si dovrebbero fare queste cose in mezzo alla strada”.
Mi fermo.
“In che senso, scusi?”
“Niente. Niente.”
“Non dovrei baciare mia figlia in pubblico? E perchè?”
“I figli si baciano di notte. E poi lei è il papà.”
“Quindi solo le mamme baciano?”
Farfugliano qualcosa.
Decido di andarmene, prima di diventare volgare.
“Papà che succede?”
“Niente amore, purtroppo devi sapere che ci sono delle persone tristi, che vedono tutto scuro e che non vogliono che gli altri siano felici”
“Perchè?”
“Perchè è più facile essere tristi”
“E noi dobbiamo essere tristi?”
“No amore, noi siamo forti. E poi c’è papà, non puoi essere triste”
“Quanto sei bono”
E mi da un altro bacio.
 
Perchè nel 2018 dobbiamo ancora sentire questi commenti?
Perchè se devo portare mia figlia in bagno, quello per i bambini lo trovo solo nel bagno delle donne?
Perchè si lotta per la parità dei diritti in tutte le forme e quando invece si tratta di essere genitori, noi padri siamo “meno”?
L’affetto è fondamentale per la vita, ed è in questa prima fase che si impara a stare con gli altri, a voler bene e ad avere un buon rapporto con il fisico.
Non lesinate abbracci, non vi fate condizionare dagli altri, da quello che dirà la gente.
La gente dirà di aver visto un uomo che baciava un bambino.
Io dirò di aver visto un padre innamorato, che bacia una figlia innamorata del padre.
Annunci
Pubblicato in: Diario

NIENTE PANICO – Nuova edizione!

E’ con orgoglio e commozione che vi presento la nuova edizione di Niente Panico.

Più storie, più consigli, più papà!

Vuoi fare un regalo ad un amico?

Stai per diventare papà e vuoi saperne di più?

Vuoi fare uno scherzo al tuo lui?

Regala e fai regalare NIENTE PANICO – Come sopravvivere alla paternità

https://amzn.to/2uHPIgO

 

Pubblicato in: Diario

Mi scappa papà

In macchina con Selina.
– papà!
– eh?
– devo fare la cacca.
– oh no, Selina. Puoi tenerla fino a casa?
– non hai capito che me la sto perdendo?
– Si ho capito, ma tieni stretto il sederino, papà sta correndo.
– corri papà, perché poi sporco tutto
– No per carità. Vuoi che mi fermo?
– Si!

Cerco un posto ma è tutto aperto.
Trovo una siepe.
Butto la macchina in mezzo alla strada con le quattro frecce.

– sbrigati papà.
– un attimo, ste cazzo di cinture
– Che hai detto?
– Niente amore, non ti ci mettere pure tu… Ecco ti ho slegata. Dai corriamo.

Tira giù tutto, posizione strategica.
Sforzo.
Prooot.

– ahahah ho fatto solo la puzzetta. Ho fame, andiamo a casa?

Schiavizzato da una cosa di un metro scarso.

Pubblicato in: Diario

Selina Cossa Giuntoli

Da poco è uscita la normativa per cui il figlio si può chiamare anche con il cognome della madre.

Una bellissima cosa che serve anche a mantenere delle tradizioni che potrebbero far sparire una famiglia (avendo solo successioni femminili).

Detto questo, decido di informarmi per fare un regalo di natale alla mia signora, dando a Selina il doppio cognome.

Dai, che sarà mai, mi dico, roba di qualche giorno ed è fatta.

Ahahahahah.

Illuso.

Se lo avessi fatto all’atto di nascita, mi sarei risparmiato un bel pò di lavoro.

Allora faccio prima a spiegarti, o padre che vuoi mettere il doppio cognome al tuo erede, come fare.

 

Ecco di seguito la procedura (valida per Roma come indirizzo, ma basta cercare l’indirizzo della prefettura della propria città):

inviare per posta (preferibilmente con raccomandata A/R) al seguente indirizzo:

Prefettura U.T.G. di Roma – Area II ter Ufficio Cambio Nome e Cognome -Via IV

novembre, 119/A 00187 Roma (RM)

queste cose:

 

– Marca da bollo da € 16,00 applicata sul foglio definito “Modello C” (che trovate in questo post) e firmata da entrambi i genitori o da chi esercita la

potestà;

– Dichiarazione sostitutiva di certificazione (che trovate in questo post), una copia per il padre e una per la madre, compilata in tutti i punti

– Fotocopia documento di identità in corso di validità di entrambi;

oppure portare il tutto all’Ufficio Corrispondenza della Prefettura di Roma in Via di Sant’Eufemia,

23 dal lunedì al venerdì dalle h 8,30 alle h 13,30.

 

Fatto questo vi telefoneranno dopo un po’.

Fate attenzione, perchè vi chiameranno dicendo: “Lei è il signor XXX? Prefettura di Roma”

Ci ho messo un po’ per riprendere colore e capire che si trattava dei documenti di Selina.

Ti daranno un appuntamento presso la prefettura, in un orario tra le 10.00 e le 13.00.

Prima di entrare devi munirti di una seconda marca da bollo da 16 euro.

Nella stanza del prefetto ti faranno firmare un foglio e lo appenderanno per un mese prima di ricontattarti.

Seconda telefonata, seconda paura, secondo appuntamento.

E indovina un po’?

Devi andare al prefetto con… la marca da bollo da 16 euro!

Ultimo atto quindi, una firma e tutto è fatto.

Non serve essere in due, basta uno dei genitori con la delega dell’altro.

Al di la dello sbattimento di andare e venire e delle marche da bollo, sentire Selina dire:

“Io mi chiamo Selina Cossa Giuntoli”

è sicuramente una gran bella cosa.

Buona avventura!

 

Ecco i file da scaricare.

CAMBIO COGNOME MINORENNE – pdf

Dichiarazione sostitutiva di certificazioni

MODULO C – pdf

 

Pubblicato in: Diario

Lettere per quando crescerai

Sono un appassionato di Baricco.
Sono un inguaribile romantico.
E sono innamorato di mia figlia.
La commistione tra queste tre cose mi ha portato a fare una cosa totalmente folle.
Praticamente da quando è nata, le sto scrivendo delle lettere.
Lettere che le darò un giorno, quando sarà grande.
Una lettera per ogni evento importante.
Quando ha camminato.
Quando ha detto la prima parola (papà, ovviamente).
Quando ha compiuto gli anni.
O semplicemente quando volevo raccontarle una cosa.
Le sto scrivendo a mano, su carta, le imbusto e ci scrivo sopra:
Da aprire solo quando….
E di volta in volta metto un quando diverso.
Quando sarai più grande.
Quando avrai 18 anni.
Quando sarai felice.
Quando avrai la prima delusione d’amore…
Forse è solo un mio gioco inutile, magari non apprezzerà o forse quando lo farò io non ci sarò già più.
Ma mi piace pensare un giorno di aprire un bauletto e rovesciarle addosso tutte le lettere che ho scritto e non le ho ancora dato.
Voglio tornare alla carta, a scrivere a mano.
A imbucare lettere nella cassetta rossa.
A leccare il francobollo e sentire il sapore di colla.
E a vedere il lento ingiallirsi della carta, che segue l’andamento degli anni e ne impreziosisce il ricordo.

Oggi ne ho scritta un’altra, per san valentino.
“Da aprire quando sarai innamorata di qualcuno, e non più del tuo papà.”
Buona lettura amore

Pubblicato in: lettera, Pensieri

QUANDO SARAI GRANDE

Mi mancherà sentire che mi chiami appena sveglia

che ti affacci dal letto e mi sorridi da dietro al ciuccio.

Che quando ti vesto ci metto due ore

perchè scappi in continuazione

ma quando ti tolgo la maglietta

vuoi stare abbracciata perchè ti piace il contatto.

Mi mancherà lavarti il viso la mattina

mentre ti passo la mano bagnata

e tu fai un suono dalla bocca

e io batto il palmo sulle tue labbra

e facciamo come fanno gli indiani.

Poi prendo il pupazzo di tela

e ti asciugo facendo finta di mangiarti.

Quando sarai grande mi mancherà l’innocenza dei tuoi baci

e del dire: ti sono mancata eh?

Del lattuccio sul divano

e dei calci che mi dai da sotto il tavolo quando mangiamo.

Stai crescendo a vista d’occhio,

e ogni giorno mi sembri sempre più grande.

Mi mancherà averti piccola.

Ma per me lo sarai sempre.

E mi godo ora ogni singolo momento

per ricordarmi che quando sarai grande

io sarò sempre il tuo Papino speciale

Pubblicato in: Diario

I bambini sono cattivi?

Arrivo all’asilo di Selina e la trovo che gioca sul dindolò (come lo chiamate voi? Quello che ha un perno centrale e due posti per sedersi ai lati… va beh).
E’ da sola e si spinge a velocità incredibile.
Ride.
Mi avvicino e le dico che dobbiamo andare.
“Aspetta papà. Sto finendo. Ancora un minutino”
E continua nella sua corsa sfrenata.
Ad un certo punto arrivano due bambini più grandi.
E per più grandi intendo 5 anni, non di più.
Hanno un secchio a testa pieno di pietre grosse.
Uno ha gli occhi blu intensi e l’altro è magro magro.
Occhi blu si avvicina e dice.
“Scendi, questo gioco è nostro”
E io:
“Ma no, ci giochiamo a turno, che dici?”
“No”
“E perchè no?”
“Perchè l’ho detto io”
“E chi saresti tu?”
Si, ok, mi metto a discutere con un bimbo di 5 anni.
Ma non volevo far credere a lui che questa fosse la strada giusta e tantomeno a Selina che dovesse cedere così.
Si avvicina l’altro magro magro.
“Ho detto vai via, altrimenti”
E prende un sasso in mano,
Mi metto davanti a Selina, che intanto continua a giocare, ma un pò più lentamente.
“Hey, metti giù quel sasso. Mica vuoi fare del male a qualcuno”
“Si, a lei se non scende”
Ecco.
Ora per la sacra scuola di Hokuto ho dovuto chiedere a tutte le stelle del cielo di darmi la forza per non lanciare il bambino al di la della stratosfera.
“Lo sai che non si minacciano le persone con i sassi, e neanche con le parole”
Respira.
“Io faccio come mi pare”
E lancia il sasso non in direzione di Selina (bontà sua) ma da una parte a caso.
Mi avvicino ma prontamente arriva una maestra che dice: “E voi che ci fate con questi sassi? Forza, a metterli subito a posto”.

Non conosco i genitori di questi bambini.
Ma mi chiedo se sappiano di questi atteggiamenti.
Se a 5 anni fanno così e la passano liscia, perchè non farlo a 20 o a 40?
Se un sasso può farti scendere da un gioco, perchè un coltello non può darti i soldi di un altro?
Sto esagerando, lo so, ma è in questo momento che si forma una persona, a questa età si costruisce il carattere del futuro.

E allora mi domando, è questo il futuro che devo aspettarmi?

Pubblicato in: Diario

Il taglio delle unghie

IL TAGLIO DELLE UNGHIE

Lo continuiamo a rimandare.
Dai, facciamolo quando dorme.
Oh no, me ne sono dimenticato.
Va beh, domani ormai.
Poi però la decenza supera l’imbarazzo.
E con la mia signora ci si guarda negli occhi.
“Queste unghie vanno tagliate”
“Si, hai ragione, rischia di farsi male”
“Bravo”
“Grazie”
“Eh…”
“Che..?”
“Chi lo fa?”
“Ah, non lo facevi tu?”

E andiamo avanti così fino al giorno dopo.
Il problema vero è che Selina, come avvicino il tagliaunghie, urla come una disperata, neanche usassi tronchesine per portar via la prima falange.
Quindi ci facciamo forza.
Entriamo in camera, ne troppo presto altrimenti si sveglia, ne troppo tardi altrimenti si sveglia.
Io con la torcia del cellulare.
La mia signora con in mano il tagliaunghie rosa.
Come agenti della CIA strisciamo a terra fino al suo lettino.
Dorme ancora.
Accendo la luce del cellulare e la punto solo sulla sua mano destra.
Prima unghia.
Il rumore del taglio la fa muovere.
Spengo il cellulare.
Ci buttiamo a terra.
Tutto tace.
Il respiro torna normale.
Continuiamo con l’operazione.
La prima mano è fatta, ora manca la seconda.
Solo che Selina è da un lato e quindi l’altra mano è sotto il cuscino.
Quindi alzo il cuscino, punto la luce sulla mano, mentre ci incastriamo con la mia signora per non pestarci i piedi.
Il cellulare mi scivola dalla mano e il fascio di luce colpisce esattamente gli occhi della piccola.
Con il piede copro la luce, con l’altra mano le chiudo gli occhi.
Anche l’ultima unghia cede.
Ce l’abbiamo fatta.
Ci guardiamo soddisfatti, spegniamo la luce e restiamo li a guardarla.
Bella, addormentata e con le unghie corte.
La prossima volta sarà più facile.
Ci diciamo.
La prossima volta.

Pubblicato in: Diario

Che vuol dire ti amo?

– Papà che vuol dire ti amo?
– Vuol dire che ci tieni a quella persona e che non vuoi che le succeda mai niente di brutto.
– E se fa brutto?
– Allora cerchi di farla stare di nuovo bene.
– Vuoi il mio ciuccio?
– Si amore, ti amo anche io.