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La prima fiera dei Papà

Ci siamo.
Domenica 24 marzo ai Pinispettinati di Roma prenderà vita la prima fiera dei Papà.
Un modo per farci sentire, per scoprire tante storie diverse e per divertirsi insieme ai nostri figli.
Ci sarà una area giochi attrezzata, laboratori padre-figli, truccabimbi, un barbiere gratuito, un mercatino, la croce rossa che proporrà delle dimostrazioni di manovre di disostruzione pediatrica, da mangiare e da bere, musica dal vivo, ospiti live e tanti libri.
Le previsioni dicono che ci sarà anche il sole.
Che vuoi di più?

Ci sarai?

Qui l’evento FB

Qui il sito di Bar Papà

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Programma Fiera dei Papà

Ma quindi a questa fiera dei Papà che si farà?
Un sacco di cose!
Dai una occhiata al programma, si parte alle 15.30.
Ci sarai?
Mi aiuti a spargere voce?

Tutto il programma lo trovi su http://www.barpapa.it

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Auguri Papà

Diventare padri non completa.
Non è tutto foto di piedini e manine.
Non è favole e ninne subito.
Diventare padre ti mette davanti ad un baratro, dove non puoi più tornare indietro e puoi solo fare un salto per avanzare.
Quando sei padre non dormi più, pensi al lavoro per dare un futuro a tua figlia e a tua moglie.
Ma se lavori troppo poi non sei a casa per stare con tua figlia e con tua moglie.
E allora cerchi di lavorare di notte, mentre la bimba piange e non vuoi far svegliare tua moglie perchè finalmente dorme dopo mesi e fai i piatti con un filo di acqua calda così nessuno si sveglia.
Diventare padri è la cosa più difficile del mondo.
Ed è la botta di culo più grande che ti possa capitare.
Perchè capisci che quel burrone è solo una striscia di terra e che se stringi la mano della tua famiglia puoi superare ogni ostacolo.
Dobbiamo solo ricordarci che non siamo soli.
Non lo siamo mai.
Auguri papà, per tutti i papà.

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Richiesta di aiuto

Ciao a tutti,
ho da farvi un appello per un progetto che sto seguendo da un anno e che vedrà uno dei suoi traguardi il 24 marzo 2019 a Roma.
Come forse sapete ho scritto un libro che si chiama Bar Papà – storie maschie corrette al latte, una raccolta di 20 storie di 20 padri diversi che raccontano la paternità dal loro punto di vista.
Il libro è solo la punta di un progetto più grande che si svilupperà nella Prima Fiera dei Papà, una fiera con tanti eventi e ospiti che si terrà appunto il 24 marzo al locale I Pini Spettinati.
Tutto il ricavato del libro e del progetto andrà in beneficenza per aprire e mantenere uno sportello giuridico/psicologico per aiutare i papà divorziati o in difficoltà.
Tanti sponsor si stanno muovendo per aderire alla causa, tanti amici e tanti sconosciuti.
Ma ho bisogno di una mano.
MI servono persone di richiamo, mi serve pubblicità e mi servono sponsor.
Basta poco: se conosci uno sponsor potenzialmente interessato, mandagli il link www.barpapa.it o digli di contattarmi.
Se conosci un papà famoso che può venire a fare una chiacchierata con noi quel giorno, fagli leggere il progetto e dagli i miei contatti.
Se scrivi su una rivista, conosci qualcuno che lo fa, o hai contatti per radio o tv, fammelo sapere, magari riusciamo ad organizzare un passaggio pubblicitario o una piccola intervista.
Se non hai niente di tutto questo, ma vuoi aiutarmi lo stesso, ti va di condividere questo post? Magari qualcuno dei tuoi contatti ha quel che cerco.

Faccio tutto questo perchè ci credo veramente, perchè per me è un grande progetto e perchè voglio realmente aiutare chi ne ha bisogno.
Se ti va, aiutami ad aiutare.

Buon natale!

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La magia del natale

Me lo ricordo benissimo il giorno in cui ho scoperto che babbo Natale non esisteva.
Avevo 7 anni, ero a casa dei miei genitori il 24 sera quando mio padre fa un cenno a mia sorella più grande.
Lei mi prende e mi porta in camera con una scusa qualunque, ma la cosa non mi tornava. Non ci credeva troppo neanche lei a quella scusa e non sapeva come distrarmi.
Sento muoversi qualcosa in soggiorno, voglio uscire dalla stanza.
Apro la porta e vedo i pacchi sotto l’albero, ma papà è ancora troppo vicino per far finta che sia tutta una magia.
Gli chiedo: babbo Natale sei tu?
Risponde un pò imbarazzato: si.
Me lo ricordo bene il momento in cui la magia ha lasciato il posto alla realtà.
Ma mi ricordo ancora meglio di un Natale, avevo 5 anni e ad un certo punto durante la cena sentiamo un rumore dalla stanza di mia nonna.
La finestra si spalanca, forse per il vento, non so.
Andiamo a vedere di corsa con mamma e in alto nel cielo passa un aereo basso, ma che per l’euforia scambiamo per la slitta di babbo Natale.
Ci stringiamo forte con mia sorella e andiamo a dirlo a nostro padre che era rimasto a tavola.
Sorpresa: sotto l’albero c’erano tanti pacchi regalo e mio padre era molto lontano, così da poter far finta che fosse tutta una magia.
Domani sarà il terzo Natale di Selina, il primo in cui può credere ancora.
Domani sera metteremo insieme il latte con i biscotti davanti al caminetto, la paglia per le renne e aspetteremo davanti alla finestra per vedere se qualcosa si muove.
Poi il 25 mattina, di corsa, andremo a controllare se il dono è stato gradito e troveremo delle impronte a terra.
Una scia di neve la porterà verso il giardino, dove ci sarà un cappello appeso all’albero e subito dietro un sacco enorme con tutti i suoi regali.
Non so se le farà piacere, se capirà il gioco o se farà finta di crederci.
Spero solo di poterle dare il senso della magia, regalarle un sogno e donarle la speranza che tutto può accadere.
Anche che arrivi babbo Natale.
auguri a tutti.

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La cameretta

Abbiamo fatto la cameretta a Selina.
Ci gioca tantissimo, le piace stare li a disegnare e cucinare per finta.
Prima passo davanti alla sua porta e la sento parlare.
Apro piano e guardo dentro.
La vedo parlare con wasabi, il suo orsacchiotto preferito.
Lui è seduto, lei è in piedi.
“Dobbiamo scrivere nella lettera i regali. Ora scriviamo che papà non va mai più a lavoro e resta sempre con noi, va bene?”
Sono le cose più piccole che ci colpiscono di più.
Sto piangendo senza sosta.
E vorrei solo stringerla forte per dirle che papà c’è sempre.

 

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I complimenti

Secondo uno studio americano, siamo più propensi a fare critiche che a donare complimenti.
Quando un servizio va bene, diamo per scontato il fatto che sia così. Quando un servizio non funziona scriviamo subito una nota negativa.
Se un ristorante è buono ce lo teniamo per noi, se non ci è piaciuto subito a scriverlo su tripadvisor.
Stamattina ho portato Selina all’asilo ed entrando nella stanza ho sentito un bambino piangere disperato.
Era in braccio alla maestra ma voleva fortemente la mamma.
Selina mi guarda e mi dice:
“Perché piange?”
“Amore non lo so. Forse gli manca la mamma. Senti perché non vai li e gli fai una carezza?”
Fa cenno di no con la testa e si nasconde dietro di me.
Mi inginocchio per guardarla negli occhi e le dico: “quando tu sei triste e piangi, se ti faccio una carezza tu stai meglio?”
“Si”
“E allora non vuoi far stare meglio il tuo amico?”
Lei mi guarda, si toglie il cappello e me lo da in mano.
Si avvicina al bambino e gli dice:
“Non riesci a fermare le lacrime che cadono, vero?”
Lui fa cenno di no con la testa.
“Non fa niente, un pochino si può piangere. Ma poi papà torna.”
Lei si avvicina e gli da uno schiaffo sul braccio, che io ho interpretato come un eccesso di carezza.
Poi corre verso di me, mi da un bacio e va a giocare con gli altri.
Ogni giorno diciamo tante parole, molte sono inutili, alcune fanno male, altre possono aiutare.
Fare un complimento non ci costa niente, dire una cosa bella non ci costa niente, dare una carezza (non troppo eccessiva) non ci costa niente.
Ma chi la riceve ha guadagnato un regalo infinito.
Anche senza babbo natale.

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L’alieno

Mettiamo caso che vi svegliate una mattina completamente nudi su un tavolo, con intorno luci sparate, suoni assurdi e tanto freddo.
Mettiamo caso che intorno a voi ci siano alieni che ovviamente non parlano la nostra lingua e che continuano a indicarvi facendo suoni strani.
E infine mettiamo caso che i vostri arti non rispondano più ai comandi che conoscete e non riuscite a muovervi.
Che fareste?
Piangereste?
Bene, questo è quello che accade ad un bambino appena nato, che ha come unico strumento il pianto per comunicare con esseri alieni che lo circondano e gli fanno fare cose assurde.
Lasciar piangere un bambino perché altrimenti “prende il vizio” è aberrante.
Lasciarlo piangere perché altrimenti poi ogni volta che piange lo devi prendere in braccio è agghiacciante.
Un bambino ha bisogno di un filtro con il mondo.
Non possiamo pensarlo già adulto.
Ci sarà tempo per crescere.
Prenderà la patente, andrà all’università, lavorerà e fidatevi, perderà il vizio di starvi in braccio.
Gli state donando il coraggio di avere un porto sicuro. La forza di staccarsi sapendo di avere una protezione.
Il sapere che anche se il mondo è brutto ho un abbraccio dentro cui piangere.

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Quanto sei bono

Da quando è nata, con Selina abbiamo un rapporto molto pomicioso.
Ci baciamo sempre ed ogni occasione è buona per farci le coccole.
Credo che il contatto sia fondamentale per la crescita di un bambino e che il pudore arriverà, ma fino a quel momento mi godo la naturalezza e la purezza di tutti i nostri piccoli gesti.
L’altro giorno ero a passeggio con lei mano nella mano.
Ad un certo punto mi sussurra:
“Papà, devo dirti una cosa”
E si mette un dito davanti la bocca.
Io mi inginocchio e la guardo negli occhi.
“Quanto sei bono!”
E mi stampa un bacio infinito sulla bocca!
Per me la vita poteva finire qui, avevo raggiunto l’infinito e oltre.
Ci stacchiamo e lei sorride e a me si scioglie il cuore.
Solo che sento una presenza dietro di me.
Mi giro e ci sono due signore sulla panchina che ci guardano.
Parlottano tra di loro e fanno evidenti cenni di no con la testa.
Mi guardo intorno per capire se sono io l’oggetto della discussione.
Siamo soli.
Direi di si.
Mi avvicino e chiedo: “Scusi, c’è qualche problema?”
Le signore avvampano, come succede sempre a chi è forte quando gli altri non vedono.
Faccio per andarmene.
“Non si dovrebbero fare queste cose in mezzo alla strada”.
Mi fermo.
“In che senso, scusi?”
“Niente. Niente.”
“Non dovrei baciare mia figlia in pubblico? E perchè?”
“I figli si baciano di notte. E poi lei è il papà.”
“Quindi solo le mamme baciano?”
Farfugliano qualcosa.
Decido di andarmene, prima di diventare volgare.
“Papà che succede?”
“Niente amore, purtroppo devi sapere che ci sono delle persone tristi, che vedono tutto scuro e che non vogliono che gli altri siano felici”
“Perchè?”
“Perchè è più facile essere tristi”
“E noi dobbiamo essere tristi?”
“No amore, noi siamo forti. E poi c’è papà, non puoi essere triste”
“Quanto sei bono”
E mi da un altro bacio.
 
Perchè nel 2018 dobbiamo ancora sentire questi commenti?
Perchè se devo portare mia figlia in bagno, quello per i bambini lo trovo solo nel bagno delle donne?
Perchè si lotta per la parità dei diritti in tutte le forme e quando invece si tratta di essere genitori, noi padri siamo “meno”?
L’affetto è fondamentale per la vita, ed è in questa prima fase che si impara a stare con gli altri, a voler bene e ad avere un buon rapporto con il fisico.
Non lesinate abbracci, non vi fate condizionare dagli altri, da quello che dirà la gente.
La gente dirà di aver visto un uomo che baciava un bambino.
Io dirò di aver visto un padre innamorato, che bacia una figlia innamorata del padre.